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Singapore, Verstappen non frena ma Vettel non pensa: i motivi del suicidio Ferrari

Che disastro. Singapore ha un conto aperto con le ambizioni mondiali della Ferrari. Doveva essere una notte tutta rossa, si è trasformata nella notte delle streghe. Sembra quasi che Marina Bay sia il luogo deputato per inabissarsi. Vettel, Raikkonen, Verstappen. Di chi è la colpa? Mia, tua, sua, nostra? Sebastian Vettel, ha chiuso Verstappen. Verstappen ha chiuso Raikkonen. Raikkonen poteva evitare di tirare la staccata. Sembra una discussione da tamponamento a catena in tangenziale. É la dinamica di un incidente di gara destinato a riscrivere la storia di questo Mondiale.

Non è vero, ma ci credo

Tanta sfortuna, ma la Ferrari, specialmente Vettel, un po’ se la va anche a cercare. É anche vero però che Verstappen, benedetto ragazzo, finisce in prima pagina più per gli incidenti che per i podi. Vettel parte peggio rispetto all’olandese e Raikkonen e poi si accentra. Verstappen vede il primo posto dopo la prima curva, figuriamoci se si ferma. Il finlandese, che parte meglio di tutti, ed è l’unico che non imposta traiettorie discutibili, si ritrova coinvolto, suo malgrado nell’incidente. In tre, di lì, non ci passa. E allora forse ha esagerato il numero 5…

La mosse di Vettel si può fare, ma non è oculata

La voglia di vincere con la Ferrari sta rendendo Vettel vulnerabile? Chimasi “emotività di partenza”. Il tedesco non ha avuto la necessaria freddezza nel gestire il momento. Era consapevole di avere una grande chance. Una partenza aggressiva, anche troppo. Nel momento in cui ti giochi il mondiale, nella consapevolezza in cui si parte male, è il caso di fermarsi, in tutti i sensi, a pensare. Meglio lasciarsi sfilare e giocarsela, piuttosto che andare all’ok corral con un toro indemoniato, ma anche e sopratutto Hamilton. Sarebbe stato più logico contestualizzare il momento. E lasciar correre, in tutti i sensi. Vettel si è mosso secondo regolamento, ma gli è mancato il sangue freddo. Se avesse lasciato sfilare i due probabilmente ci avrebbe pensato il…muretto pronto ad abbracciare l’ennesima manovra spericolata dell’olandese.

Vertsappen, questa volta può far poco

Premesso che Verstappen deve comunque imparare le buone maniere, in pista e fuori, questa volta la sensazione è che sia meno colpevole del solito. Chiedergli di frenare, considerando il soggetto e con l’“aggravante” che  intravede la possibilità di ritrovarsi in testa dopo la curva 1, è un esercizio di ottimismo esagerato. Certo, avesse avuto maggior senso di responsabilità, avrebbe continuato la propria gara e centrare un podio che comunque gli sarebbe servito. Il ragazzo ha più ritiri che piazzamenti ma si è comunque ritrovato in mezzo fra chi è partito male come lui e lo ha stretto e chi è partito meglio di lui. Verstappen può anche accampare qualche ragione, ma il silenzio è comunque d’oro: non è la prima volta che la sua gara si interrompe dopo qualche centinaio di metri. Premesso ciò, la fama di “cattivo” che lo precede e il tifo Ferrari possono condizionarne il giudizio. Le immagini parlano chiaro. É messo in mezzo a un sandwich rosso, creato dalla scelta di Vettel. Legittimata dal regolamento, ma evidentemente avventata.

Redazione
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