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Silvio Piola, il più grande marcatore italiano che non vinse mai lo scudetto

Silvio Piola, il più grande marcatore italiano che non vinse mai lo scudetto

Il 4 ottobre 1996 ci lasciava Silvio Piola, simbolo del calcio italiano e primo nella classifica dei calciatori più prolifici della serie A. Per celebrarlo vi raccontiamo la sua storia, scandita da ciò che gli riusciva meglio: fare gol.

Le pagine della storia del football, si sa, sono ricche di increspature, di grandi nomi che non sono riusciti a porre la propria firma sui trofei più ambiti. Silvio Piola è uno di questi. Massimo marcatore del calcio italiano di ogni tempo, 274 reti in Serie A (290 contando le 16 reti in Divisione Nazionale 1945-1946) e detentore di diversi record, non ebbe mai la gioia di vincere uno scudetto.

Nato a Robbio nel 1913, esordì in Seria A a 16 anni con la Pro Vercelli, il 16 febbraio 1930, contro il Bologna. La partita finì 2-2 e fu autore di un assist. In estate, segnò le prime due reti in amichevole contro il Red Star FC di Parigi. Tra i titolari per la stagione 1930-1931, siglò il suo primo goal ufficiale il 2 novembre 1930, contro la Lazio. Concluse la sua prima stagione con 13 reti all’attivo.

Nel 1931 stabilì tre record tuttora imbattuti, realizzando una doppietta e una tripletta a 17 anni e poi un poker a 18 anni, precisamente il 22 novembre 1931, in Alessandria-Pro Vercelli 4- 5. Questa partita gli valse l’onore delle cronache in quanto era la prima volta che un giocatore segnava 4 reti in un’unica gara fuori casa.

Nei campionati 1931-1932 e 1932-1933 mise a referto rispettivamente 12 e 11 reti, ottenendo le prime convocazioni in Nazionale B (esordio con doppietta a Novara il 2 aprile 1933 in Italia B- Svizzera B 5-0) e l’interessamento di diverse squadre di alta classifica. Nell’estate del 1933 la Pro Vercelli, oramai non più compagine di vertice, rifiutò di cederlo, arrivando allo scontro con il calciatore. Il compromesso si ottenne solo garantendo a Piola la cessione per l’anno successivo all’Ambrosiana-Inter, dove avrebbe fatto coppia con Meazza.

Il 29 ottobre 1933 segnò 6 reti nella vittoria della Pro contro la Fiorentina (7-2), concludendo quella stagione con 15 centri totali. Lasciata la società piemontese, l’attaccante andò alla Lazio per oltre 200mila lire, nonostante fosse fortemente restio ad accettare tale destinazione. La trattativa fu fortemente condizionata dai gerarchi del regime fascista che ne influenzarono l’esito scoraggiando le altre pretendenti, tra cui Ambrosiana-Inter, Torino e Napoli.

Esordì il 30 settembre con un goal in Lazio-Livorno 6-1. Nelle prime due stagioni l’ambiziosa Lazio deluse le aspettative, ottenendo solo un quinto e un settimo posto, nonostante le 21 reti (1934-1935) e le 19 reti (1935-1936) di Piola, che non fu convocato per i Mondiali del 1934. Il debutto in Nazionale maggiore avvenne nella partita valevole per la Coppa Internazionale 1933- 1935 del 24 marzo 1935 al Prater di Vienna contro il Wunderteam austriaco. Chiamato all’ultimo per sostituire l’infortunato Meazza, siglò le due reti decisive per la prima vittoria italiana in Austria.

Grazie ad ulteriori innesti di rilievo (Riccardi, Busani, Camolese e Costa) la Lazio entrò nel novero delle candidate allo scudetto 1936-1937. Pur laureandosi campione d’inverno chiuse il campionato seconda, dietro al Bologna. Silvio Piola, capitano della formazione capitolina, vinse per la prima volta il titolo di capocannoniere con 21 reti. Contribuì inoltre con 10 goal al secondo posto dei biancocelesti in Coppa dell’Europa Centrale, sconfitti in finale dagli ungheresi del Ferencvárosi TC sia a Budapest (4-2) sia a Roma (4-5).

Dalla stagione 1937-1938 la Lazio perse competitività e Silvio Piola, uno dei migliori giocatori nel vincente Mondiale del 1938 (5 reti) con la Nazionale italiana, andò incontro ad un drastico calo di rendimento in Seria A dovuto anche al suo arretramento a mezzala. L’attaccante passò così dai 15 goal della stagione 1937-1938 alle 9 reti sia nel campionato 1938-1939 che nel 1939-1940.

Il disastroso andamento del campionato 1940-1941 vide i biancocelesti invischiati in piena lotta retrocessione. L’apporto di Silvio Piola, con le sue 10 reti, tra cui la doppietta nell’epico derby del 16 marzo 1941 finito 2-0, fu decisivo ai fini della salvezza. Ripresa la vena realizzativa con 18 centri nella stagione 1941-1942, concluse la sua esperienza capitolina vincendo la classifica cannonieri per la seconda volta nel 1942-1943 (21 reti in 22 incontri).

Durante gli anni bui della Seconda guerra mondiale Silvio Piola tornò in Piemonte tra le file del Torino FIAT disputando il Campionato Alta Italia. Giocò insieme a Gabetto, Loik e Mazzola, con all’attivo 27 reti in 23 partite. Tuttavia, il titolo andò a sorpresa ai VV.FF. Spezia che vinsero lo scontro diretto 2-1. Chiesta alla Lazio la cessione definitiva, l’attaccante venne acquistato dalla Juventus con la quale disputò la Divisione Nazionale 1945-1946 e la Seria A 1946-1947. I bianconeri ottennero un terzo e un secondo posto dietro al Grande Torino e Piola perse le sue ultime possibilità di vincere il campionato.

Nel 1947 l’ormai trentaquattrenne attaccante si trasferì al Novara in Serie B, portando immediatamente la squadra alla promozione. Militò negli azzurri piemontesi per altre sei stagioni in Serie A, segnando complessivamente 70 reti. L’ultimo goal risale al 7 febbraio 1954, contro il Milan, mentre l’ultima partita disputata è Novara-Atalanta 0-4 del 7 marzo 1954.

Fu la fine della lunga carriera di un giocatore straordinario in grado di segnare con costanza disarmante in ogni modo, di destro, di sinistro, di testa, in fantastiche acrobazie, ma che ebbe sempre quel grande rimpianto di non aver mai vinto il tanto desiderato scudetto.

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