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Shawn Kemp, un potenziale MVP con la testa sbagliata nella Nba degli anni Novanta

Shawn Kemp, un potenziale MVP con la testa sbagliata nella Nba degli anni Novanta

Spesso e volentieri tanti addetti ai lavori sottolineano quanto sia importante l’aspetto mentale nella carriera di un giocatore. La sua intelligenza, non solo sul campo, ma anche nel riuscire a gestirsi all’esterno rispetto al parquet. È un pregio dei grandi campioni come LeBron James, che sta trascinando i suoi Lakers alla vittoria dell’anello, trovandosi in finale contro i Miami Heat.
Chi ama le scommesse sportive sulla Nba, tra l’altro, può trovare tanti casino nuovi che consentono di piazzare puntate in modo facile e veloce. Attenzione, però, all’aspetto della sicurezza, verificando che abbiano sempre ottenuto la certificazione AAMS o ADM per operare legalmente sul mercato italiano.

In Nba non ci si deve girare intorno: il mondo in cui ci si confronta quotidianamente, esternamente rispetto a partite e ad allenamenti è davvero dorato. Gli stipendi sono altissimi e c’è davvero il rischio di buttare all’aria quelle cifre incredibili in pochi minuti. Come? Affidandosi alle persone sbagliate. Eppure, la gestione di un giocatore attiene anche a questo, così come alla capacità di essere concentrato in campo. Tanti appassionati la domanda se la sono posta: cosa avrebbe mai potuto diventare Shawn Kemp se fosse cresciuto sotto l’aspetto mentale?

I devastanti anni al college

Il nome di Shawn Kemp comincia a diffondersi fin da quando frequenta la High School ad Elkhart. Record di punti? Bazzecole, dato che l’ex Supersonics riesce a trasformare in oro tutto ciò che tocca, battendo primati in ogni voce statistica. Al McDonald’s All American ci mette ben poco per farsi notare dagli scout, segnando 18 punti e giocando in coppia con Alonzo Mourning.

In men che non si dica, il nome di Shawn Kemp è sulla bocca di tutti i college. Lo vogliono tutti, compresa Kentucky, con cui però fallisce il test attitudinale scolastico, per cui dovrà saltare l’anno da freshman. Con una mossa decisamente a sorpresa, nonostante tutto, Kemp decide allora di rimanere a Lexington. Niente basket al college? Shawn ci ha messo solo tre settimane per farsi cacciare, tra furti di catene d’oro e vendita di marijuana per raggranellare pochi spicci.

Arriva al Draft del 1989, diventando uno dei primi giocatori a fare il tanto discusso salto dalla High School alla Nba. Viene scelto da Seattle alla numero 17, ben consapevoli dei suoi problemi caratteriali, ma altrettanto convinti di avere appena preso un giocatore dal potenziale infinito. Impossibile non notare l’atletismo e l’esplosività di questo ragazzo, che continua a migliorare, anche grazie a un contesto ricco di grandi giocatori, e diventa sempre più competitivo, ma anche sempre più instabile.

Se in campo è una furia e prende parte più volte pure alla gara delle schiacciate durante vari All Star Game, fuori dal parquet i problemi continuano a perseguitarlo, fino ad esplodere letteralmente dopo il suo addio a Seattle, rea di non averlo pagato quanto meritava, a suo dire. Lo scambio lo vede finire ai Cavs, ma la vita privata è devastante.

Sette figli riconosciuti e chissà quanti altri…

Nel 1998 ha avuto sette figli da sette donne differenti, più tanti altri che non sono stati riconosciuti diffusi qua e là per gli Stati Uniti, come se fossero figurine di un collezionista nemmeno troppo interessato. Al training camp post-lockdown del 1998 arriva con 20 chili in più, navigando a vista tra problemi legati alla dipendenza dalla droga e dall’alcol.

Il 1999 è l’ultima stagione cestistica seria, perché “The Reignman”, questo il suo nickname, arriva ai Blazers, ma termina il campionato ricoverato in rehab per colpa dei continui eccessi con cocaina e marijuana. Poi tanti tentativi di tornare a giocare, tutti sotterrati dalla sua vita spericolata, tra possesso illegale di arma da fuoco, perquisizioni e arresti.

 

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