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Sette maratone in sette continenti in sette giorni? Impresa compiuta con tempi disumani

Esser sportivi di alto livello significa soprattutto avere la competizione nel sangue. Tuttavia, un conto è avere la competizione nel sangue, un conto è avere fame di record. Una fame di record che negli ultimi anni è stata ben rappresentata dall’atletica leggera, soprattutto sotto le vesti del fulmine giamaicano Usain Bolt. Ma è umano riuscire a correre sette maratone in sette continenti diversi (ebbene sì, Antartide incluso) in sette giorni consecutivi all’interno della stessa settimana? Di primo impatto la risposta sarebbe no, ma un gruppo di 24 maratoneti ha partecipato a quella che è stata definita 2017 . Con risultati sorprendenti.

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Un giro intorno al mondo lungo una settimana che è cominciato lunedì scorso in Antartide allo Union Glacer Camp, proseguito poi a Punta Arenas in Cile, Miami negli USA, Madrid in Spagna, Marrakech in Marocco, Dubai negli Emirati Arabi e Sydney in Australia. Inoltre, con uno sbalzo termico di circa 50 °C tra le minime del Frozen Continent e le massime degli Emirati. Questo folle viaggio si è concluso domenica ed ha visto trionfare il maratoneta americano Michael Wardian con un altrettanto folle tempo medio di 02:45:56, autore di conseguenza anche del nuovo record del mondo avendo superato il precedente timing di 03:32:25. Giusto per fare un confronto, alle recenti Olimpiadi di Rio de Janeiro il keniota Eliud Kipchoge si è aggiudicato la gara delle gare con un tempo di 02:08:44, ovvero solamente 37 minuti in meno. Il suo miglior tempo è stato registrato in Florida (02:37:56), quindi solamente 29 minuti in meno del keniota in terra brasiliana ma con la bellezza di due maratone in più sulle spalle, di cui una in Antartide. Ma chi certifica che il tragitto fosse veramente lungo quanto quello di una regolare maratona? Non una persona a caso, si potrebbe dire. È stato infatti invitato per l’occasione Dave Cundy, ovvero il vicepresidente dell’AIMS, ovvero l’Association of International Marathons and Distance Races. Protagonista, tra le altre cose, delle misurazioni del tracciato delle maratone ai Giochi Olimpici di Sidney 2000 e Pechino 2008.

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Il buon Wardian, nato nella città di Mergantown, in West Virginia, è un veterano di quelle che vengono comunemente definite ultramaratone, ovvero gare di corsa la cui distanza da completare sia superiore a quella delle maratone, precisamente di 42,2 km. Tra i suoi successi il corridore può vantare infatti tre vittorie consecutive nella 100 km americana tra il 2008 ed il 2010, nonché la 100 km “a stelle e strisce” sempre nel 2008. La critica gli ha spesso consigliato, per così dire, di concentrarsi su meno gare per spingerlo a dimostrare il suo grandissimo potenziale nelle maratone. «Potrei controbattere affermando che se ti fai male non hai invece alcuna possibilità di correre», rispose nel 2009. Uno spirito libero il suo, come testimoniato dal prosieguo delle sue dichiarazioni di allora: «Ci sono così tante opportunità là fuori ed io amo sia vedere cosa sono in grado di fare sia mettermi alla prova».

La distanza tra Wardian e la seconda posizione consta di un tempo di 00:22:40, il che rende l’impresa dell’americano unica nel suo genere. Esclusi il cinese Yadi Guan ed il canadese Jonathon Fischer, i quali non sono riusciti a partecipare oppure a concludere tutte e sette le gare, i restanti 22 atleti sono riusciti in questa folle impresa. Secondo nella classifica generale è il ceco Petr Vabroušek, sul gradino più basso del podio invece l’inglese Luke Wigman. Quinto in classifica, invece, l’atleta americano Ryan Hall, ritiratosi dall’attività agonistica esattamente un anno fa. Considerato dalla critica come uno dei più grandi long-distance runner della storia della disciplina negli States, detiene ancora il record nazionale sulla mezza maratona (59:43) essendo stato l’unico atleta “a stelle e strisce” in grado di sfondare il muro della singola ora di tempo. Non solo. Ha conquistato anche il settimo posto alla Maratona di Londra nel 2007 e la decima posizione alla Maratona Olimpica di Pechino. «Non ho mai avuto la possibilità di correre una gara d’addio», ha dichiarato Hall dieci giorni prima della Marathon Challenge al sito sportivo americano Runner’s World. «Mi sono approcciato allo sport partecipando ad una gara intorno al Big Bear Leake», continuava l’ex corridore, «quindi adesso andrò a modo mio con un’epica corsa intorno al mondo».

Fin dove possono spingersi i limiti umani? Nessuno può dirlo. Non ci resta quindi che aspettare la prossima edizione di questa folle corsa intorno al mondo.

 

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