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Serie A, “premio” paracadute: quando retrocedere conviene

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Serie A, “premio” paracadute: quando retrocedere conviene

La stagione di Serie A che sta per concludersi ha ancora qualcosa da dire in merito agli ultimi due posti Champions, a quelli dell’Europa League, e all’ultima squadra che retrocederà.

Proprio quest’ultimo verdetto è sotto alcuni punti di vista il più interessante da seguire, vista la riforma voluta dalla gestione Tavecchio che ha introdotto il bonus paracadute per i club che arretrano in cadetteria.

Nel caso specifico, Genoa, Fiorentina ed Empoli (le tre squadre a rischio), potrebbero godere di importanti vantaggi economici qualora dovessero affrontare il campionato di B nella prossima stagione, partendo comunque dal presupposto che una retrocessione nuocerebbe gravemente all’umore delle tifoserie e all’immagine delle piazze coinvolte, Firenze su tutte.

La riforma introdotta dalla Lega nella stagione 2015/2016 infatti vuole l’esistenza di un risarcimento per le ultime tre classificate del campionato, che varia a seconda dei risultati dei club nelle ultime stagioni. Questi vengono perciò classificati in tre diverse fasce, in base al numero di campionati di A disputati nella storia recente:

  • Nella fascia A sono inserite le neopromosse che retrocedono dopo aver disputato una sola stagione nella prima serie;
  • Nella fascia B sono presenti le squadre che retrocedono dopo aver militato nel campionato maggiore per due volte negli ultimi tre anni, anche non consecutivamente;
  • Nella fascia C infine sono inclusi tutti quei club che arretrano in cadetteria e che hanno partecipato alla Serie A per almeno tre volte negli ultimi quattro anni, anche non consecutivamente.

Perciò, vengono attribuiti 10 milioni di euro alle società di fascia A, 15 alla fascia B e addirittura 25 alle società di fascia C.

Il Chievo, già retrocesso, ha perciò beneficiato del rimborso più ampio, mentre al Frosinone è toccato “accontentarsi” di quello più economico. Qualora dovesse retrocedere, l’Empoli entrerebbe nella fascia intermedia e riceverebbe di conseguenza 15 milioni, mentre 25 spetterebbero eventualmente sia al Genoa che alla Fiorentina.

Sicuramente, l’idea alla base del bonus paracadute è anche quella di evitare ingenti perdite alle squadre che si ritrovano ad affrontare il campionato di B, subendo i conseguenti danni d’immagini e senza poter contare sugli importanti ricavi dei diritti televisivi, presenti invece nel campionato maggiore.

Il rimborso però appare molto funzionale anche per tutti quei club la cui ultima stagione è stata fallimentare e perciò costretti a non potersi avvalere di grandi plusvalenze per sanare il bilancio, dovendo al contrario rifondare interamente la rosa (con l’aggiunta nella maggior parte dei casi di un nuovo allenatore ed un nuovo d.s.) e costruire un nuovo ciclo.

E’ il caso del Chievo Verona che, retrocesso con ampio anticipo rispetto alla fine del campionato grazie anche alla penalizzazione per falso in bilancio, ha sicuramente avuto tempo e modo di organizzare la prossima annata di cadetteria con il grande contributo del paracadute, che lo proietta quindi tra le favoritissime a tornare a calcare i campi della Serie A.

Non ci sarebbe perciò da stupirsi troppo se al termine di questa stagione, o di quelle future, le squadre in lotta per la salvezza decidessero di “accontentarsi” di trascorrere un anno di rodaggio in Serie B, edificando solide fondamenta per le annate che verranno, a base di plusvalenze e successi sportivi.

Altro elemento molto paradossale della riforma è che tra i suoi principali sostenitori ci fosse il “solito” Zamparini, all’epoca dei fatti presidente del Palermo e coinvolto in molti provvedimenti più ambigui del calcio italiano, tanto da essere costantemente sotto i riflettori della giustizia penale.

Probabilmente quindi, il paracadute è una delle trasformazioni più pericolose della storia recente della Serie A, in quanto esso snatura profondamente il significato delle vittorie e quello delle sconfitte, rendendo quasi insignificante l’assunto che vincere sia meglio che perdere.

Perché in fin dei conti, di quello che diceva De Coubertin non è mai importato a nessuno.

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