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Serie A noiosa? Per fortuna c’è la B

Se chiedessimo ai calciofili italiani quello che più desiderano per il nostro campionato di Serie A forse ci risponderebbero che vorrebbero delle sorprese e probabilmente rivedere dei campionati competitivi nei quali ci sia spazio per una sana alternanza in vetta e una lotta salvezza che duri di più di tre o quattro mesi. Questo perché la realtà è ben diversa e ci parla di uno stradominio incontrastato da parte della Juventus. La nostra Serie A ormai è noiosa sia in vetta che in coda. Chi prova a proporsi come anti Juve alla fine ne esce sempre con le ossa rotte.

E allora, per vedere un campionato più competitivo e sorprendente si rivolge l’attenzione all’estero, magari sulla Premier e sulla favola del Leicester e di Sir Claudio Ranieri, che oggi purtroppo paga fin troppo cara la fenomenale cavalcata delle scorsa stagione. Ma l’imprevedibilità non è un’esclusiva degli inglesi perché basta osservare l’andamento della nostra Serie B per accorgerci che in questa categoria le sorprese proprio non mancano.

L’ultimo campionato di B che ha avuto un esito “scolastico” è stato quello segnato proprio dalla storica presenza della Juventus che, nonostante fosse un pesce fuor d’acqua in cadetteria, è riuscita a domare senza grossi problemi il folto gruppo di squadre che gli avrebbero volentieri fatto uno scherzetto. In quella stagione la Juventus arrivò prima con il Napoli secondo e il Genoa terzo, promosso direttamente per il distacco punti. Era il 2006/2007 e da quel momento in Serie B ci sono spesso stati exploit inaspettati.

Nel 2007/2008 fu il Pisa che, da neopromossa, raggiunse la finale playoff perdendola con il Lecce. Nel 2010/2011 fece ancora meglio il Novara che si rese protagonista di una doppia promozione, passando dalla Lega Pro alla B e poi, battendo il Padova in finale playoff, dalla Serie B alla Serie A. Nel 2011/2012 fu il Varese, promossa dalla Lega Pro un paio di stagioni prima, a rappresentare la sorpresa, con il raggiungimento della finale playoff persa con una big come la Sampdoria.

E’ datata 2012/2013 la storica promozione in Serie A del Sassuolo, non proprio una “piazza” tradizionale del nostro calcio. Ma se in altri casi si può parlare di sorpresa inaspettata, per quanto riguarda il Sassuolo la proprietà del presidente Squinzi ha determinato la solida certezza di un futuro brillante e ambizioso.

Nella stagione successiva ci si è divertiti ancora di più, perché a sorprendere tutti è stato il Latina, una squadra che solo pochi anni prima giocava nelle categorie dilettantistiche e che, promossa dalla Lega Pro, si è classificata terza raggiungendo la finale playoff, poi persa contro il Cesena. L’exploit del Latina è stato il preludio per quanto accaduto nella stagione 2014/2015, quella delle  polemiche per le intercettazioni del presidente Lotito che si esprimeva negativamente di fronte alla possibilità di vedere in Serie A squadre come Carpi e Frosinone. Questa possibilità è poi divenuta realtà perché per entrambe è arrivata la prima storica promozione in Serie A che, soprattutto per i canarini ciociari, è stata la seconda in due anni, perché anche loro come, in precedenza il Novara, erano stati promossi in B nella stagione precedente.

Nell’ultima stagione la sorpresa è stata senza dubbio il Crotone che, arrivato secondo in classifica, ha raggiunto una storica promozione in Serie A, frutto di un lavoro intelligente e graduale da parte del presidente Vrenna e del direttore Ursino, protagonisti di una serie di promozioni che li hanno portati negli anni dal dilettantismo alla massima serie. Altra sorpresa di stagione è stata il Trapani, che si è fermata in finale playoff contro il Pescara, ma che ha riproposto al grande pubblico un allenatore capace e colorito come Serse Cosmi. Purtroppo per lui l’imprevedibilità della Serie B lo ha portato ad un esonero nella stagione in corso a causa di un ultimo posto che in Sicilia non si aspettava nessuno.

Ulteriore conferma di quanto il secondo campionato nazionale sia di difficile lettura e previsione, arriva dalla classifica attuale, dove emergono tutte le neopromosse (Benevento, Cittadella e Spal) e, invece, faticano molte delle favorite. Bari docet.

Quello che emerge è che il nostro calcio ha subito un graduale impoverimento tecnico che ha livellato significativamente i valori globali delle squadre. Questo, in Serie B, si traduce in una esaltazione delle idee e della competenza nella gestione tecnica rispetto ai grandi budget. Senz’altro questo è un aspetto positivo per tutto il movimento perché permette di mettere in mostra giocatori che, probabilmente, non sarebbero stati presi in considerazione per la categoria qualche anno prima. Prendiamo l’esempio di Kevin Lasagna. In Serie B, ormai rappresenta un calciatore importante, tant’è che è stato appena acquistato dall’Udinese per 4,5 milioni di euro. Tutti sanno che è stato scoperto tra i dilettanti ma forse in pochi si chiedono cosa avrebbe fatto se non fosse stato acquistato dal Carpi. La domanda sorge spontanea: il Bari o il Verona lo avrebbero acquistato dalla Serie D? Impossibile. In quelle piazze c’è un pubblico che ha fame di “nomi”, ma poi il campo dimostra che, soprattutto ultimamente, i nomi non vengono promossi. Viene promosso chi ha fame, chi ha voglia di lottare e chi pianifica. Per questo, sempre di più, la Serie B sta diventando “il campionato degli italiani”, perché nulla è scontato, ma anche per il gusto di scoprire nuovi giocatori. E chissà, magari qualcuno di questi ce lo troveremo in Serie A dopo qualche anno.

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