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Sergio Santarini ricorda Giuliano Taccola e la Sua Roma

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Sergio Santarini ricorda Giuliano Taccola e la Sua Roma

Avrebbe compiuto oggi 76 anni Giuliano Taccola, l’attaccante della Roma che perse la vita nello spogliatoio dello Stadio di Cagliari al termine della partita (alla quale non partecipò) tra gli isolani e il club giallorosso per problemi di insufficienza cardio-respiratoria a soli 25 anni. Una morte che portò all’apertura di un’inchiesta per determinare le responsabilità in quanto Taccola, a partire dal 1969, aveva palesato un livello di salute carente con febbri continue, ma soprattutto perché dopo l’intervento alle tonsille, gli era stato prescritto un periodo di riposo che non venne rispettato. Il calciatore tornò ad allenarsi anzi tempo (e di questo venne accusato l’allora tecnico Helenio Herrera) e le sue condizioni peggiorarono fino al fatidico giorno di 51 anni fa. Per ricordarlo vi riproponiamo l’intervista di qualche tempo fa ad una leggenda della Roma, Sergio Santarini, suo storico compagno di squadra.

Sergio Santarini per la Roma è stata una bandiera, un campione e uno dei simboli di una Roma che ha costruito le fondamenta di una squadra che arriverà a vincere lo scudetto e a sfiorare la Coppa dei Campioni. Liedholm minacciò le dimissioni al Presidente Anzalone nel caso di una sua cessione. Di lui Paulo Roberto Falcao disse: Se oggi abbiamo vinto lo dobbiamo anche a tutti quelli che hanno iniziato il lavoro con noi tre anni fa. Mi riferisco innanzitutto a Santarini.

Sergio Santarini, dal Rimini all’Inter prima di finire alla Roma. Come è avvenuto il trasferimento?

Io giocavo al Rimini ma durante l’estate il Venezia mi prese in prestito per giocare una amichevole contro il Santos. Nel Santos giocava Pelè e io dovevo marcarlo. Ero giovanissimo ma non lo feci segnare e feci una grandissima prestazione, tutto andò bene. In tribuna c’era Italo Allodi che rimase incantato e l’Inter spese 90 milioni per acquistarmi poche settimane dopo-

E poi il passaggio alla Roma. Come mai lasciò l’Inter?

Fu Herrera a volermi fortemente. Lui nel ’68 firmò per la Roma e mi volle con sé. Ero un suo pupillo, diciamo.

Come descriverebbe la sua esperienza con la Roma quell’anno?

Un’ esperienza un po’ vaga direi (ride n.d.r), sembrava dovessimo prendere il volo da un momento all’altro ma poi non riuscivamo mai a fare quel salto di qualità che l’allenatore voleva. E secondo me, non era stata costruita la squadra che voleva Herrera, troppo difensiva per uno come lui.

Una squadra forte in ogni caso, oltre a lei, c’erano molti campioni

Sì, c’erano molti campioni: Losi, Cordova, Capello

E Giuliano Taccola

Sì e Giuliano, certo.

Che ricordo ha di Giuliano Taccola?

Un bravissimo ragazzo con un carattere estroverso. Gli volevamo bene tutti.

Se dovesse usare un aggettivo, come lo descriverebbe?

Furbo. Sia dentro che fuori dal campo. Come giocatore era l’incubo di ogni difensore, se c’era una palla vagante in area, i difensori dovevano stare all’erta perché Giuliano era letale. Non so a quale giocatore di oggi potrebbe somigliare ma era di una rapidità impressionante.

E poi quel giorno maledetto a Cagliari…

Me lo ricordo benissimo, all’Amsicora c’ero anche io quel giorno. Avevamo pareggiato e Giuliano non aveva giocato perché stava male. Soffriva da tempo di tonsillite e aveva spesso delle febbri altissime, quindi aveva visto la partita dalla tribuna e poi scese negli spogliatoi.

E lì si consumò il fatto, giusto?

Morì davanti ai miei occhi. Entrò nello spogliatoio, io ero sdraiato sul lettino in attesa di un massaggio e lui mi disse: “Sergio, fammi fare un’iniezione, non mi sento bene”. Gliela fecero e dopo avergli iniettato il liquido, morì. Io ho sempre pensato ad uno choc anafilattico.

E’ vero che Herrera  disse le testuali parole: “Ragazzi, Taccola è morto, non possiamo farci nulla, noi dobbiamo pensare alla Coppa Italia”?

Sì, le disse ma allo stesso tempo io credo che lo fece per cercare di distogliere il dolore che provava.

Non riconosce quindi l’identikit che qualcuno ha disegnato di un Herrera estremamente freddo, cinico, distaccato e concentrato esclusivamente sul risultato?

No assolutamente.

Com’era il rapporto tra Giuliano ed Herrera?

Avevano un buonissimo rapporto. Herrera non vedeva l’ora che rientrasse perché lui quell’anno stava andando benissimo, aveva fatto una grande stagione. Ma tra i due correva buon sangue, assolutamente.

E infine, un ricordo sulla sua di esperienza romana, quella di Sergio Santarini che la maglia della Roma l’ha indossata per tredici stagioni, quattro delle quali con la fascia da capitano al braccio. Vittorie, sconfitte e molti allenatori. “Con Herrera e Liedholm un bellissimo rapporto, anche con Giagnoni che mi voleva un gran bene, quasi mi amava (ride n.d.r.), meno bene invece con Scopigno, non ci siamo mai capiti”. E sul rapporto con la Roma dice: “Andai via da Roma nel 1981 e giocai a Catanzaro ma quando la Roma vinse lo scudetto due anni dopo, tornai a Roma per partecipare alla festa scudetto al Circo Massimo, ero felicissimo…”.

Lo scorso anno, a 50 anni dalla sua scomparsa, la Roma, in occasione della partita a Ferrara contro la Spal, indossò una maglia celebrativa dello sfortunato calciatore.

Ciao Giuliano.

1 Comment

  1. Taccola non lo ho mai visto giocare mentre Santarini è stato il primo Capitano che ho ammirato allo stadio Olimpico. Gloria a Lui.

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