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Una serata all’Italian Fighting Championship, la MMA tricolore

Domenica scorsa al Teatro Principe di Milano Italian Fighting Championship, la nuova promotion italiana di arti marziali miste che era stata presentata poche settimane fa a Milano, ha iniziato la sua attività organizzando una bella riunione con 6 match dilettantistici come antipasto e 6 professionistici come piatto forte, Card preliminare e Main Card come si dice nel gergo delle MMA. Ero presente tra il pubblico, in incognito. Avevo pensato in un primo momento di accreditarmi per IGP, ma poi ha prevalso il desiderio di voler assistere dalla tribuna, senza punti di vista particolari, come spesso faccio, ad esempio quando vado nei campi di calcio di provincia per raccontarvi poi che atmosfera vi si respira.


Così una ventina di minuti prima delle 17, orario previsto per l’inizio dei match dei dilettanti, sono entrato al Principe e mi sono cercato una sedia. Innanzitutto è doveroso parlare della location, il Teatro Principe, dove tra il 1950 e il 1956, con qualche coda fino ai primi anni Sessanta, il pugilato italiano, allora tra i primi nel mondo, scrisse pagine importanti. Sotto gli occhi del competente e raffinato pubblico milanese sul ring del teatro combatterono fior di pugili, destinati a diventare campioni a livello internazionale, nomi come Duilio Loi, Guido Mazzinghi, fratello maggiore del più celebre Sandro, e tanti altri sono passati per il Principe, come ci ricorda una serie di fotografie scattate all’epoca ed esposte nella galleria dell’ingresso. L’ultima riunione datava 24 maggio 1963, fino al grande ritorno, dopo una pausa di 51 anni, nel dicembre del 2014.

Naturalmente nella nuova sala ristrutturata in arancione e in nero, in quello che praticamente è lo scantinato di un condominio di Viale Bligny a Milano, ci si è adeguati ai tempi e anche le MMA, nate da venticinque anni, quando già da altrettanto tempo al Principe non si combatteva più,  hanno trovato qui il loro spazio. Le luci e le musiche sono da discoteca, mentre si attende l’inizio degli incontri, che arriverà con una mezz’ora di ritardo sul previsto, ma ci sta. Il pubblico è eterogeneo, in gran parte appassionati a loro volta praticanti o comunque vicini al mondo delle arti marziali. Molte le ragazze, alcune notevoli, ma non mancano anche signore un po’ più mature. E’ un pubblico liquido, che si muove e cambia di posto mentre nella gabbia ottagonale che fa da ring ai marzialisti si susseguono le giovani leve della card dilettantistica, tanta passione, tifo, tecniche probabilmente ancora da raffinare ma lo spettacolo non manca. Per le 19.30 è tutto finito, il tempo di una birra e un panino e alle 20, mentre la sala si riempie del tutto o quasi inizia la parte riservata ai professionisti. L’entusiasmo sale. I match si susseguono, cinque soluzioni prima del limite e tutte al primo round rendono serrati i tempi. L’ultimo incontro, il main event, una volta si sarebbe detto alla francese clou, è più equilibrato e va invece ai punti, la spunterà il barese Francesco Nuzzi per verdetto unanime dei tre giudici su Petru Biclea.

Un’analisi più dettagliata la chiediamo direttamente a chi ha fortemente voluto e reso possibile tutto questo, Alex Dandi, voce per Fox Sport Italia della massima promotion MMA mondiale, l’americana UFC, manager di diversi atleti, ora Presidente di IFC, un passato anche da DJ che a giudicare dalla potente colonna sonora della serata non ha dimenticato:

Dalla conferenza stampa di lancio di Italian Fighting Championship all’evento IFC 1 sono passati esattamente 34 giorni. Ammetto che eravamo un po’ in ansia per quello che sarebbe successo. Non abbiamo mai organizzato un evento in soli 34 giorni. Senza contare che parallelamente abbiamo lavorato al lancio della promotion che ha una sua struttura molto originale ma anche molto complessa, alla registrazione del marchio, al lancio del sito ufficiale ed alle card dei prossimi eventi (10 Marzo e 5 Maggio). Ecco in questo senso siamo molto felici di aver registrato 407 presenze nella serata di domenica 18 Febbraio. Poi c’è spazio per le riflessioni. Si poteva ottenere un sold out (562 per il Teatro Principe) se l’evento fosse stato di sabato e si poteva fare di più anche di domenica con più atleti milanesi o delle zone limitrofe. Abbiamo infatti notato che, ancor più che in passato, il pubblico tende a seguire i singoli atleti con dinamiche da tifoseria e che sempre meno è propenso a seguire l’intero spettacolo. Nuzzi, Biclea, Marchesani, Maso, Galluccio sono tutti atleti validi ma hanno avuto pochissimo supporto dal pubblico, proprio perché non della zona. Al contrario i milanesi Moricca e Pugliesi sono stati i più tifati. Detto questo il risultato è stato soddisfacente, soprattutto considerando che era una card incentrata su fighter esordienti o poco più, a parte qualche notevole eccezione (Frasineac e, a sorpresa, Cumani).

Ho notato un pubblico molto di settore, legato ai figther e spesso a sua volta praticante, dacci dei motivi per cui anche uno spettatore non già nell’ambiente dovrebbe appassionarsi e venire agli eventi IFC.

 Questa è la domanda da un milione di dollari! Mi verrebbe da rispondere così: semplicemente perché è uno sport che sa essere sia spettacolare che strategico e che in alcuni casi riesce a creare uno storytelling che altri sport non riescono a creare. Restando su IFC 1 basti pensare che il match più esaltante della serata è stato quello che ha visto Riccardo Cumani, un veterano degli sport da ring, tornare in attività per sostituire il suo allievo, impossibilitato a combattere per un problema di salute, con poche ore di preavviso e regalando al suo avversario diversi chilogrammi di vantaggio. In quale altro sport potrebbe succedere una cosa simile? E pensare che il tema della serata era quello di dare rilievo ai giovani emergenti…cosa che poi è successa comunque con i trionfi di Pagliariccio, Pugliesi, Moricca, Frasineac e Nuzzi. Ecco quello che cercheremo di fare con Italian Fighting Championship sarà di creare un prodotto che sia di grande intrattenimento sia dal punto di vista qualitativo che dal punto di vista della narrativa.

 Per le 22.30 sono di nuovo in strada, in una Milano gelida e adesso anche piovosa, mentre i numerosi locali di Viale Bligny sono già deserti o quasi, a conferma della rigida disciplina di noi lombardi: è domenica domani si lavora, fa freddo…, mentre in tante altre città  cuochi e camerieri sarebbero ancora molto impegnati e i locali pieni…

Foto di: Fabio Barbieri

Francesco Beltrami

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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