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Se il Karate aiutasse il calcio nostrano magari la prossima volta al Mondiale ci torniamo

Sabato 30 Giugno in una palestra alla periferia sud di Roma ci sono gli esami per le cinture in una Palestra dove il Maestro 2° Dan Marcello Moretti esamina i suoi allievi alla fine di un anno di lavoro. Ci sono bambini di 6/7 anni e uomini e donne sopra gli …anta.

Lo spazio è piccolo ma la sacralità del tatami è religiosamente rispettata. Nessuno può entrare senza togliersi le scarpe e inchinarsi per salutare.

E’, quella del karate, una disciplina vera, quello che abbiamo visto negli anni passati di acrobatici salti alla ricerca di spaccare in mille pezzi una tavoletta di legno, fa parte della preistoria cinematografica, quando imperversavano modelli come Bruce Lee. Oggi dai più piccoli ai più grandi ci deve essere una conoscenza di nomi, fatti, colpi, parate e kata.

Non sono solito scrivere di altre discipline perché credo si debba scrivere solo di cose che un po’ si conoscono.

Di questo pomeriggio in un contesto Karate, ho potuto però ammirare delle cose nei giovanissimi e nei non più giovani che potrebbero essere “copiate” dal mondo del football, e che contribuirebbero sicuramente a renderlo migliore.

Rispetto degli altri: probabilmente sarà la disciplina ma il giovane karateka rispetta i compagni d’allenamento, prima di iniziare qualunque cosa si salutano in un inchino che se ha qualcosa di sacrale rende comunque tutta la gestualità nobile

Rispetto del maestro: il maestro sa che ha una grandissima responsabilità; deve trasmettere il giusto messaggio sulla disciplina che insegna. Trasmettere un messaggio sbagliato provocherebbe degli esaltati convinti di poter sopraffare chiunque con un’arte che può divenire pericolosa. Il Maestro quando parla e spiega ha una autorevolezza incredibile. Anche se l’atleta ha 5 anni lo chiama Signore seguito dal Cognome e gli dà rigorosamente del lei. Gli atleti lo ascoltano quando spiega, e cercano di emularlo quando dimostra dei gesti, delle parate, dei colpi. Gli allievi sanno che hanno davanti un vero maestro che sa, che rispetta ma che pretende di essere rispettato soprattutto per la storia e la filosofia che rappresenta.

Vedere la gestualità di come tutti annodano la cintura, l’emozione, anche se trentenni a come rispondono alle domande teoriche del maestro rende veramente il momento della consegna delle nuove cinture un momento emozionante. Si emoziona il ragazzino che da cintura bianca diventa gialla e la signora che da marrone diventa marrone/nera. Emozioni e lacrime dietro tanti sacrifici. Allenamenti che spesso si svolgono dopo le ore 20,00, dopo una giornata di lavoro, di studio o molto più pesantemente da casalinga.

I genitori / figli: Nell’epoca dei social ovviamente foto e pubblicazioni immediata dell’evento non risparmia il karate ma anche in questo con grande rispetto. Durante l’esame sono il silenzio e la concentrazione i veri protagonisti. Anche i pochi spettatori “subiscono” il carisma del Maestro Marcello Moretti che autorizza il momento delle foto e che, con l’autorevolezza del ruolo, sa chiedere silenzio a i presenti e stop ai clic.

Nell’era del caos, dell’immediato, del rumore ovunque, la regola della concentrazione e del silenzio sono ormai cosi rare che meritano una citazione.

Tutto questo fantastico pomeriggio l’ho paragonato con quello che accade normalmente in un contesto calcistico, il rispetto per compagni e avversari, il rispetto dell’allenatore istruttore, il rispetto delle decisioni dell’arbitro il rispetto dei genitori nei confronti del mondo che i loro figli frequentano.

I ragazzi sono gli stessi che magari sono figli della stessa famiglia o frequentano la stessa scuola nell’identico contesto sociale. Perché tanta differenza? Non credo sia facile dare una risposta concreta, forse però per avvicinare il “casinista” mondo del calcio al “serio” mondo del karate bisognerebbe riscrivere le regole d’ingaggio. Mi vorrei soprattutto soffermare sul ruolo dell’istruttore nel karate e dell’allenatore nel calcio. Per diventare maestro di karate devi aver percorso un lunghissimo cammino di teoria e pratica. Devi conoscere profondamente la disciplina che insegni e sapere sino a dove puoi arrivare. L’ambizione del Maestro di karate? Essere un buon maestro di Karate che sa svolgere la sua missione e che sa essere un vero medello per il giovane karateka. Un maestro che non è mai messo in discussione perch lui è …il Maestro.

Nel calcio non è così perché a volte si arriva in panchina, specie con i più giovani, senza aver fatto alcun tipo di formazione. Gli allenamenti si scopiazzano su qualche sito a pagamento, si urla si sbraita nella speranza di vincere anche con chi ha 7 anni. L’obiettivo a volte non sembra essere la crescita del giovane calciatore, al quale si insegnano le regole del giuoco per esempio o quelle della vita dove la componente vittoria e sconfitta sono presenti quotidianamente. Spesso si assiste a allenatori che vogliono divenire “vincenti” solo per ambire a panchine più importanti per guadagnare sempre di più. Qualcuno ci riesce la maggior parte no, quindi non guadagna nulla, perde la considerazione degli allievi e ne perde comunque la credibilità del football nostrano. Karate aiutaci tu.

Redazione
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