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Scozia terra difficile per i calciatori: “E’ il posto peggiore dove giocare”

In base a quanto affermato da FIFPro, la Federazione Internazionale che controlla le varie associazioni di calciatori professionisti, oltre un terzo dei calciatori militanti in Scozia ha affermato di ricevere pesanti insulti dagli spalti durante le partite.

L’aspetto più preoccupante riguarda il fatto che tali improperi si riferiscono a razza, religione ed orientamento sessuale.

Il risultato emerge al termine di un’indagine condotta su circa 14.000 calciatori, dislocati in 54 paesi diversi.

In merito a tale sondaggio, FIFPRo ha affermato che si è trattato “della più grande indagine tra atleti nel mondo” e che i risultati della ricerca dimostrano chiaramente come “il discorso dei calciatori considerati ‘milionari che vivono sotto una campana di vetro’, protetti da qualunque contatto con il mondo esterno, non corrisponde assolutamente alla verità“.

E’ stato, inoltre, comunicato che Celtic e Rangers non erano tra le nove squadre scozzesi sorteggiate a caso da FIFPro per porre interviste anonime ai tesserati.

Tra gli altri dati interessanti emersi, troviamo che:

  • Un calciatore ha l’11% di possibilità di venire avvicinato per poter ‘truccare’ una partita durante la propria carriera
  • Il 41% dei calciatori non viene pagato nei termini stabiliti dal contratto (un aspetto che lascia gli atleti più vulnerabili in riferimento alla possibilità di combine di un match, secondo FIFPro)
  • Il 34% dei calciatori militanti in Scozia ha raccontato di aver ricevuto pesanti offese e minacce sui campi dove si è recato a giocare. Si tratta di oltre tre volte in più della media globale.
  • Il 20% dei calciatori in Scozia è stato discriminato dai fan per razza, sessualità o religione
  • Circa il 10% dei calciatori nel mondo è risultato vittima di violenze (fisiche o psicologiche), principalmente da parte dei tifosi. Una media pari al doppio rispetto ai lavoratori di altri settori.

Si tratta di numeri certificati anche dalle parole di Barry Ferguson, ex leggenda sul campo dei Glasgow Rangers ed attuale allenatore del Clyde (club scozzese militante in seconda divisione): “Avendo disputato la maggior parte della mia carriera in Scozia, posso testimoniare che i problemi riguardanti soprattutto le religioni diverse si fanno sentire quando sei sul campo. Non sono per nulla sorpreso dalle statistiche emerse anche se, di certo, tutto ciò è molto triste“, queste le sue parole rilasciate a BBC Scotland.

Insulti e minacce dalle tribune c’erano, purtroppo ma ovviamente, anche in Inghilterra ma non nella misura presente qui in Scozia. Diversi compagni avuti nella mia carriera sono rimasti colpiti dal livello di violenza verbale, e talvolta non solo, che hanno trovato in questa terra rispetto a quella da dove provenivano. Posso dire, inoltre, che non si tratta unicamente di un problema Celtic vs Rangers, come in molti vogliono far credere. Bisogna fare qualcosa.”

Fraser Wishart, presidente dell’associazione dei calciatori in Scozia, ha affermato, dopo aver visionato i risultati del sondaggio FIFPro, che i calciatori hanno sottolineato un’esigenza ben precisa: far tornare ognuno dietro alla linea di demarcazione superata in quanto a insulti e ‘trattamenti particolari’ verso gli atleti.

Siamo quasi nel 2017 e non è possibile che non si capisca ancora quanto sia importante mantenere un certo standard di correttezza non soltanto in campo ma pure sugli spalti. E’ giunto il momento di insegnare l’educazione a chi non ne è in possesso”, il commento piccato di Wishart.

Altro che Braveheart; a detta degli addetti ai lavori, oggi in Scozia sarebbe sufficiente ingaggiare un buon numero di insegnanti di educazione civica per risolvere molti problemi.

Redazione
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