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Scandalo Festina: il doping piomba sul Tour de France 1998

Scandalo Festina: il doping piomba sul Tour de France 1998

L’oscurità dei pedali. Il ciclismo, disciplina favolosa ma al tempo stesso maledetta in talune circostanze, inciampa clamorosamente nel 1998. Il Tour de France di quell’anno, vinto a mani basse da Pantani, viene rievocato ancor oggi per lo scandalo Festina. Un cocktail a base di doping senza precedenti si abbatte sullo squadrone transalpino, proprio all’alba della Grande Boucle.

Un film, drammaticamente reale, che coinvolge alcuni attori da ricordare. Il primo risponde al nome di Willy Voet. Il suo passaggio alla frontiera con il Belgio risulterà deleterio per lo sviluppo della vicenda.  Il massaggiatore, alla guida dell’ammiraglia messa a disposizione dall’organizzazione della kermesse, viene bloccato dalla polizia francese per una perquisizione. Dal controllo gli agenti scoprono tutta la polvere che si nasconde sotto il tappeto. L’esito desta scandalo e scalpore: 400 flaconcini di anabolizzanti, 250 dosi di Epo e tanto altro. Il malcapitato Voet viene fermato, arrestato e spedito dalla gendarmeria presso il carcere di Lilla.

La bomba scoppia fragorosamente nel teatro della corsa. A Dublino, location della partenza dell’11 luglio, il clima è a dir poco nervoso. La bufera coinvolge i vertici del Tour, con a capo Leblanc, oltre allo staff tecnico e societario della stessa Festina. Sul banco degli imputati balzano il direttore sportivo Bruno Roussel ed il medico sociale Eric Ryckaert. I due provano a mascherare l’imbarazzo, per poi crollare qualche giorno più tardi confessando l’abitudine all’utilizzo di sostanze dopanti tra i corridori. Il fiume è ormai in piena. I sigilli scattano anche presso la sede amministrativa della squadra incriminata.

Il tutto, sommato alla positività agli anabolizzanti, riscontrata qualche settimana prima, di Cristophe Moreau. Insomma, una storiaccia. Il patron del Tour Jean-Marie Leblanc prima tentenna, poi alza bandiera bianca e decide di dare il ben servito al team francese nell’occhio del ciclone. Vanno in soffitta, in un colpo solo, campioni di spicco come il leader Virenque, il neo acquisto Alex Zülle, Armin Meier, Laurent Brochard, Pascal Hervé e Didier Rous.

 

Il resto della carovana, provata da veleni e sospetti ricorrenti, perde la pazienza nel corso della tappa numero 17 (Albertville – Aix-les-Bains). Il 29 luglio si materializza uno sciopero aperto con i ciclisti seduti lungo il percorso con le braccia incrociate. Un’immagine emblematica che, di fatto, cambierà i connotati dello sport più faticoso del mondo. In questo caos annunciano l’addio alla competizione altre compagini: Kelme-Costa Blanca, TVM-Farm Frites, Banesto, Riso Scotti-MG Maglifico e la Deutsche Bank.

Ci pensano Pantani e Cipollini a far sorridere l’Italia. Il campione romagnolo trionfa nella generale ipotecando così la leggendaria accoppiata Giro d’Italia-Tour de France in quella stagione. Il secondo, velocista della Saeco, sbaraglia la concorrenza in due tappe consecutive (la 5° da Cholet a Chateauroux e la 6° da La Chaitre a Brive-la-Gaillarde).

Acuti densi di palpitazioni che, però, non occultano la macchia indelebile dell’affaire Festina. Un tunnel oscuro tra farmaci ed omertà. Il ciclismo, da quel 1998, non sarà più lo stesso.

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