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Savino Martone, la bandiera del Gragnano: “Non facciamo scomparire il calcio”

Un giocatore, come si suol dire, “di categoria”. Una vita nei polverosi campi del dilettantismo nonostante un talento che forse gli avrebbe permesso di giocare a livelli superiori, ma una vita serena e piena, nell’amore della famiglia e nella passione per il calcio. Questo è Savino Martone, storico capitano e bandiera del Gragnano Calcio, centrocampista centrale dalle grandissime doti tecniche che con i leoni gialloblù sta vivendo una seconda giovinezza alla soglia dei 35 anni: “Abbiamo fatto una stagione positiva, raggiungendo un’altra salvezza che per una città come Gragnano è tantissimo soprattutto vedendo come abbiamo cominciato l’anno, perché a novembre avevamo 7-8 punti”.

Passando alle noti dolenti, il titolo del Gragnano è a rischio e la stessa salvezza faticosamente raggiunta sul campo può essere vanificata perché il mai celato sogno del Presidente Carmine Franco è portarsi il titolo al Savoia, acquistato da poco: “Non voglio entrare nelle cose societarie e in ciò che succede con la tifoseria – continua Martone – da gragnanese però voglio dire una cosa: non facciamo scomparire il calcio da Gragnano. Abbiamo sofferto tanto per raggiungere questi obiettivi, per crearci una struttura e sarebbe un peccato vanificare il tutto. Ho sposato la causa della mia città scendendo in Prima Categoria e siamo arrivati fino in Serie D raggiungendo due salvezze consecutive, sarebbe imperdonabile perdere tutto il lavoro fatto. La categoria l’abbiamo raggiunta tra mille difficoltà, addirittura stavamo senza campo il primo anno di D e l’anno della promozione, spero si risolva tutto per il meglio”.

Martone quest’anno ha segnato 6 gol ed è stato sostituito appena 3 volte in 30 partite, contando anche il fatto che ha un lavoro normale è notevole la tenuta atletica: “Il segreto è fare una vita da professionisti. Andare presto a letto la sera e mangiare sano, allenarsi in maniera regolare e fare la persona seria. Il segreto è solo questo e solo questo consiglio ai calciatori più giovani che abbiamo in squadra. Nel calcio ci vuole anche tanta fortuna, io ho giocato con calciatori molto importanti in Campania come Cutolo e Palladino, o lo stesso Fabio Quagliarella che ha fatto anche i mondiali, sicuramente avrei potuto avere una carriera più brillante e non solo il solo a dirlo visto che le qualità tecniche ci sono, ma il segreto per reggere in un campionato tosto come quello della D a 34 anni è comunque solamente fare il professionista”.

A proposito di Palladino, ci hai giocato ai tempi del Benevento, che ne pensi di questa promozione storica in Serie A? “Sono contentissimo. Il Benevento merita questa opportunità e la città accoglierà tutti con affetto. Ci ho giocato due anni e ho ricordi meravigliosi, la città è molto carina, è tranquilla e si vive molto bene. C’è il rischio che scenda subito in B di nuovo ovviamente, come molti stanno dicendo, ma è un rischio relativo, che ci può stare, dato che questo è stato il primo anno di cadetteria in 90 anni di storia e il prossimo sarà il primo di Serie A, ma i parametri per fare bene ci sono tutti, compresa la società che è lungimirante e ben piazzata economicamente”.

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