Connect with us

Cerca articoli

Calcio

Sarnano, 1 Aprile 1944: Partigiani contro Nazisti 1 a 1

[themoneytizer id=”27127-1″]

Sarnano, 1 Aprile 1944: Partigiani contro Nazisti 1 a 1

Il Primo Aprile 1944, in centro Italia, si sarebbe giocata una partita di calcio tra nazisti e una squadra di italiani, composta anche da un gruppo di partigiani. Non esistono documenti scritti che avvalorano la presenza di esponenti della Resistenza nella contesa, ma il carattere orale con cui si è tramandata la storia rende anche questa tesi parte di una Leggenda che ben si cala nella situazione che il nostro Paese viveva durante l’occupazione tedesca. Vi raccontiamo questo aneddoto calcistico lontano settantasei anni che si mescola tra mito e realtà, ricordato come “La Leggenda di Sarnano”, dall’omonimo, e davvero bello, documentario di Umberto Nigri. 

Quando, dopo una  vigorosa bussata, Mario Maurelli aprì la porta, non poteva credere ai suoi occhi: di fronte a lui due tedeschi in divisa, e una domanda: “E’ lei l’arbitro Maurelli?”. Era il 1944 e l’Italia era sotto il tallone dell’invasione nazista.

Ma cosa voleva la Wehrmacht da un ex arbitro di Serie A?

La risposta fu incredibile quanto, per certi versi, scontata: giocare al calcio.

Già perché la guerra imperversava in Europa e il morale dei soldati al fronte, da anni lontani da casa e dalle famiglie, era sempre più basso. Una depressione che non era la più indicata per un esercito che già sentiva l’odore inconfondibile della sconfitta. E l’unico tentativo di “normalizzare” la situazione poteva essere il calcio. Questo avrà pensato il sergente tedesco, che con i suoi uomini presidiava Sarnano, paesino arrampicato sulle colline del Maceratese occupate dal Reich. Appassionato di calcio, aveva fatto interpellare l’arbitro Maurelli, conosciuto anche in Germania, per mettere su una squadra che potesse sfidare l’undici tedesco. Unica regola: tutti italiani e tutti coetanei dei loro avversari.

Sfida non facile da accettare per chi i tedeschi li vedeva solo come spietati oppressori. Come si poteva giocare con loro come se niente fosse?

La risposta a una richiesta tanto sconcertante non fu immediata. Per Maurelli, persona stimata da tutti, accordarsi con i nazisti, sia pure intorno a un pallone, significava mancare di rispetto a coloro che, ogni giorno  combattevano, e morivano, per cacciare gli occupanti.

Dopo che la notizia si sparse in paese, la cosa non piacque affatto, e a Maurelli fu chiesto di rinunciare. Per di più, della squadra degli italiani, avrebbero fatto parte alcuni partigiani appostati sulle colline, oltre a disertori dell’esercito regio. Il che significava, in poche parole, darsi in pasto al nemico.

Ma la partita si doveva fare e il sergente, dopo aver minacciato altri morti e rastrellamenti, promise sul suo onore di soldato che ai giocatori italiani, partigiani e non, sarebbe stata evitata la deportazione. In più, al termine della gara, sarebbe stato offerto loro un rinfresco, a spese, s’intende, del Reich. Da non credere.

Crebbe la paura. Era una trappola? I tedeschi avrebbero rispettato i patti? E se ci rifiutiamo?

Quindi, tra minacce e promesse, la partita venne organizzata. Maurelli si fece aiutare da suo fratello Mimmo, partigiano, in grado di reclutare la squadra che avrebbe sfidato gli occupanti e il destino.

Sarnano, 1 aprile 1944: Italia contro Germania. Comincia la partita che passerà alla storia come la “Leggenda di Sarnano“, raccontata dal documentario storico di Umberto Nigri, attraverso le voci dei due protagonisti: Mario Maurelli e Libero Lucarini.

Si parte: la squadra tedesca non sembra granchè, molta fisicità ma poca tecnica. Più preparati e organizzati gli italiani. Ai bordi del campo, soldati in divisa pronti a sparare. L’atmosfera ideale per giocare al calcio.

Che dobbiamo fare? Vinciamo? Perdiamo? E se vinciamo cosa ci succede? Questi ci fanno secchi, non vedono l’ora. La decisione negli spogliatoi è unanime: non si vince e si salva la pelle.

Infatti, i partigiani cercano di fare l’impossibile pur di non segnare. Ma non possono neppure esagerare troppo nella finzione, per non irritare i tedeschi che chissà come possono reagire. Il tempo non passa mai e mantenere il pareggio non sarà semplice.

All’undicesimo minuto del primo tempo, Lucarelli fa partire un cross dalla fascia. Un lancio senza pretese, ma in area spunta Grattini che,  forse in un impeto di nazionalismo e di vendetta contro gli invasori,  insacca di testa alle spalle del portiere della Wehrmacht.

Partigiani 1, Nazisti 0. Palla al centro. Lo sguardo dell’arbitro Maurelli dice tutto.

Ma cosa ha fatto? Ci vuol fare ammazzare? Anche Grattini ha capito di averla fatta grossa, non esulta e assume un’aria contrita.

Si arriva all’intervallo: silenzio di tomba, è proprio il caso di dire, tra gli italiani.

Nel secondo tempo la musica non cambia: i tedeschi non riescono a segnare, sebbene gli italiani facciano di tutto per collaborare. Il tempo, questa volta, scorre veloce verso un epilogo che si annuncia drammatico. Anche l’arbitro ce la mette tutta ma non sa come riportare il punteggio in parità. Mancano cinque minuti alla fine e Maurelli incrocia lo sguardo del terzino Libero Lucarini, che aveva tolto gli abiti dell’esercito per arruolarsi con la Resistenza. Lucarini capisce che non si può più scherzare. L’ala sinistra della Germania avanza veloce e Lucarini è abilissimo nel farsi scartare. Il tedesco, galvanizzato dalla bella giocata, calcia con forza e la palla supera il portiere italiano. Rete! La soddisfazione tedesca è quasi pari alla gioia trattenuta dell’arbitro, che conduce gli ultimi minuti in assoluta tranquillità fino al triplice fischio. Partigiani 1 Nazisti 1. Tutti contenti.

Al rinfresco, si presentarono solo i tedeschi. I partigiani erano già lontani, scappati quasi di corsa verso i loro accampamenti. Al sicuro nella boscaglia dei Monti Sibillini, nel caso i tedeschi, non si sa mai, ci avessero ripensato. Ma il patto non fu violato.

Dopo quegli incredibili 90 minuti, ricominciava la vera partita, quella della vita e della morte, quella dove i nazisti non avrebbero mai accettato un pareggio per uno ad uno. Perché quell’uno, per loro, equivaleva a dieci.

[themoneytizer id=”27127-28″]

Avatar
A cura di

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Basket

Mahmoud Abdul Rauf: il cecchino del Mississippi che ce l’aveva con gli Stati Uniti Compie oggi 52 anni Mahmoud Abdul Rauf, il cestista americano,...

Calcio

Wimbledon ’88, la gloria dei bastardi Ci sono storie di sport che stupiscono; altre commuovono. Di altre ancora si può dire che abbiano molto...

Calcio

Coppa del Bicentenario: quando i SuperEroi del Team America sfidarono il Mondo Nell’estate del 1976, in territorio statunitense, il mondo del calcio diede vita...

Calcio

La sfida green di Mathieu Flamini che vuole cambiare il Mondo Compie oggi 37 anni Mathieu Flamini, l’ex centrocampista di Arsenal e Milan che,...

Calcio

Anna Magnani e Francisco Lojacono: una storia di calcio e di un tango a Via Veneto Il 7 marzo 1908 nasceva nel quartiere capitolino...

Calcio

Pasolini e il calcio. L’intellettuale che voleva essere un’ala sinistra Il 5 marzo 1922 nasceva a Bologna, quartiere Santo Stefano, Pier Paolo Pasolini, uno...

Calcio

Le meteore della Serie A: El Uablo bianconero Juan Eduardo Esnaider Compie oggi 48 anni Juan Eduardo Esnaider, uno dei tanti “fenomeni parastatali” (come...

Calcio

La Dittatura di Videla e quella protesta attaccata ad un palo Molti al mondo sono i modi di protestare. Alcuni tranciano come il cordone...

Calcio

A tu per tu con Giacomo Tedesco Abbiamo avuto il piacere di intervistare Giacomo Tedesco, ex calciatore e attuale allenatore di tecnica individuale. Giacomo,...

Calcio

L’India ai Mondiali del 1950: una storia da raccontare mai accaduta Il 16 luglio 1950 si chiudeva con la mitica finale tra Uruguay e...

Calcio

Dino Zoff racconta i Mondiali del 1974 Compie oggi 79 anni Dino Zoff, leggendario portiere italiano tra i più forti della storia del calcio....

Calcio

Roma – Milan: la distanza non è solo nei chilometri Roma – Milan. Roma e Milano. Una splendida dicotomia. Difficile che chi ami una,...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro