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Sandra Rossi, la ‘allenatrice del cervello’ che ha portato il suo River Plate alla gloria

Sandra Rossi: un nome ed un cognome che dalle nostre parti fanno spesso pensare a pubblicità dove serve una dicitura esemplificativa per individuare una persona X (il classico ‘Sig. Mario Rossi’). In questo caso, invece, si tratta di una professionista eccellente, proveniente dal Sud America, che ha aiutato non poco lo storico club argentino del River Plate.

La prima volta in cui la signora Rossi è entrata sul terreno di gioco dell’Estadio Monumental per le classiche foto di rito insieme al tecnico dei biancorossi (ed ex leggenda del club) Gallardo ed ai calciatori è stata per lei indimenticabile. Il motivo? Sandra Rossi è sempre stata tifosissima del River Plate ed era appena diventata la prima assistente di sesso femminile di un allenatore nella storia dei top club del calcio mondiale. Due eventi straordinari in un colpo solo.

Da quel momento, giugno 2014, sono ormai passati due anni; un biennio di grosse soddisfazioni per la squadra argentina (vittoria di: un titolo ed una coppa nazionali, una supercoppa argentina ed una Copa Libertadores), aiutata enormemente anche grazie al lavoro della Rossi, che collabora insieme agli atleti per aiutare quest’ultimi soprattutto da un punto di vista mentale. Il concetto fondamentale si chiama ‘neuroplasticità’. In cosa consiste? Si tratta dell’abilità del cervello di modificarsi dal punto di vista strutturale e funzionale. Sandra Rossi, in sostanza, è l’allenatrice dei cervelli in casa River Plate.

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In tanti pensavano che non sarei durata neppure due mesi qui al River. Alla fine, invece, sono ancora qua, nonostante per le donne non sia facile imporsi in un ambiente dominato da uomini.” Sandra Rossi, ad ogni modo, ha precisato di non essersi mai sentita discriminata durante il suo percorso professionale. Una carriera, peraltro, costellata di successi e che include anche esperienze in altri sport, come la pallavolo (con la selezione polacca maschile) ed il rugby (grazie alla collaborazione con la nazionale argentina).

Il lavoro di Sandra Rossi consiste non soltanto nello sblocco del cervello degli atleti ma anche nell’aiutare i ragazzi a gestire determinate situazioni in cui possono trovarsi in difficoltà. “La pressione sulle spalle di un calciatore, specialmente se si tratta di un giovane, è enorme; pertanto io cerco di aiutarli a districarsi in ogni momento della vita tanto sul campo quanto fuori”.

Un lavoro che sembra funzionare alla perfezione anche se dopo i successi del 2015 il River ha rallentato ed è andato incontro ad un’ultima stagione deludente. Un dato che, comunque, non ha fermato l’ambizioso progetto dell’allenatore Marcelo Gallardo. “Nel giro di un anno abbiamo viaggiato moltissimo e penso che questo alla fine abbia inciso. Io non mi preoccuperei più di tanto. Mi confronterei serenamente con i miei calciatori per ripartire di slancio più forti di prima. Talvolta, portare il fisico oltre i propri limiti per molto tempo conduce a danni peggiori rispetto alla mancanza totale di allenamento. I ragazzi probabilmente hanno subito uno stresso psicofisico eccessivo.

Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, tra gli altri, Sandra Rossi ha allenato mentalmente Teófilo Gutiérrez e Carlos Sánchez, entrambi insigniti del titolo di Calciatore Sudamericano dell’Anno. Con loro, la professionista argentina sente di aver fatto un buon lavoro e di aver creato un grande rapporto di fiducia. Dati che, oltre alle qualità tecniche dei calciatori, probabilmente hanno aiutato i ragazzi a riuscire ad esprimere il meglio di loro in campo.

Il rapporto di stima professionale con Gallardo, invece, per la Rossi nacque quando il tecnico argentino era disoccupato. Gallardo decise di ritirarsi dal calcio giocato nel 2011, quando indossava la maglia degli uruguaiani del Nacional. La fiducia della dirigenza del club nei confronti di Gallardo era molto alta e all’ex fantasista venne proposto di prendere immediatamente in mano le redini della squadra dalla panchina. L’argentino accettò e vinse il campionato nazionale al primo colpo. Un risultato eccezionale.

A quel punto, però, Gallardo decide di prendersi una pausa dal mondo del calcio per tornare a casa sua, in Argentina, e capire cosa voler veramente fare da grande. E’ in questo periodo che Gallardo inizia ad osservare con interesse il lavoro di Sandra Rossi con la nazionale olimpica del loro paese.

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L’allenatore sudamericano rimane colpito dalla qualità della Rossi nel proprio ambito e le propone ben presto di entrare nel proprio staff. A Maggio del 2014, Ramon Diaz lascia la panchina del River. Il sostituto è proprio Gallardo. Per Sandra Rossi, da sempre aficionada del River, è un sogno che diventa realtà. Allo stesso tempo, però, anche tanti timori: “Lavorare nella pallavolo, nel rugby o con la nazionale olimpica equivale ad essere nell’ombra più assoluta. Nel calcio non è così, figuriamoci poi con un club prestigioso come il mio River. C’era tanta emozione ma anche paura di fallire. Sono cresciuta in una cittadina a 40 km da Buenos Aires ed ogni settimana, insieme alla mia famiglia, si andava tutti allo stadio per vedere il River. Ora, invece, ero dentro al club e dovevo aiutarlo dal punto di vista lavorativo. Una sensazione strana.

Sandra Rossi, oltre ad aver frantumato le barriere per le donne nel mondo del calcio ad alti livelli, ha poi rivoluzionato il modo di preparare psicologicamente un gruppo di giocatori. A suo modo di vedere, infatti, il calcio non è solo alzare trofei ma in primis riuscire a migliorare la vita di un essere umano, atleta o tifoso che sia.

“I momenti che mi danno maggiore soddisfazione non riguardano i successi sul campo, almeno professionalmente, quanto le volte in cui i calciatori esprimono verso di me affetto e fiducia. Ognuno ha il proprio carattere, c’è quello più introverso e quello che ti abbraccia, ma sentire di aver creato relazioni sane e belle con i ragazzi per me non ha prezzo.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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