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Rudi Voeller. Il tedesco volante: “biografia” d’amore del mito giallorosso

“Rudi Voeller. Il tedesco volante”: biografia d’amore del mito giallorosso

Dopo il grande successo di “Un secondo dopo l’altro” e “Nonostante tutto”, Gabriele Ziantoni torna in libreria con la sua ultima opera, “Rudi Voeller. Il tedesco volante”. Un libro che, come suggerisce il titolo, racconta il fenomeno tedesco, uno degli attaccanti più amati dal tifo romanista. Per capire cosa ha spinto l’autore ad approfondire un personaggio del genere, abbiamo scambiato con lui quattro chiacchiere.

Ecco cosa ci ha detto.

Ciao Gabriele, dopo un romanzo e una raccolta di racconti che fanno emergere molti aspetti peculiari della società attuale e delle problematiche personali e collettive, ti sei cimentato nel calcio, un argomento che ti sta molto a cuore. Perché questa scelta?

Prima di cominciare ci tengo a precisare che “Rudi Voeller. Il Tedesco volante” non è una biografia. O ameno non solo. E’ un romanzo d’amore: quello provo per mio padre, quello che mi impedisce di abbandonare il calcio, nonostante i dolori che mi ha regalato. Personali e professionali. L’amore che ha legato e ancora lega Voeller alla Roma. Solo un innamorato avrebbe scelto per due volte questa squadra, non tra le più equilibrate nella storia di questo sport. Il libro su Rudi nasce molti anni fa: nel 2017, prima dell’uscita di “Un secondo dopo l’altro”. Quando presentai il manoscritto all’editore, Giulio Perrone (grandissimo romanista), mi venne proposta subito questa idea alternativa. La rifiutai sentendomi anche abbastanza offeso. Ne ero certo: avevo una penna da romanziere non volevo scrivere di calcio. In più lavorando come giornalista in un’emittente romana, per di più romanista, dare vita ad un libro su un ex giocatore giallorosso mi sembrava una scelta fin troppo semplice, didascalica. La scartai. La possibilità mi venne riproposta nel dicembre 2019. Questa volta accettai e per due motivi: sarebbe stato il mio terzo libro, avevo voglia di sperimentarmi in un qualcosa di un po’ distante da me. In più sentivo il mio amore per il calcio scemare, complice il momento non proprio florido della Roma e alcuni problemi personali e lavorativi. Ho voluto capire se, ripercorrendo gli anni da tifoso della mia infanzia, ci fosse ancora qualcosa di recuperabile. Come quando vai a cena con la tua ex per capire se la ami ancora.

Rudi Voeller è una leggenda del calcio tedesco e mondiale che abbiamo avuto la fortuna di ammirare in Italia, nella sua esperienza capitolina con i colori giallorossi. Perché proprio “il tedesco volante” è diventato il protagonista del tuo libro?

Perché Rudi più che un calciatore è stato un’icona, specialmente a Roma. Era il giocatore al quale ci si affidava completamente quando le cose non giravano per il verso giusto. Pensateci: in un momento in cui la Serie A rappresentava il campionato più bello e difficile del mondo, una sorta di mondiale per club in cui militavano i più importanti calciatori del momento, il centravanti della nazionale vice campione del mondo e poi campione del mondo decide di venire a giocare in un club bellissimo come la Roma, ma per niente vincente. E soprattutto per niente competitivo. Rudi Voeller, uno che ancora fa tremare i polsi ai tifosi tedeschi quando ne pronunci il nome, avrebbe giocato al fianco di calciatori non propriamente importanti come Pellegrini, Comi, Desideri, Oddi. Rudi ha rappresentato molto di più nella testa e nel cuore dei tifosi romanisti del semplice numero nove. Mi considero una persona malinconica. La possibilità di poter dar vita ad un libro completamente impregnato di malinconia mi faceva impazzire.

Qual è il primo ricordo che hai di Voeller e quale il più bello e il più brutto?

Ho scelto di diventare tifoso della Roma il 24 aprile 1991, grazie ad un gol di Voeller al Broendby in una storica semifinale di Coppa Uefa che ancora ricordiamo a distanza di trent’anni. Avevo 8 anni. Quello è certamente il ricordo più bello legato al Tedesco. Il più brutto rimane legato ai 26 giorni che Rudi passò sulla panchina della Roma nel 2004. Fu l’atto di un innamorato: nessun altro allenatore sano di mente avrebbe mai accettato un pericolo simile. In un mese Rudi ha rischiato di compromettere una reputazione e un affetto costruiti faticosamente negli anni. Per fortuna i tifosi hanno capito il suo gesto e nonostante la mancanza di risultati lo hanno amato forse anche di più.

Nella storia della Roma tanti sono stati gli stranieri che hanno avuto esperienze positive con la maglia giallorossa. Secondo te, perché Voeller è entrato così intensamente nei cuori dei tifosi?

Credo di averlo già accennato prima: era un campione che aveva deciso di giocare in una squadra mediocre. Trasformando tutto, dai compagni all’ambiente. La Roma che storicamente ha vinto pochissimo, con Voeller centravanti ha comunque conquistato una Coppa Italia e la seconda e ultima finale europea della sua storia. In più Voeller rappresenta un calcio e un mondo che non esistono più, per cui la sua aura negli anni, si è gonfiata anche di questo. Metteteci la sua grinta e il fatto di non mollare mai e di lottare su ogni pallone e il gioco è fatto.

La Roma di Voeller non era quella che si può propriamente definire una squadra vincente. Ma il pubblico aveva un attaccamento tale che è difficile poterlo riscontrare in altre stagioni/occasioni. Come te lo spieghi?

Era tutto diverso in quel periodo. Per la legge che il passato è sempre migliore del presente, era anche tutto più bello. Non ci sono parole per spiegare questa sensazione. Forse qualche immagine: il Flaminio strabordante di tifosi per ogni partita, dalla sfida al Milan degli olandesi, ai 90 minuti contro l’ultima delle neopromosse. In più non c’era la televisione, i Social, tutto andava ad un ritmo più lento. La domenica allo stadio rappresentava ancora un rito da vivere insieme alla famiglia o agli amici. Ora va tutto troppo veloce, non c’è il tempo di godersi un semplice pomeriggio insieme.

Il carisma, l’esperienza e la storia di Rudi Voeller potrebbero essere d’aiuto in questa nuova era romanista, magari in qualità di direttore generale o altri ruoli chiave all’interno della società?

Credo che alla Roma, comunque, negli anni ci abbiano pensato più volte. Io gli affiderei la direzione sportiva, con Francesco Totti presidente onorario. Mi piacerebbe vederli lavorare insieme ad altri grandi del passato come Boniek, Bruno Conti, Aldair. Forse il problema di queste proprietà americane, quella di Pallotta prima e di Friedkin adesso, sta proprio nel non aver capito che il tifoso ha bisogno di sentirsi rappresentato. Forse più negli uffici che in campo.

Approfondendo il personaggio Voeller, qual è stata la “scoperta” meno nota e che più ti ha colpito?

Non ricordavo che Rudi avesse un carattere così acceso. Fumantino. Ha discusso con tutti i suoi allenatori: per la posizione in campo, per lo scarso utilizzo. Una volta litigò con il medico sociale Ernesto Alicicco per avere il permesso di farsi visitare in Germania da uno specialista. Lo ha ammesso anche lui, in diverse interviste successive al suo addio al calcio. Questa cosa deve averla maturata durante i suoi anni da allenatore. Nella parte romanzata del libro (quella che riguarda i suoi 26 giorni sulla panchina giallorossa) glielo faccio anche raccontare. L’incontro con Antonio Cassano non deve essere stato semplice.

Rispetto ai primi due libri che, come dicevamo, rappresentano aspetti della propria vita quotidiana romanzati o sensazioni personali traslate in storie di fantasia, questa volta hai raccontato la vita vera di una leggenda del calcio. Quali differenza e difficoltà hai riscontrato?

Scrivere una storia è più semplice. Basta mettersi di fronte al foglio bianco e permettere alla fantasia di volare lontano. In fondo chi può discutere una scena? Chi può dirla veritiera o meno? In fondo scaturisce dall’inventiva dell’autore. Per questo libro, invece, ho dovuto documentarmi molto: avrò letto circa 4000 pagine di articoli di giornale, molti dei quali in lingua straniera. Mi sono concentrato moltissimo sull’affidabilità storica di quello che scrivevo. Ho ricontrollato partite, risultati e annate mille volte.

Per concludere: c’è già stato, o ci sarà, un nuovo Rudi Voeller nella Roma?

Ogni generazione di tifosi ha il suo o i suoi centravanti. Per quelli degli anni ’80 come me, il numero nove per eccellenza è stato Batistuta, per quando sia stato una vera meteora capace comunque i cambiare la storia del nostro club. Lo seguono Voeller e Balbo. Per i ragazzi di oggi credo sia Dzeko, l’attaccante di riferimento. Le storie di Rudi ed Edin sono molto simili. Anche se Rudi ha vinto un mondiale ed Edin no. Anche se Edin ha giocato in una Roma molto più forte di quella di Rudi. Sì, credo che Dzeko sia il Voeller dei giorni nostri.

 

Titolo: “Rudi Voeller. Il tedesco Volante

Autore: Gabriele Ziantoni

Editore: Perrone

Pagine: 158

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