Una vita fatta di sacrifici, una passione smisurata e viscerale per il pallone, il rossoblù di Crotone e Taranto, qualche rimpianto e tante soddisfazione nel calcio di provincia. La storia di Andrea Deflorio, soprannominato il Cobra, merita di essere letta, ascoltata. Il coraggio, l’intraprendenza e l’altruismo sono state le sue doti principali da calciatori, aggiunte all’immenso killer instinct che caratterizza i bomber di razza. Il classico attaccante anni Novanta-Duemila, tutto cuore, sudore, attaccamento per la maglia e goal. Ha lasciato il segno ovunque, da Crotone a Taranto, città che ama e conquistate a suon di goal e giocate, passando per Salerno e Battipaglia. La Serie C e la Serie C, infine la sua Noicattaro, con un piccolo rimpianto. Abbiamo avuto il piacere di confrontarci proprio con lui.
Una carriera piena di grandi soddisfazioni, fatta di goal e promozioni. La prima domanda toccherebbe già il cuore: il rosso e il blu. Crotone e Taranto. Nel 1999 con 28 goal in 31 presenze contribuisce alla promozione in Serie B. Con la maglia del Taranto, dal 2005 al 2007, 26 goal in 72 partite. Cosa rappresentano, per la tua carriera professionale queste due piazze cosiddette calde, che vivono di calcio?
Sono sicuramente due piazze in cui mi sono espresso in maniera esaltante. La passione che vivono in queste due città mi attirano particolarmente. Amo sostanzialmente l’adrenalina, che puoi trovare solo in città in cui c’è quella fame di calcio. Ho lasciato un bel ricordo. Quando il 14 aprile scorso, sono stato a Crotone, mi sono accorto sulla mia pelle di cosa avevo combinato in quella piazza e con quella maglia. Ti racconto un aneddoto. Arrivavo a Crotone dopo l’esperienza alla Battipagliese, ero il più grande tra gli attaccanti, il terzo dopo Andrea Fabbrini e Firmino Elia, che l’anno precedente avevano fatto tanti goal, dunque sulla carta dovevano partire titolari. Una volta in allenamento, nel corso di un torello, l’allora allenatore Antonello Cuccureddu, mi chiamò in disparte e mi chiede con chi volessi giocare e mi disse esplicitamente “scegli tu l’attaccante, il partner”. Una frase che mi fece scattare qualcosa, sentivo la piena fiducia del tecnico.
Con queste due maglie hai vissuto il culmine della carriera, hai ottenuto due promozioni. Ecco, se vogliamo vedere qualche aspetto di rimpianto, possiamo tranquillamente citare la sconfitta contro l’Avellino ai playoff?
Rimpianto si, perché arrivammo alla finale spareggio contro l’Avellino. Arrivammo in pessime condizioni. Io e Ambrosio infortunati, c’erano altri ragazzi in condizioni non del tutto ottimali. Nonostante tutto perdemmo negli ultimi minuti di gara. Comunque, ci sono diversi rimpianti, tra tutti non aver giocato in massima serie, in Serie A. Questo rappresenta il rimpianto più grande, perché ho avuto la possibilità di arrivarci quando ho giocato a Crotone. Negli anni in cui ho giocato, soprattutto a Crotone, te la giocavi con società di spessore come il Napoli, il Torino, la Sampdoria, Piacenza. Squadre che avevano giocato in massima serie. Il livello era altissimo. Nella seconda apparizione in Serie B credo che il mio rendimento sia stato importante contro giocatori del calibro di Maniero, Di Napoli, Schwoch, tanti giocatori determinanti. Confrontandomi con giocatori forti, mi sono sentito per certi versi uno di loro. Ho potuto notare la differenza che c’era tra la Serie B di adesso e la Serie B di allora.
Se dovessi descriverti questa immagine: goal a Melfi, boato del pubblico tarantino. Tornando agli anni in Puglia con la maglia rossoblù?
Taranto per me è stata come l’esperienza a Crotone, l’ho sempre dichiarato. Parlando di Taranto mi vengono i brividi, ho sempre giocato per la gente e la maglia. Ho sicuramente lasciato un bel ricordo e ho un bellissimo rapporto con la gente tarantina. Secondo la mia opinione, dal momento in cui sono andato via, il Taranto non l’ho mai visto compatto a livello societario. Ho vissuto forse gli ultimi periodi stupendi del calcio a Taranto, dove vedevo unione di intenti tra la piazza, la società e i calciatori. Ho vissuto momenti incredibili, la responsabilità di fare bene era altissima e come calciatore l’avvertivi. Mi sono sempre sentito importante, al di là della categoria. Questo lo dimostrerà come piazza anche adesso che arriva da un fallimento. Una piazza come Taranto porterà sempre in alto i propri colori con la presenza in massa della gente che verrà a sostenerti. In generale, un po’ tutte le piazze della Puglia sono calde per certi versi, penso a una città Andria. Aprendo una parentesi sull’attualità, non riesco a comprendere la gestione di determinate società così blasonate, poi mi guardo attorno e noto piccole città che gestiscono al meglio la questione societaria calcistica del proprio paese.
Vorrei mettere in parallelo la fine e l’inizio della tua carriera. Hai terminato la carriera a Marconia in Eccellenza, dopo un’esperienza nella tua Noicattaro. Ecco, rileggendo e ripercorrendo il tuo percorso, hai iniziato a Putignano. Ti chiedo come mai non hai iniziato la tua vita calcistica nella città di origine?
Quando ho iniziato avevo 12 anni, il Noicattaro faceva la Promozione e l’Eccellenza, non aveva il settore giovanile, facevo il raccattapalle. Tra la fine del primo e del secondo tempo mi mettevo a palleggiare nel rettangolo verde e in quel momento mi vedeva spesso il presidente del Noicattaro, presente in tribuna. Mi portò a Bari per dei provini ed è per questo motivo che non ho iniziato nella squadra del mio paese. La mia carriera è iniziata ufficialmente nella Primavera del Bari proprio perché non c’era il settore giovanile e, dunque, ho colto la palla al balzo facendo un provino la compagine biancorossa. Mi hanno preso subito e non ho avuto modo di vestire la maglia del Noicattaro, poi a fine carriera mi sono tolto anche questa soddisfazione. Nei momenti più difficili ho avuto la forza di andare avanti perché ho sempre avuto la fortuna di circondarmi di persone che mi volevano bene, per il calcio ho fatte tante rinunce proprio perché il mio sogno era sempre quello di diventare calciatore, amando follemente il pallone.
Sposandoci in Campania e alle tue esperienze calcistiche. Nel 1994 vesti la maglia della Salernitana, fortemente voluto da Delio Rossi e successivamente alla Battipagliese. Quali sono i momenti più belli vissuti con queste due maglie?
A Salerno ho lasciato un bel ricordo, poi ho incrociato la Salernitana negli anni successivi quando giocavo a Crotone. Si sono ricordati di me con piacere. Lì ho trovato un maestro di calcio, Delio Rossi. Il mister mi ha dato tanto sia sotto il profilo calcistico che umano. Dopo essere andato via da Salerno, mi sono trasferito a Massa e poi a Bisceglie, per poi tornare in Campania con la maglia del Savoia e successivamente a Battipaglia. Sono stati anni in cui nel calcio si poteva fare qualcosa di importante. Ho sperato davvero di arrivare ad alti livelli e, dunque, lì come in tutte le mie esperienze, ho dato tutto ottenendo anche una promozione con la Battipagliese, dalla C2 alla C1. Dopo queste esperienze è arrivata la chiamata del Crotone e in quel momento è cambiata la mia vita calcistica. Devo moltissimo a queste esperienze poiché mi hanno migliorato molto e il resto rappresenta sicuramente una bella conseguenza, ho per così dire raccolto i frutti. Sono soddisfazioni. A distanza di tanti anni, dopo essere ritornato a Crotone, mi sono accorto di cosa avessi lasciato a Crotone e alle città in cui ho giocato.
Parlando dell’Andrea Deflorio allenatore. La carriera è partita per pura casualità oppure è stata cercata e voluta?
Il mio sogno era fare l’osservatore e scoprire giovani talenti. Successivamente ho scelto e non era da scartare la carriera da allenatore. Ho fatto un percorso e ho ottenuto il patentino. Tuttavia, avevo una grande voglia di rimettermi in gioco dopo una lunga carriera da calciatore e, dunque, ho iniziato come collaboratore tecnico ad Andria.
Una lunga carriera, te la sentiresti di dare un consiglio a tutti coloro che vogliono intraprendere questo percorso e sognano di calcare palcoscenici importanti che il calcio professionistico offre?
La mia carriera è stata tutta costruita con le mie mani e con le mie capacità. La voglia e la determinazione hanno fatto la differenza, nessuno mi ha regalato qualcosa, ho saputo sfruttare le occasioni che si sono presentate nel corso del mio cammino. Nel calcio attuale non mi ci vedo, devo dirti la verità. E’ cambiato il modo di giocare, se vogliamo parlare di campo. Ai miei tempi c’erano troppi calciatori e dovevi lottare il doppio. La Serie B me la sono conquistata con il grande lavoro, mantenendo l’asticella altissima. Posso consigliare di crederci sempre nei propri mezzi e dare sempre di più. Oggi, penso, che manca un po’ di passione per determinati contesti di contorno. Ci sono tante cose ritenute importanti fuori dal calcio. Il calcio è semplice e per ottenere qualcosa conoscono una sola strada: lavorare quotidianamente. Il calcio mi ha dato tante soddisfazioni economiche, grande a Dio, e posso dire che un tempo per ottenere un buon contratto dovevi dare ottenerlo sul campo, nel mio caso segnando tanti goal.
Bari e Taranto. Due città che hai vissuto con intensità, nella primavera biancorossa e nel biennio 2005-2007 con i rossoblù. Due maglie non indifferenti, rivali nel calcio. Ecco Andrea, sei di origini di Noicattaro, provincia di Bari, come hai vissuto il momento in cui hai indossato una maglia “rivale” della tua terra di origini? Hai sentito delle pressioni, almeno inizialmente?
Ti dico la verità, è proprio questo aspetto che mi ha fatto piacere. So benissimo della rivalità tra un barese e un tarantino, sotto il punto di vista sportivo. Adesso è un po’ scemata la rivalità, quando giocano, si sentiva moltissimo. Pensavo, inizialmente, che potevo subire delle antipatie. Fortunatamente ho iniziato a segnare subito e ho conquistato la fiducia e la simpatia di tutti i tarantini. Sono stato capitano nei due anni a Taranto, mettendomi sempre davanti a tutto e tutti, cercando di essere un punto di riferimento per tutti i ragazzi. Ho sempre cercato di essere d’aiuto a tutti coloro che erano alle prime armi. E’ il calcio che ho sempre sognato, Taranto rappresenta tutto, così come Crotone.
