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Rivista al…Bar: il commento della Serie A a cura di Paolo Valenti (ottava giornata)

Rivista al…Bar: il commento della Serie A a cura di Paolo Valenti (ottava giornata)

Il Napoli tiene, la Juve rilancia. E’ la sintesi delle ultime due partite giocate nella domenica di questa ottava giornata, nella quale i partenopei sembrava che stessero per rinunciare, per la prima volta, ai tre punti per mano di un Torino trasformato dalla cura Juric. Invece, nonostante molte difficoltà di espressione, la squadra di Spalletti nel finale è riuscita a venire a capo di una gara che pareva essersi incagliata sul rigore sbagliato da Insigne. Un segnale?

Su un rigore sbagliato, invece, sbattono le speranze della Roma di uscire dal big match con la Juventus con un risultato positivo. Discorso opposto a quello fatto sul Napoli per i giallorossi: buona prestazione fatta di gioco e personalità che manca della scintilla che permette di sorridere a fine partita. Domenica prossima le due formazioni si scontreranno in un derby del sud che promette spettacolo.

Allegri, dal canto suo, si dimostra tanto bravo a ricostruire una Juventus che sembrava perduta come a infrangere cuori. Un atteggiamento tattico adeguato e la fiducia concessa a giocatori pragmatici più che fantasiosi (oltre a un pizzico di fortuna negli episodi decisivi che rimane il marchio distintivo dei vincenti) spingono i bianconeri a ridosso della zona Champions.

Sabato sera scoppiettante sull’asse Roma-Milano. All’Olimpico l’Inter non riesce a tradurre in risultato positivo una superiorità nelle trame di gioco che, per un’ora, ne manifesta la maggiore cifra tecnica. Ci vuole un episodio eclatante per ribaltare l’inclinazione di una gara che sembrava poter portare i tre punti ai nerazzurri. Un passaggio che genera enormi discussioni già sul campo e che è figlio della mancanza di vero spirito sportivo che caratterizza la nostra serie A. Sia chiaro: a termini di regolamento il gol del 2-1 è assolutamente legittimo. Un senso di fair play ottimale avrebbe indicato, nel momento in cui Dimarco era ancora accasciato a terra, di mettere la palla in fallo laterale. Ma quante volte questi “infortuni” sono solo pretesti che i giocatori utilizzano strumentalmente per interrompere le azioni avversarie o, più semplicemente, per perdere preziosi secondi di gioco? Nel dubbio spesso l’avversario acconsente a buttare la palla fuori dal campo per permettere i soccorsi al collega che sembra averne bisogno. Altre volte, come accaduto sabato, si prosegue l’azione, suscitando la reazione degli avversari che nel caso di Lazio-Inter ha assunto i connotati della rissa per il fatto che la mancata interruzione ha portato a segnare una rete. Nella fattispecie l’Inter si è trovata a dover pagare lo scotto di un malcostume che, a scanso di equivoci, sarebbe opportuno estirpare. E l’unica maniera valida per farlo, purtroppo, sembra essere proprio quella adottata incidentalmente dai giocatori della Lazio: fermarsi solo quando è l’arbitro a interrompere l’azione. Come, peraltro, già diversi anni addietro sosteneva Fabio Capello. Un riallineamento affermato e condiviso in questi termini da parte di tutte le squadre del campionato sarebbe auspicabile onde evitare quella danza sul limite del malinteso e dell’interpretazione soggettiva che spesso irrita pubblico e avversari.

Tecnicamente, comunque, Lazio-Inter è stata una bella partita: vibrante, accesa nella ricerca continua del gol da parte di entrambe le formazioni che hanno cercato azioni in verticale mai calate di intensità. Propensa a valorizzare il gioco sulle fasce la squadra di Inzaghi; più orientata alle ripartenze quella di Sarri. A proposito: che l’allenatore toscano si stia divertendo a prendere tutti in giro? L’opinione pubblica continua ad aspettare la rivelazione del sarrismo in casa Lazio (inteso come quel tipo di gioco che trovò la sua migliore espressione nel Napoli che sfiorò lo scudetto nel 2018). E se, invece, avendo trovato una squadra capace di giocare a memoria secondo i criteri che negli anni aveva assorbito da Inzaghi, il tecnico avesse deciso di continuare su quella falsariga tattica?

Sabato sera molti gol anche a San Siro: il Milan ribalta una partita che si era messa subito male sovvertendo uno 0-2 che alla fine del primo tempo pesava come un macigno. Oltre alle doti caratteriali dei rossoneri richiama l’attenzione di un commento l’autogol di Gunter: un gesto tecnico che è sembrato uscire dagli archivi dei gol dei colleghi del ragionier Fantozzi impegnati nelle loro occasionali sfide sui campi di terra e pozzolana. Un gesto che, nella sua mediocrità tecnica, ci ha fatto sentire tutti più vicini al calcio dei professionisti.

A cura di

Giornalista e scrittore, coltiva da sempre due grandi passioni: la letteratura e lo sport, che pratica a livello amatoriale applicandosi a diverse discipline. Collabora con case editrici e redazioni giornalistiche ed è opinionista sportivo nell’ambito dell’emittenza televisiva romana. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo "Ci vorrebbe un mondiale" – Ultra edizioni. Nel 2021, sempre con Ultra, ha pubblicato "Da Parigi a Londra. Storia e storie degli Europei di calcio".

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