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Rio 2016: Sir Bradley, dalla storia al mito

Quindici lunghi anni dedicati a una sistematica sfida al cronometro, al tempo, ai secondi, quindici anni di una carriera che entrerà di diritto nella leggenda del ciclismo hanno conosciuto venerdì la loro splendida apoteosi. Bradley Wiggins guida il quartetto britannico alla conquista della medaglia d’oro nella prova dell’inseguimento su pista, alla vittoria sulla fortissima formazione australiana e centra appieno l’obiettivo del quinto oro olimpico, reso ancor più scintillante dal record del mondo fissato dalla Gran Bretagna in 3 minuti, 50 secondi e 26 decimi. La Union Jack sventola al di sopra di tutti gli altri vessilli sul velodromo olimpico di Rio de Janeiro, perpetrando la supremazia britannica sulle competizioni ciclistiche su pista divenuta sempre più schiacciante nell’ultimo decennio, inaugurata proprio dallo stesso Wiggins nella specialità dell’inseguimento, sia individuale che di squadra, alle Olimpiadi di Atene e Pechino.

Bradley Wiggins è uno perfetto equilibrio tra talento e tradizione, nonché l’esempio vivente della riproposizione in campo sportivo delle qualità che hanno permesso in passato al Regno Unito di conquistare influenza e potere globale tra la fine del XVIII e gli inizi del XX secolo e che storicamente sono riconosciute dagli altri popoli ai britannici: metodo, tenacia, focalizzazione decisa sugli obiettivi, senso della strategia. Conglomerazioni di elementi che sono state fatte proprie da tutti i grandi britannici del passato, e che negli ultimi dieci anni Wiggins ha dimostrato di saper padroneggiare in maniera eccelsa. Come detto in apertura di articolo, l’intera carriera di “Wiggo” può essere riassunta in una continua, determinata e tenace sfida al tempo. È in questa gara continua che si può leggere tutta la grandezza del suo percorso agonistico, articolatosi tanto nel ciclismo su strada quanto nel ciclismo su pista: il pistard quattro volte d’oro nell’inseguimento, con due vittorie nella prova individuale e due in quella a squadra, ha saputo anche stabilire i record del mondo di specialità ed è riuscito a coronarsi d’alloro anche nella prova a cronometro olimpica su strada nell’edizione “casalinga” dei Giochi di Londra 2012. Alle XXX Olimpiadi la Gran Bretagna giungeva letteralmente innamorata del suo nuovo mito sportivo, fresco vincitore del Tour de France, primo britannico a riuscire nell’impresa, ed emblema della rinascita ciclistica del regno di Sua Maestà, trascinato dalle volate di Mark Cavendish, dalle frullate di Chris Froome ma soprattutto dall’onda lunga dei successi di Wiggins. Dopo la vittoria al Tour, Wiggins volle misurarsi con il Giro d’Italia, dove aveva già indossato la maglia di leader, ma il suo sogno rosa del 2013 svanì sotto i colpi della sfortuna e gli affondi di un irresistibile Vincenzo Nibali e, prima di concludere la sua carriera su strada, ebbe modo, come ricordano gli insuperabili narratori di ciclismo del magazine online Bidon, di competere con i durissimi tratti in pavé e le insidiosissime strade della Parigi-Roubaix, lanciandosi in una sfida più romantica che tecnica. Lasciato il suo segno nella storia del ciclismo su strada, Wiggins tornò alla pista, non senza aver prima portato a casa un ulteriore oro mondiale a cronometro, e regalò al mondo del pedale una nuova impresa: il record dell’ora, stabilito il 7 giugno 2015 al Lee Valley VeloPark di Londra con la misura 54,526 km. Un nuovo tassello, un ulteriore step prima del quinto oro olimpico, celebrato con istrionismo, con una linguaccia dal primo gradino del podio durante l’esecuzione di God Save the Queen. Perché Sir Bradley è anche questo: nobiliare nell’aspetto, anche ora che ha deciso di separarsi dai caratteristici basettoni, serio e meticoloso in ambito professionale ma dotato di una spontanea e umana simpatia che testimonia, citando esplicitamente quanto scritto nel bellissimo articolo di Bidon, la volontà di “fare la linguaccia alla Storia” e il carattere “di un uomo entrato nella storia di questo sport essenzialmente per divertirsi il più possibile. Un fenomeno. II ragazzo dorato di Herne Hill. L’unico, insostituibile Sir Bradley Wiggins”.

Andrea Muratore
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