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Rio 2016 rompe il muro del suono: medaglie “ascoltabili” per i non vedenti alle Paralimpiadi

Immaginate di essere ai giochi Olimpici, di aver appena concluso una gara tra le più dure. Siete stanchi, soddisfatti, in piedi di fronte a chi dovrà decidere se darvi o meno una medaglia. Immaginate il podio, uno dei tre posti può essere il vostro. Una volta sopra, finalmente, il tanto sognato premio: una medaglia è sempre una medaglia, che sia d’oro, d’argento o di bronzo. Riuscite a vederla? È proprio lì, fra le vostre mani. Lucente, brillante al vostro collo.

Ora provate a immaginare un atleta non vedente che ha appena vinto la sua, ce l’ha al collo ma non può vederla. Non può vedere nemmeno i disegni della medaglia, i particolari dell’oggetto che rappresenta quel traguardo raggiunto dopo tante fatiche. Non può neanche leggere la disciplina in cui si è distinto. Quest’anno però alle Paralimpiadi di Rio qualcosa è cambiato: si può letteralmente ascoltare il suono della vittoria. Per la prima volta nella storia dei Giochi, le medaglie, se agitate, emettono un suono. Un modo per dare agli atleti ciechi la possibilità di sperimentare con maggiore pienezza il loro trionfo. Ogni medaglia ha un tintinnìo diverso per l’oro, per l’argento e per il bronzo. Questo grazie a delle palline d’acciaio che si trovano al centro della medaglia e che producono un suono diverso in base al materiale di cui essa è fatta: più sordo per l’oro, medio per l’argento e più “squillante” per il bronzo. Le medaglie poi, sono leggermente più spesse nel punto centrale rispetto ai bordi, sui quali è inciso – in braille – il nome della disciplina sportiva d’appartenenza. Design e manifattura curate nei minimi dettagli rendono le 2.488 medaglie prodotte, 812 d’oro, 812 d’argento e 864 di bronzo, uniche nella storia delle Olimpiadi.

Un’importante novità questa, che va ad aggiungersi alla grande attenzione che il Comitato Olimpico di Rio 2016 ha voluto dare all’eco-sostenibilità in questi Giochi ormai conclusi. Le medaglie a base d’oro per esempio, sono state realizzate estraendo il metallo prezioso senza l’uso di mercurio, nel totale rispetto dell’ambiente.
Quelle d’argento e di bronzo sono state invece realizzate utilizzando il 30% di materiali riciclati, provenienti per la metà da bottiglie di plastica. Giochi sì dunque, ma anche uno spunto utile per riflettere su temi importanti come ambiente e integrazione: e sicuramente, questo sarà solo l’inizio.

 

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