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Riforma della Champions già nel caos, l’Associazione delle Leghe Europee minaccia: “Giocheremo quando vorremo”

Alla fine il cambiamento è arrivato. La Uefa non ha potuto far altro che cedere alla pressioni dei maggiori club europei e rivedere quantomeno la formula della Champions League. Una formula, quella attuale, ideata da Michel Platini con l’idea di arrivare al famoso “calcio democratico” dando la possibilità anche alle squadre delle Federazioni minori di poter portare le loro squadre a giocare la massima competizione europea. Una decisione che tra l’altro favorì anche l’elezione a capo del calcio europeo dell’ex numero dieci della Juventus, ma che non aiutò in nessun modo la competitività all’interno di essa, abbassandola notevolmente. Le vittorie larghe e facili di Barcellona, Bayern e Manchester City nel primo turno della nuova edizione di Champions League non fanno altro che confermare la bassa competitività a cui questa formula cervellotica e anche un po’ ipocrita ha portato la massima competizione europea per club. Inoltre  alcuni grandi e medi club, ogni anno, rischiano di rimanere fuori dalla Champions e dai suoi preziosi ricavi, in favore di squadre nettamente inferiori.

COSA CAMBIA– La Uefa in una breve nota sul suo sito ha annunciato i cambiamenti principali della Champions League, che avranno effetto a partire dall’edizione 2018-19: la prima e più importante novità è quella relative alla squadre partecipanti. “Le prime quattro squadre delle quattro nazioni con il ranking più alto andranno direttamente alla fase a gironi di UEFA Champions League”, tradotto le prima quattro di Inghilterra, Spagna, Germania e Italia entreranno di diritto in Champions. Una notizia importante per il calcio italiano, bisognoso più che mai di una certa stabilità a certi livelli per permettere il rilancio di un campionato che pian piano sta perdendo sempre più appeal e competitività. Un’altra importante riforma riguarda il ranking dei club. Il nuovo sistema di coefficienti prevede che i singoli club vengano giudicati individualmente, decadendo la quota di rappresentanza nazionale per il coefficiente dei singoli club (a meno che il coefficiente sia inferiore al 20% del coefficiente della federazione). Importante novità, nel calcolo del ranking, è l’introduzione del principio di storicità: verrà dato peso ai successi del passato di ogni club, dando più importanza, ovviamente, a quelli più recenti.  Il nuovo ranking servirà sia per comporre la lista delle teste di serie nei sorteggi di agosto (sarà abbandonato l’attuale sistema dei campioni nazionali come teste di serie) e in quelli dei turni a eliminazione diretta, in modo da evitare scontri al vertice già agli ottavi di finale, e si per stabilire la divisione della torta monetaria: i premi ai club, infatti, saranno suddivisi secondo il market pool (15%, contro l’attuale 40%), il fisso di partecipazione (25%), i risultati stagionali (30%) e, appunto, il ranking (30%).

C’E’ CHI DICE NO- La riforma però non ha raccolto solo consensi, anzi. Nei giorni successivi alla comunicazione da parte della Uefa di questa importante novità, la EPFL vale a dire l’Associazione delle Leghe Europee Calcio Professionistico. La EPFL è un organo consultivo composta dalle Leghe professionistiche di 32 paesi affiliati o associati in tutta Europa, con la quale la Uefa ha siglato un memorandum d’intesa nel 2012. Un lavoro condiviso che questa riforma rischia di mettere a repentaglio come conferma il comunicato emesso proprio dalla EPFL: “Un cambiamento importante nel calcio europeo è stato annunciato, senza l’appoggio e il consenso degli organizzatori del campionato di calcio nazionale in Europa. La riforma avrà un effetto devastante sui campionati nazionali e porterà a un allargamento del gap tra i principali club d’Europa e tutti gli altri, a scapito della competitività”. Nelle righe successive le Leghe Nazionali minacciano anche di svincolarsi proprio dal Memorandum d’Intesa siglato nel 2012: “Come conseguenza della decisione presa dalla UEFA, l’EPFL è convinta che la UEFA abbia violato il protocollo d’intesa tra le due organizzazioni. Nel caso in cui l’EPFL dovesse terminare il protocollo d’intesa a seguito di tale violazione, questo darebbe tutti i campionati europei la totale libertà di programmare le loro partite come meglio credono – inclusi negli stessi giorni e negli stessi orari d’inizio come UEFA Competizioni per Club”. In pratica si rischierebbe il caos più totale per quanto riguarda la composizione dei calendari, già difficili da far combaciare con i tantissimi impegni di Nazionali varie e squadre di club. Una situazione intricata dunque che il neo presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, sarà chiamato a sistemare il prima possibile.

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0 Comments

  1. Avatar

    Mario

    Settembre 19, 2016 at 1:38 pm

    L’ampliamento della Champions (e quindi la sua trasformazione di fatto in un campionato europeo) ha il solo scopo di frenare la Premier League, economicamente strapotente, e impedirle di risucchiare tutto il denaro di TV e sponsor.

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