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Retrocesso e confermato: l’unicità di Castori nel calcio italiano

28 aprile 2015: il Carpi di Fabrizio Castori raggiunge la sua prima, storica promozione in Serie A al termine della sfida pareggiata 0-0 con il Bari. Si tratta di un risultato più che meritato; i biancorossi, infatti, hanno largamente dominato il campionato cadetto sin dal girone d’andata, giungendo al giro di boa addirittura a +9 sul Bologna secondo in classifica (eguagliando così il record ottenuto dal Palermo nella stagione 2003/2004).

L’artefice di questa cavalcata trionfale risponde soprattutto ad un nome ed un cognome: Fabrizio Castori. L’esperto tecnico di San Severino Marche, classe 1954, dopo oltre venticinque anni di gavetta nelle serie inferiori, può finalmente gustarsi il sapore della Serie A. La squadra costruita sapientemente dal direttore sportivo Giuntoli è stata poi perfettamente organizzata sul terreno di gioco dall’allenatore marchigiano, abile a sfruttare le qualità dei singoli ed affidarsi spesso alla vecchia (ma sempre efficace) idea di calcio del contropiede.

Dall’inizio del luglio successivo, tuttavia, qualcosa inizia a scricchiolare. Giuntoli lascia Carpi poiché chiamato da De Laurentiis a costruire il nuovo Napoli targato Maurizio Sarri ed in Emilia arriva Sean Sogliano.

La visione del calcio dell’ex difensore del Perugia (tra le altre) e di Castori sono profondamente diverse ed il rapporto tra i due non decolla. L’artefice del miracolo Carpi, però, non può certo essere rimosso dal proprio incarico dopo aver fatto così bene.

Inizia, quindi, la stagione nella massima serie. L’impatto è devastante: due sconfitte nelle prime due giornate contro Sampdoria e Inter. Nel terzo turno, tuttavia, arriva il primo punto in Serie A nella storia del Carpi (a Palermo). La strada sembra in discesa ma è soltanto un’illusione. Dopo il 5-1 subito all’Olimpico contro la Roma a fine settembre, Castori viene esonerato. Sembra una follia ed, infatti, i tifosi carpigiani non nascondono tutta la loro delusione, manifestando grande affetto e solidarietà verso il tecnico che soltanto pochi mesi prima li aveva condotti in paradiso.

Sogliano porta a Carpi Beppe Sannino, con il quale in passato ha lavorato ottimamente a Varese: finalmente il tanto agognato feeling tra ds e tecnico ora esiste. Le cose, però, non migliorano e dopo soltanto un mese e mezzo Fabrizio Castori torna sulla ‘sua’ panchina, per quello che risuona tanto come un chiaro ‘mea culpa’ da parte del club emiliano.

Stavolta, a fare le valigie (oltre a Sannino) è anche Sogliano. Pieni poteri a Castori. L’uomo per ripartire è lui. Alla fine, il Carpi lotta praticamente sino all’ultima giornata per la salvezza ma Castori non riesce a bissare il miracolo dopo la promozione dell’anno precedente.

A questo punto, come accaduto a Frosinone con Stellone o a Verona (sponda Hellas) con Delneri (le altre due squadre retrocesse), pure a Carpi ci si aspetterebbe un cambio in panchina per partire con un nuovo progetto in cadetteria. E’ prassi, infatti, nel calcio italiano, ingaggiare un nuovo tecnico dopo che la squadra è retrocessa sul campo. A Carpi, però, evidentemente hanno imparato dagli errori del passato e non solo confermano Castori ma gli rinnovano pure il contratto.

Il risultato? I biancorossi, mantenendo in larga parte la squadra dell’anno passato e apportando solo qualche modifica (come l’esperto Catellani in attacco).

Il ‘caso’ Castori: un vero e proprio unicum nel mondo del pallone nostrano. In Inghilterra, invece, si tratta della normalità, basti pensare a Rafa Benitez con il Newcastle, Alex Neil a Norwich o Sean Dyche al Burnley (promosso in Premier League nel 2014, retrocesso ma confermato nel 2015 e di nuovo promosso nella massima serie inglese nel 2016) soltanto per fare alcuni nomi.

Che qualcosa stia cambiando anche da queste parti?

A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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