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Ready Player One: Troppa Roba

Sta per uscire l’ultimo film di Steven Spielberg. Ready Player One.

Come si dice orribilmente oggi è tanta, tanta roba. Meglio ancora: troppa roba.

Prima di andare a vederlo, se volete davvero goderlo profondamente, dovete però affrontare almeno di 4 domande fondamentali.

  1. Siete nati negli anni 70, o anche qualche annetto prima, insomma il tempo giusto per assaporare bene gli anni 80? Spielberg in effetti è del 46. Piuttosto maturo in quegli anni, ma li ha vissuti come tutta la sua vita. Da preadolescente.
  2. Siete o siete stati almeno un po’ nerd? Sì, insomma avete avuto una faticosa e lunga pubertà, ricca di ansie sentimentali, complessi di confronti sociali e grandi hobbies solitari?
  3. Siete, di conseguenza, (ex) feticisti di videogames, colonne sonore da walkman, film cult di fantascienza e del terrore?
  4. Amate il 3D e le nuove frontiere della tecnologia?

Se le risposte sono quasi tutte affermative, correte alla prima. In uscita il 28 marzo, oggi, due giorni prima rispetto agli Stati Uniti!

Se le risposte sono negative (soprattutto le prime tre, che sono connesse), andate comunque a vederlo. All’anteprima stampa la platea, alla fine, ha applaudito unanime. Segno che anche i più giovani (o più anziani) possono apprezzare. Scoprire. Restare stregati dalla magia di Spielberg, capace di ricreare ancora una volta quel rapporto unico con il suo fedele pubblico.

Come sempre non farò rivelazioni spoiler, ma se vi innervosite anche per semplici riferimenti generali, NON LEGGETE SOTTO.

 “Ready Player One” è basata sull’omonimo bestseller di Ernest Cline, che è diventato un fenomeno mondiale. Lo stesso Cline ha sempre considerato Spielberg una delle sue più grandi fonti d’ispirazione.

Steven conferma: “Mi hanno mandato il libro, oltre alla sceneggiatura, che ho letto per prima. Sono rimasto completamente affascinato dall’idea di questa contrapposizione di due mondi. Poi ho letto il libro, che mi ha davvero sconvolto perché era così profondo e così stratificato. Era esoterico; faceva paura; era accessibile … mi ha conquistato! “

Capite da soli che il cacio è caduto preciso sui maccheroni.

La storia si svolge nel 2045, quando il mondo reale è un luogo impervio e ostile. Un classico della fantascienza distopica. Gli unici momenti in cui Wade Watts (Tye Sheridan) si sente veramente vivo è quando si immerge in OASIS, un intero universo virtuale dove evade la maggior parte dell’umanità per sopportare l’esistenza stessa.

In OASIS, si può andare ovunque, fare qualsiasi cosa, essere chiunque – gli unici limiti sono la propria immaginazione. OASIS è stato creato dal brillante ed eccentrico James Halliday (Mark Rylance), che alla sua morte lascia la sua immensa fortuna e il controllo totale di Oasis al vincitore di una competizione in tre round che aveva progettato per trovare un degno erede. Quando Wade vince la prima sfida di una caccia al tesoro che va oltre la realtà, insieme ai suoi amici – chiamati gli Altissimi Cinque – verranno catapultati in un universo fantastico fatto di scoperte e pericoli per salvare OASIS e il proprio mondo.

Tuttavia la trama, piuttosto banale, ammettiamolo subito, è la cosa meno rilevante del film. Quello che vi terrà letteralmente incollati allo schermo non sarà nemmeno (o solo) lo strapotere di motion capture, live action, animazioni al computer ed effetti speciali incredibili che esplodono dalla prima scena all’ultima.

La vera magia è nella caccia costante alla citazione, al cameo, all’omaggio, alla caricatura, all’Easter Egg, autentica bandiera iconica di quest’ultima opera spielberghiana. Ce ne sono a palate. Ovunque. Dentro la stessa storia, in ogni dettaglio, in ogni battuta. Fino al delirio, quasi all’irriverenza. Penso a Shining, un vero e proprio esorcismo spettacolare di Steven alla sua stessa paura e forse al complesso nei confronti del Maestro Kubrick.

Provo solo a mettere in fila un po’ di nomi così, alla rinfusa, tipo associazione libera, come ho fatto appena uscito dalla sala.

Ho visto, intravisto, pensato ad Avatar, Matrix, Tron, Ritorno al Futuro, i Manga (tv e film), Akira, Atari, Commodore 64,  l’intera saga di Star Wars (sebbene la Disney abbia stupidamente vietato l’uso di riferimenti visivi ufficiali), Il Gigante di Ferro, War Games, I Goonies, gli A-Ha, Michael Jackson, Duran Duran, AC DC, Il Signore degli Anelli, Terminator, Total Recall, Robocop, Lo Squalo, Blade Runner, Minority Report, Stand By Me, ET, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, La Febbre del Sabato Sera, Street Fighter, Nightmare, Big Hero, Godzilla, Jurassic Park, Ghostbusters, Il Pianeta delle Scimmie e chissà quanti altri ora non mi sovvengono ma li ho senz’altro riconosciuti. Più tutti quelli mancati.

Capite di cosa stiamo parlando? E’ un’indigestione di ricordi, nostalgia, riscoperta, memoria involontaria e volontaria. Un caleidoscopio di emozioni indescrivibile.

Il tutto cucito e condito con una capacità “insane” (direbbe il Parker di Spiderman Home Coming, ma per fortuna, qui gli unici a mancare sembrano proprio i Marvel). Frutto del lavoro delle due principali società di effetti speciali, la Industrial Light & Magic (ILM) e il Digital Domain.

Stockhausen e Walicka Maimone, insieme ai supervisori dei VFX Roger Guyett e Grady Cofer, al supervisore all’animazione David Shirk, al supervisore alla scenografia virtuale Alex Jaeger e altri, hanno lavorato a stretto contatto con Spielberg per evolvere ogni aspetto di tali virtuosismi virtuali.

Sebbene avesse già utilizzato le tecniche del motion capture su “Le Avventure di Tin Tin – il segreto dell’Unicorno” e “Il GGG – il grande gigante gentile”, Spielberg è entrato nel territorio inesplorato della tecnologia VR come strumento per la direzione di un ambiente virtuale. Indossando un visore VR, poteva osservare un set interamente digitale, bloccare gli attori come i loro avatar, e pianificare le sue riprese.

Potremmo proseguire senza sosta rivelando i molteplici piani di questo film, ma direi di fermarci qui. Rifiatare. E provare a rivederlo. Con un block notes piuttosto alto.

Buona visione a tutti. Qui il sito ufficiale e tutti i suoi canali social.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Fiocchi
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