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Razzismo e Calcio: finalmente qualcosa si muove

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Razzismo e Calcio: finalmente qualcosa si muove

Un nuovo caso di razzismo scuote il mondo del calcio italiano. Poche ore fa, il giocatore della Roma Juan Jesus, è stato pesantamente insultato sul suo profilo Instagram a causa del colore della sua pelle.

E’ stato lo stesso difensore giallorosso a mettere in evidenza questa spiacevole situazione. Jesus, inoltre, ha chiamato in causa la società di Pallotta la cui risposta non si è fatta attendere.

Il club capitolino si è attivato in prima persona nel denunciare l’autore delle frasi razziste alla Polizia Postale. Per di più si è voluto sottolineare, tramite un messaggio social, che “la persona responsabile sarà daspata a vita dalle partite della Roma”.

E’ la prima volta che in Italia avviene un fatto così netto su una tema vergognoso come quello del razzismo. Finora infatti, nelle “puntate precedenti”, vi era stata una indifferenza o una presa di posizione scellerata da parte dei club del maggior campionato italiano.

Ecco di seguito ricordati due casi abbastanza recenti. Durante la partita Cagliari-Inter, valevole per  la seconda giornata di campionato, il neo attaccante nerazzurro Romelu Lukaku, in procinto di tirare il rigore decisivo, è stato insultato pesantemente da alcuni ultras cagliaritani presenti.

Nei giorni seguenti il club meneghino non ha fatto sentire la propria voce di dissenso verso un caso così vergognoso che riguardava uno dei suoi giocatori più forti. A mettere nero su bianco le proprie idee, e a mettere in chiaro il proprio punto di vista sulla vicenda, sono stati invece gli ultras nerazzurri.

I supporter della Curva Nord del Meazza, da sempre vicini a simpatie di estrema destra, hanno scritto un post rivolto allo stesso Lukaku in cui si diceva che il problema del razzismo in Italia “non c’è o quantomeno non viene percepito come in altri Stati”.

Gli stessi ultras interisti hanno affermato che, in casi in cui si sentano buu rivolti ad un giocatore avversario, non si può parlare di razzismo. Secondo loro, infatti, esso è un semplice modo per “aiutare le proprie squadre” e mettere pressione all’avversario durante una azione decisiva del match (in questo caso un calcio di rigore ndr).

Inoltre si è voluto mettere in evidenza come la gente, in generale, segua due modi di comportarsi totalmente differenti: uno lo mette in pratica quando è allo stadio, l’altro nella vita reale di ogni giorno. Un vero e proprio concetto che riprende quella idiota frase-scusa che dice “non sono razzista, ma…..”.

Durante la terza giornata di campionato, invece, è avvenuto un caso ancora più eclatante durante il match tra Hellas Verona e Milan. Durante molti scorci della partita, infatti, gli ultras gialloblu di casa hanno intonato cori razzisti nei confronti del giocatore milanista Kessie e insultato, per le sue origini campane, il giocatore Donnarumma.

La società scaligera, poche ore dopo, ha fatto però uscire un comunicato Twitter che così recitava: “I ‘buuu’ a Kessie? Gli insulti a Donnarumma? Forse qualcuno è rimasto frastornato dai decibel del tifo gialloblù. Cosa abbiamo sentito noi? Fischi, inevitabili, per decisioni arbitrali che lasciano ancora oggi molto perplessi, e poi tanti applausi, ai nostri “gladiatori”, a fine gara. Non scadiamo in luoghi comuni ed etichette ormai scucite. Rispetto per Verona e i veronesi”.

Insomma anche in questo caso non si parla di razzismo ma si mette in evidenza le decisioni arbitrali durante il match che avrebbero “autorizzato” i tifosi veronesi ad intonare un certo tipo di cori. Chi scrive, pensa che questo sia il caso peggiore che potesse capitare visto che una società di calcio di Serie A non solo non si schiera contro una tematica becera come quella del razzismo ma “getta altra benzina sul fuoco”.

Quello che è successo poche ore fa a Roma, dove il club capitolino si è mosso ed ha preso una decisione come quella del Daspo a vita, ricorda molto ciò che è avvenuto negli ultimi mesi in Inghilterra. Nel campionato di Premier League, infatti, sono stati molti gli episodi di provvedimenti così drastici, come il Daspo a vita, contro i propri tifosi che si erano resi protagonisti di azioni che rientrano appieno nel campo del razzismo.

Speriamo che questa iniziativa della Roma sia solo la prima di una lunga serie anche nel campionato calcistico del Belpaese e che soprattutto certe decisioni vengano prese dallo Stato e dalla Lega Calcio e non solo dalle società di calcio.

Potrebbe essere solamente un fuoco di paglia ma vogliamo essere ottimisti e chiudere con la frase “qualcosa si sta muovendo finalmente….”.

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