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Quello che ricorderemo della Coppa del Mondo di Rugby 2019

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Quello che ricorderemo della Coppa del Mondo di Rugby 2019

Poche ore fa, con la finale tra Sudafrica ed Inghilterra giocata presso l’International Stadium di Yokohama, si è chiusa la nona edizione della Rugby Wolrd Cup svoltasi in Giappone. Per la cronaca, i vincitori sono stati gli Springbocks che hanno sconfitto i “XV della Rosa” di Sua Maestà col risultato di 32 a 12.

Come ad inizio del torneo iridato, in questo pezzo noi di Io Gioco Pulito, vorremmo cercare di tirare alcune somme sul mondiale appena concluso. Sono infatti parecchi i bilanci da fare dopo questo mese e mezzo di palla ovale giocato nella terra del Sol Levante.

NUOVA ZELANDA:

La prima notizia è che la Nuova Zelanda non è riuscita a confermarsi campione del mondo e, in contemporanea, non ha raggiunto neanche la finale essendo stata eliminata in semifinale dall’Inghilterra. Questa è un fatto già di per sé rilevante visto che, ogni volta che si gioca un mondiale di rugby, il mondo intero guarda con molto rispetto ed ammirazione agli All Blacks capaci, in qualsiasi momento, di dar vita ad incontri spettacolari.

In questa occasione, però, i neri neozelandesi non sono riusciti a far prevalere la legge del più forte. In tal modo non è arrivato il terzo successo di fila per i mostri della doppia isola dell’Oceano Pacifico che si erano laureati campioni del mondo nel 2011, nell’edizione giocata proprio in Nuova Zelanda, e nel 2015, quando il mondiale si disputò in Inghilterra e Galles.

GIAPPONE:

Una delle grandi rivelazioni del torneo è stata sicuramente la squadra di casa del Giappone. I Brave Blossoms del mister neozelandese Jamie Joseph si sono infatti fatti notare visto che sono riusciti a chiudere primi il loro girone di qualificazione.

Diamo qualche numero per far capire bene questa impresa: i giapponesi hanno vinto tutte e quattro le partite del girone e hanno ottenuto 19 punti sui 20 disponibili. Grazie a tali numeri si sono piazzati, in classifica, davanti ad avversari ben più quotati come Irlanda e Scozia.

Purtroppo per i padroni di casa, ai quarti di finale, hanno pescato i futuri campioni del mondo sudafricani che li hanno eliminati con un perentorio punteggio di 3 a 26. Nonostante ciò, grazie alle ottime e convincenti prestazioni e vittorie ottenute nella fase a gironi della Coppa del Mondo, il Giappone occupa attualmente il 7º posto del ranking mondiale della palla ovale, con 82.08 punti.

INGHILTERRA:

La squadra inglese, ancora una volta, è riuscita ad arrivare all’atto finale del torneo ma non ha portato a casa la mitica Coppa Webb Ellis. Questa è stata la quarta finale giocata dai leoni di sua maestà dopo le due perse nel 1991 contro l’Australia e nel 2007 sempre contro il Sudafrica e quella vinta nel 2003 contro i Wallabies della terra dei canguri.

Prima della disfatta di Yokohama, però, la nazionale inglese si era resa protagonista di una piccola impresa che, in un certo senso, fa storia a sé: era riuscita a battere 3 delle quattro squadre che prendono parte al The Rugby Championship (il più importante torneo rugbistico che si svolge, ogni anno, nell’emisfero australe e a cui prendono parte alcune delle squadre più forti del pianeta). Le vittorie inglesi erano avvenute seguendo questo ordine cronologico: sconfitta l’Argentina durante il girone di qualificazione, Australia battuta ai quarti e Nuova Zelanda annientata in semifinale. Purtroppo per la Rosa, l’unica sconfitta con un team dell’emisfero australe è arrivata nella partita più importante del torneo. Insomma, ancora una volta, la nazionale di Londra è arrivata ad un passo dal trionfo e si è meritata il nominativo di “eterna illusa”.

SUDAFRICA:

Chiudiamo questo mettendo in luce una curiosità sui neo-campioni del mondo. La nazionale del grande paese del continente nero arriva sul tetto del mondo per la terza volta nella sua storia, dopo i trionfi del 1995 nel mondiale di casa e del 2007 in Francia.

Noi vogliamo fare una considerazione che avvicina questa vittoria a quella ottenuta 24 anni fa. Quel torneo iridato, infatti, veniva giocato in un Sudafrica che era da poco uscito dal periodo dell’apartheid ed in cui le tensioni razziali tra neri e bianchi nelle città sudafricane, ad esempio a Cape Town e Johannesburg, erano ancora molto forti.

In queste ultime settimane, il grande paese del continente africano, sta riattraversando un periodo politico interno abbastanza difficile. A far riaccendere le tensioni sono state le numerose manifestazioni di piazza che, con una forte componente razzista, accusano gli stranieri presenti nel paese, provenienti soprattutto da Nigeria, Mozambico e Zimbabwe, di “rubare il lavoro” ai cittadini locali.

Questo ci fa capire come il Sudafrica, nonostante le belle parole di facciata, sia ancora uno stato fortemente diviso su determinate questioni ed in cui la macchia del razzismo è ancora piuttosto radicata.

La vittoria del 1995, grazie anche al lavoro di una figura come Nelson Mandela, diede un forte impulso ad un miglioramento sotto questo punto di vista. Quanto fatto finora, però, evidentemente ancora non basta. Le nuove tensioni sono un campanello di allarme di questo diffuso malcontento. Chissà che questo nuovo trionfo in terra giapponese, seguito dall’appello all’unità fatto da Siya Kolisi, primo capitano nero della squadra, non possa portare ad un qualche miglioramento in tal senso.

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