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Quella sera al Gallia di Milano, la “prima” dello snooker in Italia ( seconda parte ): il D-Day dello Snooker nell’Europa continentale

Il FIAT CHALLENGE andrà in scena ancora per un paio di edizioni, nel Regno Unito, con un format leggermente ritoccato e altri campioni da mettere in vetrina, come Jimmy White e Stephen Hendry, ma sempre con un taglio favorevole agli specialisti del pool. Una scelta volta a rendere la sfida più appetibile per il pubblico americano, che è sostanzialmente il destinatario della trasmissione, anche per quanto riguarda l’aspetto pubblicitario dell’evento. Resta un po’ di rammarico che la FIAT, interessata all’epoca a farsi conoscere meglio nel mondo e in particolare sul mercato statunitense, anche grazie al biliardo, non abbia pensato di provare ad investire qualcosa pure sul fronte nazionale di BILIE E BIRILLI. Unica eccezione, a fine anni settanta, le prime STECCHE METALLICHE che furono prodotte con il contributo della tecnologia di un’azienda associata alla grande fabbrica torinese, come la RIV-SKF, specializzata nella produzione di cuscinetti a sfera. La collaborazione con Ferruccio Squarzanti, l’esperto di turno, portò i primi risultati positivi nel ’79, quando LE METALLICHE entrarono in produzione alla DYKO, di Romano Righini, rivoluzionando completamente il mercato italiano legato, fino ad allora, al legno. Ma è curioso che quello che poteva essere un autentico BOOM MONDIALE, come è successo per le racchette da tennis e le mazze da golf, sia rimasto invece un fenomeno circoscritto solamente al  mondo dei 5 BIRILLI.

Viene da chiedersi, a questo punto, quale sia stato  il bilancio di tre edizioni del FIAT CHALLENGE. Davvero «sconcertante», viene da dire, perchè mentre lo snooker non ha fatto assolutamente breccia nel mercato statunitense, il pool invece, quello praticato sui tavoli originali  americani, ha incontrato decisamente il favore del pubblico d’oltremanica, facendo proseliti soprattutto tra i giovani che l’hanno trovato un gioco più moderno e più accessibile dello snooker. Sempre un gioco  impegnativo, comunque, ma più divertente anche rispetto al PALLA 8 (versione BLACK BALL) che, sui tavoli inglesi, un po’ più piccoli, è stato da sempre  la versione classica del POOL, nel Regno Unito. E allora? Come non detto, perchè Hearn impara  la lezione e decide che conviene sviluppare SEPARATAMENTE le due specialità. Lo snooker sa bene ormai come piazzarlo, ma adesso è chiaro che per certi mercati risulta preferibile il POOL. Così comincia a creare un portafoglio di nuovi eventi che porteranno la sua compagnia, la Matchroom, a diventare leader anche in questo settore, proponendo competizioni a squadre di alto profilo come la Mosconi Cup, sorta di Ryder Cup del pool, e la World Cup, che è un vero e proprio campionato mondiale per nazioni. Per quanto riguarda, poi, le competizioni individuali, organizza da anni il  prestigioso World Pool Masters cui ha affiancato alcune edizioni del Mondiale di PALLA 9, per acquisire recentemente anche i DIRITTI dello US OPEN, sempre di PALLA 9, che è considerato il torneo di maggior tradizione nel campo del POOL.

Le  esperienze negative dello  SNOOKER  in Giappone e sul fronte americano, inducono a una certa prudenza. La realtà è che di MERCATI VERGINI, facili da conquistare, non ne esistono in Europa, anche perchè all’epoca i paesi dell’Est erano ancora sotto la morsa del COMUNISMO, un regime che ha sempre visto il biliardo come un retaggio della borghesia e, in quanto tale, un gioco da emarginare. Solo con la caduta del muro di Berlino le prospettive sarebbero cambiate radicalmente, favorendo ad EST la crescita dello snooker e del pool, unitamente al rilancio della PIRAMIDE RUSSA che è il gioco di tradizione negli stati dell’ex Unione Sovietica. Al di là, comunque, delle difficoltà che si possono trovare in giro per il mondo nell’articolato universo del panno verde, è certo che il biliardo gode sempre di ottima salute nel Regno Unito. Ne è testimone anche lo scrivente che, impegnato a fine anni ottanta in una grossa fiera del biliardo a Manchester, una città di mezzo milione di abitanti che non è,  nè Londra, nè Shanghai, si trovò a passeggio per il centro e  attratto da un’insegna INEQUIVOCABILE, finì per entrare in un circolo, giusto per fare DUE TIRI  e cercare un po’ di relax, prima di rientrare in albergo. Tra l’altro dopo una giornata stressante allo STAND  della DIRIPLAST, dell’amico Walter Cabianca, a far conoscere le stecche metalliche in un mondo, quello dello snooker, totalmente votato AL LEGNO. Ma la serata, per fortuna, è stata di maggior soddisfazione, perchè con l’imprenditore vicentino ci siamo goduti un ambiente da mille e una notte. Di sale da biliardo in giro per il mondo ne avevo viste tante, ma  niente di paragonabile allo spettacolo che si offrì ai nostri occhi, quella sera. Un CIRCOLO di una qualità e di un lusso FARAONICI, dotato di qualcosa come 65 tavoli, tutti da snooker (sic!), di cui il CENTRALE, circondato da tribune,  era il biliardo ORIGINALE sul quale Steve Davis – sempre lui, alla fine – aveva vinto il Campionato Mondiale del 1988. Correvano i favolosi anni ottanta e la luna di miele dei sudditi di sua Maestà britannica con lo SNOOKER , sembrava non dover finire mai.

Per le ambizioni espansionistiche dello snooker in Europa continentale, restano disponibili mercati importanti come Francia, Olanda, Belgio, Germania, Spagna  e Italia. Una cosa è certa, però, non sarà facile per lo snooker ricavarsi un posto al sole tra specialità fortemente radicate come carambola, pool e birilli. Hearn e il suo stato maggiore ne sono perfettamente consapevoli e proprio per questo si apprestano a mettere in atto una strategia operativa particolarmente mirata, dove nulla sia lasciato al caso, per offrire da subito un’immagine di stile, efficienza e professionalità che possa risultare vincente già al primo impatto col pubblico televisivo e i media. Si stabilisce a tal  fine che ci si sia uno sponsor unico per tutti i tornei del circuito. Sarà la Norwich Union, compagnia  inglese operativa nel ramo delle assicurazioni, a mettere il proprio LOGO in bella vista in questa iniziativa che genera grosse aspettative in tutto il mondo del biliardo, sul suolo continentale. Si decide per una scenografia sobria, elegante , che resterà invariata per tutti i tornei, così da favorire l’identificazione immediata del prodotto da parte dei telespettatori. Si giocherà in località  importanti e in alberghi di lusso, con un pubblico elegante ammesso in sala solo per invito, così da offrire la miglior cornice possibile all’ evento. Un’ambientazione un po’ RETRO’ – in «giacca e cravatta» si potrebbe dire – come poteva essere da noi negli anni sessanta, ai tempi del boom economico, quando il biliardo ha trovato casa negli eleganti saloni del Casinò di Saint-Vincent, dando vita ad un connubio che prosegue felicemente da allora, anche con un cambio di MILLENNIO in mezzo. Un bel BONUS per il biliardo sportivo, foriero di migliori traguardi e con l’augurio, per chi ci sarà, di poter festeggiare un giorno anche QUOTA CENTO, magari con un maxi-premio da 100.000 euro per il vincitore del GRAND PRIX del CENTENARIO. D’obbligo, naturalmente,  la TUTA SPAZIALE per il pubblico  in sala.

collezione Giuliana Musner

Come lo sponsor, risulta unico anche il BROADCASTER.  Si tratta dell’emittente francese Canal +,  di Vivendi, una PAY TV che ha iniziato le trasmissioni nel 1984 e ha dimostrato da subito interesse  per il biliardo mettendosi in concorrenza con TF1, la rete di stato, per l’acquisizione dei diritti della World Cup di carambola 3 sponde. La prima edizione, nel 1986, finanziata dal magnate tedesco Werner Bayer, partì in grande stile proprio da Parigi. Allora ci fu l’accordo con TF1, ma per l’edizione successiva i diritti erano già di Canal +. E’ stato proprio dalla metà degli anni ottanta che si è cominciato a vedere il biliardo in TV, con una certa regolarità , sui vari NETWORK NAZIONALI  in giro per l’Europa. In Italia è stata subito lotta tra la RAI e TMC per accaparrarsene i diritti, già dal Mondiale di 5 birilli, di Spoleto, nel 1985. La rete di stato, con Franco Trandafilo, si impegnò a man- dare in onda vari SERVIZI, anche se fu poi l’emittente monegasca a trasmettere la finale, in DIFFERITA e in SINTESI. Adesso è ancora TMC a tornare alla carica sotto la spinta del dinamico giornalista romano, Massimo Benedetti, per acquisire i diritti del nuovo TOUR dello snooker. Ovviamente il tutto è sempre da parametrare all’epoca, quando in una rete GENERALISTA gli spazi  destinati allo sport, anche per le discipline maggiori, erano molto contenuti. Così pure a TMC, dove alla fine ciò che si è visto, e credetemi a noi appassionati sembrava TANTA ROBA, sono state delle sintesi di circa mezz’ora (n.d.a. HIGH-LIGHTS, come si dice in gergo televisivo) relative alle finali dei vari tornei, proposte con il gradevole commento di Massimo Benedetti e Mariano Maggio. A completamento di questa panoramica, non possiamo non parlare dei giocatori, i VERI  PROTAGONISTI in campo, che in questo caso sono davvero la «crème de la crème»  dello snooker mondiale. Si parla  dei MAGNIFICI 7 della Matchroom, un superteam che allinea tre campioni mondiali – Davis, Taylor e Griffiths – unitamente al favoloso Jimmy White, giocatore-spettacolo per eccellenza, più i vari Thorne, Foulds e Meo, tutti ottimi protagonisti del MAIN TOUR, in grado di ben figurare, da anni, almeno tra i TOP 16 del WORLD RANKING. Naturalmente con personaggi di questa caratura e fior di campioni del mondo in gioco, i grossi premi sono d’obbligo. Il TOP è rappresentato da un maxi-assegno di 100.000 sterline, pari a circa  330 milioni di lire italiane, che verrà consegnato al vincitore del Grand Final, la prova conclusiva del circuito prevista a Montecarlo nella primavera del 1989. Gli altri tornei, nell’ordine Bruxelles, Parigi, Madrid e Milano, sono programmati per la fine  del 1988.

Da buon stratega del panno verde, il «Generale» Hearn sa bene che una campagna vincente va impostata al meglio sin dall’inizio, cercando subito UNA FACILE VITTORIA. Come il generale Montgomery, pure lui londinese, capo delle truppe alleate nel famoso SBARCO IN NORMANDIA del 6 giugno 1944, «Il Generale» Hearn punta a far breccia in una regione del nord Europa dove poter essere matematicamente certo della vittoria. Il Belgio fa per lui , perchè lo SNOOKER vi è ormai di casa e non ci sono dubbi che il D-DAY dell’invasione dell’Europa continentale debba veder luce proprio a Bruxelles, visto che nella capitale  belga le sale biliardo spuntano come funghi e il gioco con le 21 bilie colorate ha già messo in discussione la tradizionale superiorità della carambola. Certo i nomi dei grandi maestri della stecca, i vari Ceulemans, Dielis e Wafflard, sono ancora tutti legati alla tradizione dei tavoli senza buche, ma i giovani cercano d’istinto una loro strada e ormai  si sono lasciati sedurre dalla grande vetrina del biliardo televisivo, dove sembra esserci spazio quasi esclusivamente per lo snooker. Questo a partire dal 1983, quando l’arrivo della tivù VIA CAVO ha reso possibile la ricezione dei programmi della BBC, la rete di stato britannica, offrendo la possibilità agli apprendisti stregoni della NUOVA ARTE, di vedere regolarmente all’opera i vari Davis, White, Taylor e l’emergente Hendry, per impararne un po’ alla volta le tecniche e la scelte di tiro. Ma il messaggio che hanno recepito subito è che i fuoriclasse dello snooker stanno contribuendo ad alzare a dismisura l’asticella della popolarità di questo sport, dimostrando tra l’altro che col biliardo ci si può anche arricchire. Steve Davis ne è il più fulgido esempio, lui che con i suoi due milioni di dollari l’anno figura di diritto tra  i  PAPERONI dello sport a livello mondiale. Ceulemans, il campionissimo belga della carambola, ormai sulla cinquantina, guadagna si e no UN DECIMO rispetto a quello che può mettere in tasca tra tornei, esibizioni e sponsorizzazioni, il 30enne londinese. Magari avere VENT’ANNI e chi ce l’ha, adesso, punta ad una carriera sui tavoli con le buche, come fanno  i vari Lannoye, Gaudens e Haneveer.  Quest’ultimo, in particolare, anche con un certo successo, visto che è arrivato a figurare attorno ai primi 50 del mondo. Oggi un apprezzato commentatore di Eurosport in lingua fiamminga, ovviamente per lo snooker, Haneever ha anche il merito di essere stato il mentore di Luca Brecel, il talentuoso giocatore belga di origine  italiana che è, attualmente, il leader indiscusso dello snooker nell’Europa continentale .

Come prevedibile, la prima tappa del nuovo circuito della Matchroom viene accolta con grande entusiasmo a Bruxelles e il successo dell’evento risulta ulteriormente amplificato, a livello mediatico, dalla vittoria di Steve Davis, personaggio ormai diventato l’immagine stessa del gioco. Il fuoriclasse inglese viene tra l’altro da una stagione straordinaria che lo ha visto conquistare il quinto titolo mondiale, per diventare inoltre il primo giocatore a siglare la TRIPLICE CORONA, cioè  a vincere nella stessa stagione i tre tornei più importanti:  UK Champioships, Masters e Mondiale. Un risultato che, negli anni, solo Hendry, in due occasioni, e Williams riusciranno a eguagliare. In Belgio, intanto, Davis mette in bacheca l’ennesimo successo in carriera, battendo in finale il numero 3 del mondo, l’inglese Neal Foulds, destinato a diventare anche lui  uno dei più apprezzati commentatori di Eurosport. Il passaggio dalla stecca al microfono sembra essere abbastanza naturale  per tanti campioni di questo sport. Lo sarà, un giorno, anche per Davis, anche se qui è d’obbligo ricordare il fuoriclasse inglese per il suo successo di Bruxelles, che gli consente di staccare il biglietto per il Grand Final di Montecarlo. Ora, però, c’è da far posto ai protagonisti della prossima tappa, Parigi, in quanto il regolamento prevede una certa rotazione tra i MAGNIFICI 7, così da avere sempre 4 giocatori disponibili per ogni torneo. La Francia non si è mai dimostrata un paese particolarmente interessato allo snooker. Qui la specialità che va per la maggiore è da sempre la CARAMBOLA, ma giova alla causa di Hearn che il broadcaster, Canal +, se la giochi in casa questa tappa, così da poter  confezionare un prodotto ben curato. Oltrettutto c’è il BONUS  della vittoria di un altro grosso personaggio, come Dennis Taylor, che va a dare ulteriore impulso  ad un circuito che meglio di così non poteva partire, con un altro campione del mondo qualificato per lo SHOWDOWN conclusivo. Il simpatico ASSO nord-irlandese, dagli enormi occhiali da clown, batte 5-1 in finale il compianto Willie Thorne (1954-2020), giocatore brillante e ottimo esecutore DI SERIE, ma un po’ troppo altalenante nel rendimento anche per i grossi problemi che si è portato dietro in carriera col gioco d’azzardo e le scommesse sui  cavalli, che sono state, assieme allo snooker e alle belle donne, le grandi passioni di una esistenza votata agli eccessi. Un destino già segnato, il suo, con l’ultimo capitolo SCRITTO in Spagna, dove il popolare campione inglese andrà a spegnersi, di leucemia, in una penosa condizione di indigenza, nel giugno di quest’anno.

Dopo la vittoria di Parigi, adesso è Taylor che deve FAR POSTO per il prossimo appuntamento previsto in Spagna, a Madrid. Il sud dell’Europa è il terreno più a rischio per la SPEDIZIONE delle truppe di Hearn, ma la Spagna lo è un po’ di meno, sicuramente, perché in Costa del Sol, già nel 1984, sono stati inaugurati alcuni centri di SNOOKER, segnatamente a Fuengirola e Torremolinos, creati soprattutto per soddisfare le esigenze di quella dozzina di migliaia di espatriati britannici, che risultano  residenti nella zona di Marbella. E’ così che  nasce il Costa del Sol Classic, torneo ad inviti  che saluta il successo di Dennis Taylor in finale su Mike Hallet, col punteggio di 5-2. Questo per dire che un altro torneo in Spagna, organizzato a quattro anni di distanza, a Madrid, non potrà più essere considerato una novità. Certo, la Penisola iberica vantava, all’epoca, tradizioni ben maggiori nella carambola, nel pool e, parzialmente, anche nei BIRILLI, però le cronache riferiscono che LA CAPITALE ha riservato ugualmente una buona accoglienza agli assi dello snooker, tanto più che ad imporsi è stato il popolare Jimmy White , che ha battuto in finale Thorne, per 5-3. Un White apparso in ottima forma, che va a dare ulteriore lustro al duo degli ELETTI che risultano già qualificati per il Grand Final, in Costa Azzurra. Ora c’è da vedere chi andrà a far compagnia a Davis, Taylor e White, con la disputa della quarta prova prevista, a Milano, per fine dicembre ’88. E’ lì, tra l’altro, che si potrà capire quali possibilità di sviluppo ci sono nel nostro paese. Una specie di SALTO NEL BUIO  su cui non è facile fare previsioni, però la piazza è calda per il gran successo del Mundial ’87 di 5 BIRILLI  e, visto che di SNOOKER si  parla ormai anche in TV, ci sono buone possibilità che la metropoli lombarda, sempre culturalmente avanzata e aperta AL MONDO, possa accogliere con interesse anche questa SPECIALITA’ tipicamente anglosassone, di cui c’è ancora quasi  tutto da scoprire .

In Italia si parla di snooker già da anni. Le prime cronache di quel favoloso circuito che per noi appassionati era una sorta di NBA del biliardo, si sono lette alla fine degli anni settanta sulla rivista federale «Biliardo Match», ben diretta allora dal giornalista fiorentino Giuseppe Baglivi. Fu lui tra l’altro, ad invitarmi a collaborare per scrivere, soprattutto, di BILIARDO INTERNAZIONALE. Ricordo una certa perplessità iniziale da parte mia, ma in seguito non ho avuto modo di  rimpiangere quella scelta che, nel tempo, mi ha portato a diventare un professionista dell’informazione sul PANNO VERDE. Indimenticabile la prima foto ICONICA sullo snooker, apparsa sul retro copertina del numero di FEBBRAIO 1979. Era dedicata al grande Ray Reardon, reduce qualche mese prima dall’ennesima vittoria al Mondiale, la SESTA, che gli è valsa, tra l’altro, il record di longevità, ancora imbattuto , per quell’ultimo titolo vinto a 45 anni suonati .

Successivamente, dopo gli SCRITTI sono arrivati anche gli ORALI. E’ stato a Preston, nel 1983, in  occasione del Campionato del Regno Unito, quando con la famosa  ARMA DI RE  abbiamo avuto dei contatti con Barry Hearn e la WPBSA, per portare al Casinò di Venezia un grande evento televisivo, con un torneo MULTIDISCIPLINARE che, purtroppo, non è andato in porto, inducendoci a desistere dall’ambizioso progetto. Peccato perchè si sarebbe  potuto anticipare di un decennio la nascita del PROFESSIONISMO, poi arrivato in Italia per opera del grande manager del calcio, Franco Dal Cin, con il varo del  MONDIALE PRO, su Tele+2, nel 1992. Però era stata l’ARMA DI RE a tracciare il solco e, sicuramente, quell’iniziativa ha stimolato l’interesse di Hearn e del suo STATO MAGGIORE, che hanno voluto testare anche il mercato italiano, magari inaffidabile per certi versi, ma sicuramente appetibile con circa CENTOMILA BILIARDI in opera nella penisola. Anche l’arrivo in Brasile, a suo tempo, era sembrato un azzardo, ma si è tramutato in un grosso successo, soprattutto d’IMMAGINE. Ora  è il turno dell’Italia, dove lo SNOOKER è conosciuto quasi esclusivamente per ciò che se ne scrive nelle riviste specializzate e per qualche rara videocassetta che circola tra gli ESTEROFILI più incalliti. Ma adesso è arrivata la TV a tener desto l’interesse del pubblico e sembra un sogno quando viene annunciato ufficialmente, che per la «prima» all’hotel Exelcior Gallia ci sarà anche il mitico Steve Davis, prode condottiero del superteam della Matchroom. Sarà, ma nel cielo di Milano cominciano ad essere segnalati strani avvistamenti. Qualcuno, ben informato, ha detto che gli EXTRATERRESTRI stanno per arrivare.

 

 

 

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