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Quel Luglio del 1987: quando l’Aquila laziale divenne un’Araba fenice

C’è un’immagine che è scolpita nella mente e nel cuore di tutti i tifosi laziali. Che il tempo forse sbiadisce ma non cancella, e che ritorna in mente ogni volta, quando arriva il mese di Luglio. E il ricordo per qualsiasi tifoso biancoceleste non può che andare a quel luglio del 1987. Trent’anni sono trascorsi, eppure sembra ieri, come direbbe Edoardo Bennato. L’immagine, è quella di un ragazzo con la maglia numero 7 che corre su campo di calcio con il pugno alzato. Corre veloce, agitando il pugno in segno di festa. Dopo aver festeggiato con i suoi compagni supera la panchina e si dirige verso la curva occupata dai tifosi della sua squadra. Sullo sfondo, l’urlo impazzito di migliaia di persone accompagna la sua corsa. Ha appena realizzato con un perentorio stacco di testa il gol che ha portato in vantaggio la sua squadra. Ancora non sa che quel gol entrerà per sempre nella storia della Lazio. Come nella storia, entrerà anche lui, Fabio Poli. Sarà lui a decidere la sfida più importante di quella tornata di spareggi in quel del 1987. Quando la Lazio di Eugenio Fascetti, partita con una penalizzazione di nove punti, si giocò al San Paolo di Napoli contro il Campobasso la permanenza in serie B. Dopo aver perso la gara iniziale contro il Taranto, per un gol viziato da un fuorigioco che a tutti, tranne che all’arbitro, era sembrato evidente.

La gara contro il Campobasso, in programma il 5 luglio del 1987, era dunque l’ultima spiaggia. La partita da dentro o fuori. Dopodichè, in caso di sconfitta,  ci sarebbe stato l’abisso. Quello che Oscar Wilde avrebbe chiamato il De Profundis. La serie C, che se fosse arrivata, sarebbe probabilmente stata anche la fine per la storia della Lazio. Per questo che in quel luglio torrido del 1987 trentamila persone di fede laziale vollero trasferirsi a Napoli per stare vicini alla loro squadra del cuore. Che alla fine,  proprio come accade nei romanzi d’amore più belli, grazie a quel gol di Poli e quello prima, altrettanto memorabile di Giuliano Fiorini contro il Vicenza all’Olimpico, riuscì a salvarsi. L’anno successivo sarebbe arrivata l’agognata promozione e il ritorno nella massima serie. E qualche anno dopo con l’arrivo di Cragnotti sarebbero iniziati per il tifoso laziale i migliori anni della sua vita. E l’aquila che per un momento era sembrata agonizzante, si trasformerà improvvisamente in un’araba fenice.

Redazione
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