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Quanto costa giocare a calcio? Inchiesta sulle realtà giovanili

Quanto paghereste per giocare a calcio? E per diventare allenatori, quant’è il massimo che riuscirete a mettere sul piatto? Per molti ragazzini diventare un calciatore è un sogno, un desiderio da realizzare attraverso sudore e fatica. Alcuni, poi, sono disposti ad aggiungere all’impegno e al talento anche qualche incentivo economico. Altri ancora, magari manchevoli di talento, si spingono fino a pagare la possibilità di indossare la maglia di un club di prima fascia, e non solo.

Pochi giorni fa è apparsa su “Il Giorno” una lunga inchiesta in due puntate che ha fatto luce sul mondo del sottobosco calcistico. Giulio Mola, giornalista autore dell’indagine, ha fatto luce su una realtà fatta di elargizioni di denaro per ottenere comparsate in squadre importanti o richieste monetarie, o di sponsorizzazioni, a chi vorrebbe sedersi su una panchina in qualità di allenatore. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’autore di questo gioiello di giornalismo sportivo, troppo spesso svilito al mero resoconto cronicistico.

Ci racconta com’è partita la sua inchiesta?

Sono partito mettendo un annuncio su Facebook in cui chiedevo ai miei contatti se avessero mai ricevuto richieste di denaro per poter giocare a calcio. In privato tanta gente mi ha scritto facendo nomi di società, di settori giovanili, molte società importanti alcune di Milano e molto conosciute. Ovviamente non posso citarle perché rischio di prendere una querela.

La sua inchiesta attraversa il panorama calcistico lombardo, a partire dai più giovani.

Esatto, l’idea è arrivata proprio vedendo alcune situazione a livello di calcio dilettantistico. L’inchiesta verte sul panorama lombardo ma pare sia una brutta piaga che sta prendendo piede in tutta Italia. Non è la prima inchiesta, sono partito dai problemi in alcune scuole calcio con finti procuratori che avvicinano le famiglie o con famiglie che avvicinano finti procuratori con la speranza di vedere i figli in qualche grande squadra. Purtroppo questa cosa succede a livelli bassissimi. Poi ho parlato con chi ha dovuto rinunciare troppo presto alla carriera di calciatore o con allenatori che si sono trovati a spasso perché non avevano la spinta giusta benché avessero le qualità.

E’ una situazione nuova?

No, qualche anno fa mi raccontarono del portiere di una squadra sarda, militante in serie D, che è stato costretto a pagare di tasca propria il suo cartellino. Ora ciò che è peggio è calciatori e allenatori sono costretti a pagare per allenare o in alternativa devono portare degli sponsor ed è quello che purtroppo sta succedendo.

Ha avuto riscontri da parte delle autorità preposte ai controlli?

Ieri mi ha chiamato il Coni perché la Procura Generale era molto interessata sia al discorso calcistico sia alla lettera di denuncia dell’allenatore di volley, sempre pubblicata nella mia inchiesta.

Nella seconda puntata del suo reportage, pubblica la lettera di un allenatore del volley che racconta di giocatori che pagano per liberarsi da una squadra. E’ una pratica diffusa anche in altri sport?

Quella del volley è una testimonianza che mi è arrivata in ufficio e mi ha raccontato quello che avviene in campionati minori, in prima seconda e terza divisione dove il vincolo sportivo crea problemi a chi vuole liberarsi ed è costretto a pagare molto. Un altro sport interessato è il ciclismo dove gli sponsor hanno un ruolo molto importante. E in queste vicende, devo riconoscere con rammarico, che c’è molta omertà. Io ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno parlato ma quando poi cerchi delle conferme ti ritrovi persone che ti rispondono con mezze parole. E’ un po’ come la storia del doping, tutti sanno ma pochi parlano.

In questo caso so si può parlare di doping monetario.

Esatto. Qui ci ritroviamo bilanci ingrossati da questi soldi che arrivano in maniera curiosa. Il passo ulteriore è capire se ci sono club che hanno rapporti con la criminalità organizzata. Perché questi soldi da qualche parte finiranno, non saranno rendicontati.  Questo però è un passo successivo.

Ma secondo lei queste pratiche si fermano alle serie minori o toccano anche la Serie B e la Serie A?

E’ difficile avere le prove ma mi hanno parlato anche di persone che hanno pagato per arrivare in squadre primavera importanti e parliamo società di medio alto livello. Il tutto con lo scopo di far fare almeno una comparsata in prima squadra e sappiamo  che questo può capitare, spesso i ragazzi vengono aggregati anche solo per un allenamento. In questo modo il ragazzo avrà un curriculum più pesante e all’allenatore non costa nulla. Per noi è molto difficile distinguere i veri talenti da chi invece ha uno sponsor. Parliamo sicuramente di club di Lega Pro e Serie B ma anche di Serie A. Stiamo parlando di città molto importanti che possono avere club che fanno da ascensore tra la Serie A, la Serie B e la Lega Pro.

Quindi capoluoghi di Regione.

Sì, esatto. Le denunce arrivano da tutte le parti.

E’ curioso come ci siano club di Serie A legati in un qualche modo ad un club di serie inferiore. Penso a quello che poteva essere il rapporto tra Monza e Milan.

Non scopriamo noi che il Monza qualche anno fa ha avuto problemi di questo genere. Non è una notizia che qualche genitore denunciò le richieste di soldi da parte dei dirigenti per far indossare ai loro ragazzi la maglia del Monza. Però questo c’entra poco con il fatto che sia una società satellite. L’anno scorso a Pavia un dirigente ha denunciato i genitori di un ragazzo che si erano detti disposti a pagare per vedere il figlio in squadra con la maglia da titolare. Bisognerebbe indagare in tutti i settori giovanili, dove ci sono illustri sconosciuti che si trovano in squadra perché sponsorizzati.

Queste cose succedono perché è un settore nel quale l’offerta è superiore alla richiesta o perché si sente la crisi anche nel calcio?

Ci sono sempre meno soldi, ci sono società che falliscono e che hanno bisogno di liquidità così si cerca chi ha lo sponsor e chi i soldi li porta direttamente. Credo che sia l’unico vero motivo. E io ora non sto parlando di scuole calcio, perché nelle scuole calcio è giusto che la retta si paghi. Qui si parla di categorie superiori, almeno giovanissimi o allievi.

Qualche anno fa fece scalpore la convocazione in nazionale di Stefano Bettarini. Possiamo immaginare che sia successo qualcosa di simile?

All’epoca Bettarini era chiamato il Signor Ventura. Comunque diciamo che tutto sommato Bettarini ha avuto una carriera importante, ha giocato con Fiorentina e Sampdoria. Certo Bettarini è uno che ha guadagnato e si può concedere dei lussi ma conoscendolo anche di persona mi sentirei di dire di no. Anche perché ne abbiamo visti anche di peggiori in nazionale ma nessuno ne parla perché sono nomi meno in vista. Però mi dicono che queste cose succedono soprattutto per convocazioni in nazionali minori a livello così alto mi sembra difficile.

Invece un caso nel quale non ci possono essere dubbi è quello di Gheddafi nel Perugia.

E’ evidente che se il Perugia fa debuttare il figlio di Gheddafi nel match contro la Juventus qualcosa di curioso ci deve essere, anche considerando che lo stesso Gheddafi era sponsor della Juventus. Ricordo che contro la Juve fece un paio di azioni anche molto goffe. A lui è arrivato un ritorno di popolarità infinito perché anche quei pochi minuti sono diventati virali, soprattutto nel mondo arabo. Quello mi pare il classico esempio di giocatore senza qualità ma con i soldi è riuscito ad arrivare dove non sarebbe mai arrivato.

La sua prossima inchiesta verterà sulla nuova pratica, vigente in alcune società di Lega Pro, di arruolare un Presidente per il settore giovanile. Ci spiega perché questo può nascondere nuove occasioni di malaffare?

Bene, posso dirvi che ci sono tantissime società, soprattutto in Lega Pro, che si sono inventate la figura del presidente del settore giovanile, un ruolo che non esiste perché esiste un dirigente ovvero sia un responsabile, non esiste un presidente. Ecco società di Lega Pro o Serie D arruolano persone senza competenze o qualifiche ma che portano denaro o sponsor ai quali assicurano, in cambio, un posto in squadra per un figlio o un calciatore segnalato da loro. Spesso arrivano denunce alle varie associazioni di dirigenti o allenatori che segnalano queste situazioni. Comunque tornerò su questo argomento.

Redazione
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GiocoPulito nasce nel Novembre 2015 con l’obiettivo di dare un taglio all’informazione sportiva non tanto incentrandola sulla comune, quanto importante, attualità, ma andando a costruire un prodotto di informazione che potesse accrescere la conoscenza degli accadimenti passati o presenti, soddisfare la sana curiosità, alimentare la cultura e la passione per lo sport.

Commenti

4 Comments

  1. Avatar

    mirko1516

    Dicembre 12, 2016 at 12:45 pm

    Finalmente! Finalmente qualcuno ha il coraggio di mettere nero su bianco la realtà dei settori giovanili di tutta Italia.
    Ciò che spaventa è che dell’omertà e della corruzione che stanno dietro il mondo del calcio TUTTI ne sono a conoscenza, ma i più tacciono per timore di essere esclusi da questo “sistema” marcio, per il quale, probabilmente, hanno già pagato il loro prezzo.
    Ripeto, era ora che qualcuno ne discutesse.

  2. Avatar

    Maria

    Dicembre 12, 2016 at 4:04 pm

    Grazie, siamo qui proprio per questo. Se avete segnalazioni di fenomeni simili non avete che da contattarci 🙂

  3. Avatar

    Bortolas Claudio

    Dicembre 12, 2016 at 9:00 pm

    Se può interessare vi posso portare il caso di mio figlio Andrea (anno di nascita: 1991)
    Andrea ha giocato “gratis” fino alla categoria Allievi, firmando anno per anno il cartellino per una Società dilettantistica dell’hinterland torinese. L’anno successivo il bivio: firmare il vincolo “a vita” (in realtà fino ai 25 anni di età) oppure trovare un’altra società disposta a pagare il premio di preparazione. Lui aveva “mercato” ed ha cambiato Società. La sua nuova Società, al secondo anno, l’ha utilizzato come fuori quota in prima squadra (serie D). Al terzo anno la Società è fallita, ma lui era a tutti gli effetti un giocatore vincolato. Morale: per potersi svincolare e diventare proprietario del proprio cartellino, oltre ad averci rimesso il concordato rimborso spese (5.000 € per la stagione) ha pagato (in realtà ho pagato io) 1.500 € in contanti ed in nero ad un Dirigente della Società in liquidazione. E ci è andata ancora di lusso, potevano essere ancora più esosi.
    Il vero scandalo è il vincolo delle Società dilettantistiche di calcio che, di fatto, obbligano molti ragazzi, una volta attivati ai 17/18 anni ad una scelta radicale: far riscattare dalla famiglia il proprio cartellino o … smettere di giocare nell’ambito della FIGC.
    Quelli bravini, come Andrea, una soluzione “economica” la trovano, quelli meno bravi che hanno la passione per il giuoco (con la “u” come dicono in Federazione) del calcio, se vogliono continuare a correre dietro ad un pallone devono sganciare. Prendere o lasciare, questa è la triste realtà.

    Scrivetene, fate emergere questa triste realtà. L’Italia, a quanto mi risulta, è l’unica Nazione dove vige questa assurda legislatura. Il vincolo deve essere abolito completamente. Le Società che “preparano” i giovani per Società più importanti devono essere giustamente ricompensate, ma allo stesso modo devono “liberare” i ragazzi che tecnicamente non ritengono all’altezza di far parte delle proprie prime squadre o che non hanno sbocchi in categorie superiori.

    Buon lavoro,
    Claudio Bortolas

  4. Avatar

    GIUSEPPE

    Dicembre 13, 2016 at 10:41 am

    Effettivamente e’ cosi. Chiamasi Corruzione tra privati,tutti ne sono a conoscenza ,nessuno ne parla.Occorre aspettare qualche grande inchiesta di qualche magistrato in odore di carriera a seguito di equilibri saltati in seno alla FIGC E LND
    Magari il Tavecchio ne sa qualcosa??????

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