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Quando l’Alessandria ispirò un film contro il calcioscommesse

Nel girone di andata hanno corso veloci come un treno. Solo l’ultimo atto del 2016, giocato il 30 dicembre contro il Livorno, non gli ha permesso di restare imbattuti. Ora ricominciano dal +5 sulla Cremonese, ma col chiaro intento di centrare l’obiettivo sfumato la scorsa stagione: la serie B. L’Alessandria è tornato sulle cronache sportive già l’anno scorso, quando eliminò in successione Palermo, Genoa e nei quarti Spezia, raggiungendo così la semifinale di Coppa Italia. Non accadeva da diversi anni che una squadra di Lega Pro andasse così in fondo in quella che è sempre di più la competizione di ripiego per tutte le squadre di Serie A (comprese le piccole).  In semifinale incontrò il Milan, che li eliminò. In quell’occasione i Grigi non poterono però rincorrere il sogno tra le mura di casa del Mocca, ovvero lo Stadio Giuseppe Moccagatta (in onore del Presidente e Sindaco di Alessandria negli anni ’40). La storia non si scriverà al Moccagatta, scrisse un anno fa Simone Meloni sulle nostre pagine. Con l’eliminazione per mano dei rossoneri, la storia si porterà via anche gli ultimi obiettivi della scorsa stagione, che l’Alessandria ha vissuto calando, fino a veder sfumare anche il sogno di ritornare in Serie B. Può essere quest’anno la volta buona? Sì, anche perché vincere il girone di Lega Pro implica lasciarsi alle spalle l’impegnativa trafila dei playoff. Ma la Cremonese, anch’essa nobile decaduta che da dieci anni affanna in Serie C, vuole tornare allo stesso modo in Serie B. Sarà una bella sfida.

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Ma non di solo calcio hanno vissuto i Grigi dell’Alessandria. C’è un aneddoto che porta oltre le prestazioni sportive, sconfinando nel mondo del cinema. Dal sito dell’associazione Museo Grigio, che si prefigge lo scopo di divulgare la storia, la cultura e l’immagine dell’Unione Sportiva Alessandria, è comparsa a firma di Mario Bocchi, quella che è una vera e propria notizia d’archivio: i grigi della squadra piemontese, nell’epoca ormai distanti del Secondo dopoguerra, furono la fonte d’ispirazione della pellicola Gli Eroi della Domenica, per la regia di Mario Camerini, e protagonista Raf Vallone, attore che però ebbe anche un passato da calciatore, nel Torino, dove militò dal 1934 al 1941, con una breve parentesi al Novara. Il film, datato 1953, racconta la storia di una squadra provinciale che fa fatica in fondo alla classifica ed è impegnata nel preparare una delicata trasferta: a San Siro, contro il Milan. Un susseguirsi di vicissitudini anima però la vigilia dell’importantissima gara: il portiere Stefan cerca di fuggire con Marica, autentico colpo di fulmine che condivide con l’atleta la condizione di esule istriana. Nella fuga, il portiere s’infortuna, e al suo posto viene chiamato con poco preavviso il giovane Marini. Al contempo, il centravanti Gino Bardi (interpretato, appunto, dall’attore-giocatore Raf Vallone), eroe dei tifosi, viene coinvolto in una combine: giocare male apposta per far perdere la squadra e intascare una bella cifra. L’embrione del calcioscommesse. Ma mentre Bardi valuta la ghiotta occasione, il medico lo informa del suo preoccupante stato di salute, che influisce sulla partita, poiché genera la preoccupazione dell’atleta. La partita però prosegue…come finirà? Cosa ne sarà dei grigi a fine partita? Non mancano le sorprese, sia nella trama, che nel risultato finale, dove ci sarà lo zampino del giovane ed inesperto Marini, che sostituì il fuggiasco Stefan.

https://www.youtube.com/watch?v=m-DbIo1QvT8

Il film è disponibile online, su YouTube. Non fu mai rivelato il nome della squadra provinciale protagonista di questo ormai antico film, ma qualcosa lascia pensare che gli Eroi della Domenica fossero liberamente ispirati al grigiore dell’Alessandria, che in quell’epoca militava in Serie B, e non in Serie A. Il tutto fa però parte della fantasia e della creatività cinematografica, che raccontando una semplice partita di calcio tra il Davide e il Golia di turno, tentò di condannare quella che purtroppo negli anni successivi diventerà una piaga del nostro calcio: la corruzione e le scommesse illegali attorno al mondo del pallone. Era solo il Dopoguerra, il Paese si stava ricostruendo gradualmente, il boom economico sarebbe arrivato dieci anni dopo, ma lo spettro del malaffare già aleggiava sul calcio, anche se nel contesto del film in questione, la combine appare poco credibile: chi mai punterebbe una grossa cifra di denaro sul Milan che vince tra le mura amiche contro una provinciale? Corrompendo un giocatore poi…La brutta storia recente insegna che si scommette sugli anonimi Siena-Bari o Genoa-Venezia (anche se in questo caso c’era in gioco la promozione del Grifone in A, dopo dodici anni di assenza…). Ma già durante gli anni ’50, c’era chi voleva denunciare a gran voce una malattia del calcio che con la modernità non ha fatto altro che peggiorare. E l’Alessandria fu una spontanea fonte di ispirazione per Mario Camerini, regista che ha girato più di quaranta film, compreso un atto della saga di Don Camillo (e anche lì c’entra il calcio, cercate online notizie sul Brescello). La grigia provincia che oggi vuole togliersi di dosso la Lega Pro per tornare nella Serie B che viveva durante l’epoca degli Eroi della Domenica, può andare fiera di aver portato grandi eroi sul grande schermo, in un film che vede le performance anche di giocatori veri di quell’epoca: Gunnar Nordahl, Gunnar Gren, Nils Liedholm, Lorenzo Buffon…professionisti nel Milan del dopoguerra.

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