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Problemi al Var: anche Gravina vuole rivederla

Problemi al Var: anche Gravina vuole “rivederla”

Da sempre, il campionato italiano, è stato caratterizzato da episodi sul campo che hanno lasciato più di qualche dubbio sulla buonafede dei direttori di gara, con polemiche che si protraggono nei giorni, e in alcuni casi negli anni. Dal gol di Maurizio Turone, ingiustamente annullato durante uno Juventus-Roma del 10 maggio 1981, fino al fallo su Ronaldo di Mark Iuliano, avvenuto durante uno Juventus-Inter allo stadio Delle Alpi di Torino del 26 aprile 1998, sono molti gli “aiutini” che hanno falsato, secondo alcuni, il regolare svolgimento delle partite ed hanno, in determinati casi, influenzato l’esito finale della stagione calcistica.

Per porre rimedio a queste ombre e provare a placare le polemiche postgara. ha fatto il suo esordio ormai quasi da due anni sui campi della Serie A, la VAR. Questa parola è un acronimo per Video Assistant Referee che è un sistema usato, essenzialmente, in quattro occasioni che per molti ancora non sono chiare del tutto:

1) segnatura di un gol;

2) assegnazione o meno di un calcio di rigore;

3) espulsione diretta di un calciatore;

4) errore di identità (quando si sbaglia il giocatore da sanzionare).

La decisione finale, però, spetta al solo direttore di gara.

A spingere molto sull’utilizzo della VAR è stata in particolar modo la FIGC, il più importante organo del mondo del pallone italiano. Questo perchè, ai piani alti della federazione, era pensiero comune che tale tecnologia sarebbe stata una ottima aiutante per non far più sbagliare i direttori di gara durante la partite. Uno dei massimi fan della VAR è stato ad esempio Giancarlo Abete, presidente della FIGC, per ben due mandati, dal 2007 al 2014.

Tale tecnologia online è entrata in servizio, in Italia, per la prima volta durante le fasi finali del Campionato Primavera 2016-2017. Pochi mesi dopo, con l’inizio della stagione del campionato di serie A 2017-2018, la VAR ha fatto il suo esordio anche nel campionato di serie A italiano.

La situazione però non è cambiata molto e, ad oggi, sono ancora numerosi coloro che nutrono più di qualche sospetto nei confronti di questo supporto tecnologico. Difatti, visto che la decisione finale spetta solo al direttore di gara e alla sua sensibilità, parecchi continuano a dubitare della stessa buona fede degli arbitri.

I direttori di gara, d’altronde, hanno reso palese più di una volta la loro non piena convinzione nel prendere una decisione durante una partita, che alla fine in alcuni casi si è rivelata determinante per il risultato finale, anche dopo aver consultato il VAR per lunghi ed interminabili minuti.

Con l’inizio della stagione calcistica attuale, la 2018-2019, vi sono state delle revisioni del sistema VAR dopo le polemiche dei mesi passati. A tal proposito risultano molto significative le parole di Nicola Rizzoli, designatore del C.A.N. A (Commissione Arbitri Nazionale di Serie A), che ha affermato: “ Migliorare è quello che ci aspettiamo tutti, abbiamo un’esperienza annuale alle spalle che ci ha insegnato molto e già durante la stagione passata abbiamo provato ad alzare l’asticella contribuendo anche alla riuscita del Mondiale. Puntiamo da subito a un livello alto, vogliamo portare il calcio a un livello di giustizia totale: non ci sarà mai, ma abituiamoci a correzioni evidenti”.

Con le nuove modifiche gli addetti al VAR possono intervenire solo in caso di errore chiaro ed evidente ( “clear and obvious error” in inglese). La tecnologia VAR, insomma, interverrà solo quando l’errore è palese a tutti; in tutti gli altri casi farà fede la sola decisione dell’arbitro. In questo contesto, come evidenziato da alcuni ex arbitri, si possono generare problemi tra addetti al VAR e direttore di gara con episodi in cui i primi non intervengono perché hanno una sorta di timore riverenziale per i secondi (soprattutto se si tratta di esperti), e altri in cui i secondi “soffrono” la scelta presa “dall’alto” dai primi.

Inoltre, per molti, la modifica al VAR rappresenta un autentico passo indietro rispetto a prima e rende ancora più inutile l’utilizzo del tecnologia che, anzi, diventa un intralcio in più visto che sarà fondamentale il labile confine tra oggettività e soggettività dell’arbitro per quel che riguarda una presa di posizione su un fallo, un tocco di mano o un cartellino dato o non dato.

Al contempo, sono rimasti invariati i quattro casi in cui il VAR può intervenire: gol, rigore, espulsione diretta e scambio di persona.

Pochi giorni fa, infine, ha preso parola sulla tematica della Video Assistant Referee anche l’attuale presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Lo stesso numero uno della federazione calcistica italiana ha detto che l’uso di tale supporto tecnologico “ deve essere costante e continuo: prima o poi arriveremo a due chiamate da parte delle società. Questo toglierebbe qualunque tipo di polemica”. Insomma le due squadre in campo potranno chiedere l’intervento della VAR, se il direttore di gara decide di non usarla, per ben due volte durante una partita. Un po’ come funziona il famoso “challenge” nel Tennis, nella Pallavolo o negli Sport americani.

Tale proposta, però, dovrà essere accettata dalla IFAB (International Football Association Board): il più importante organo internazionale, indipendente dalla FIFA, che ha il potere di stabilire qualsiasi modifica e innovazione delle regole del gioco del calcio a livello internazionale e nazionale. Gravina, infine, ha voluto concludere con una netta presa di posizione riguardo la questione del supporto tecnologico al direttore di gara: “Nella passata stagione abbiamo avuto risultati straordinari. Sottolineo l’utilizzo ampio e costante, la stretta sulla Var dà maggiori responsabilità all’arbitro. Sono dell’avviso che, quando c’è lo strumento tecnologico, va usato sempre”.

Insomma, il caos regna sovrano ancora una volta ai piani alti calcistici nostrani. Speriamo che si trovi una soluzione per rendere effettivo un supporto che, ancora oggi, in molti vedono come un qualcosa di anti-democratico.

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