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Premier League: sanzioni a chi non migliora l’accesso per i disabili

Almeno tre club di Premier League sono a forte rischio di sanzioni per non aver adempiuto ad una scadenza, peraltro autoimposta, per migliorare l’accesso per i tifosi disabili negli impianti.

Un rapporto dei vertici di quello ad oggi ritenuto il campionato più avvincente e spettacolare d’Europa afferma che Bournemouth, Chelsea e Watford difficilmente riusciranno a soddisfare gli standard in materia di portatori di handicap e accessi agli stadi a partire da agosto 2017.

E’ stato sottolineato come i club stiano ancora “lavorando intensamente per giungere in tempo con il momento della consegna” ma il discorso non cambia: le suddette società al momento non sono state in grado di fornire gli spazi sufficienti per il numero di sedie a rotelle imposto.

Gli attivisti hanno criticato il mancato rispetto delle norme stabilite. “Il tempo delle scuse è finito”, ha affermato David Isaac, presidente della Commissione per l’Uguaglianza ei Diritti Umani. “La Premier League ha promesso che l’accesso per disabili sarebbe migliorato entro l’inizio della prossima stagione, quindi è veramente molto deludente che un certo numero di club non riuscirà a rispettare tale termine”.

“I club devono sbrigarsi a mettersi in regola per garantire che tutto sia conforme alla legge e che diventi più facile per i tifosi disabili assistere alle partite. Se non lo fanno, posso preannunciare che dovranno affrontare un’azione legale.

La relazione del board della Premier League giunge dopo che i parlamentari inglesi il mese scorso hanno sostenuto che i club della massima serie del paese devono conferire l’assoluta priorità al miglioramento delle strutture per i disabili all’interno degli impianti.

In caso di mancato mantenimento delle promesse, i vertici della Premier possono imporre multe fino a £ 25.000, mentre i casi di violazione gravi sarebbero affidati ad un gruppo indipendente, che potrebbe infliggere ammende più pesanti o anche detrarre punti.

Chi, dunque, si trova più a rischio tra i club della massima serie? Il Bournemouth possiede 195 spazi per i fan disabili, non il numero richiesto. Tuttavia, la società ribatte che il Vitality Stadium non è di sua proprietà, oltre al fatto che le piccole dimensioni dello stadio rendono qualunque lavoro assai complesso. Il progetto è quello di trasferirsi in un impianto più grande nei prossimi anni.

Il Chelsea ha 128 posti dedicati ai tifosi disabili, troppo pochi rispetto ai 214 imposti dalle norme. Il club sta cercando di passare a un nuovo stadio di 60.000 posti ed afferma che, nel frattempo, si consulterà con i tifosi disabili per trovare soluzioni adeguate.

Il Watford ‘italiano’ di Pozzo e Mazzarri, invece, detiene 61 spazi per i tifosi con handicap; anche in questo caso, un numero di gran lunga più basso in confronti ai 153 previsti dalle regole. La società promette di fornire più spazi per sedie a rotelle da agosto, ma dice che deve affrontare sfide architettoniche assai difficili. Ad ogni modo, l’ex club di Elton John ha affermato di mirare a creare tanti altri miglioramenti per aumentare la godibilità dello spettacolo a Vicarage Road per i tifosi disabili. Burnley, Middlesbrough e Hull, promossi in Premier soltanto la scorsa estate, hanno infine ricevuto ulteriore tempo (2018) sono stati dati estensioni al 2018 per soddisfare gli standard.

Ma come si è giunti a tutto ciò?

La storia non è poi così lontana. Tutto nasce nel 2014, quando una straordinaria indagine della BBC porta alla luce il fatto che 17 dei 20 club della massima serie inglese (in quel momento) erano riusciti a fornire spazi adeguati per le sedie a rotelle di fan disabili.

In Inghilterra scoppia un putiferio e, a settembre del 2015, i vertici della Premier League promettono di migliorare le strutture dello stadio per i tifosi disabili, affermando che i club dovranno rispettare linee guida ufficiali a partire da agosto 2017.

Esattamente un anno dopo, tuttavia, molti gruppi di attivisti preannunciano che fino a un terzo dei club mancherà il termine per soddisfare gli standard di accesso di base. Passa un mese e Lord Holmes, principale esponente del movimento in favore dell’aiuto ai disabili, allerta i parlamentari sul fatto che l’azione legale contro i club e la Premier League rimane un’opzione assolutamente rilevante se gli standard non dovessero essere rispettati.

Arriviamo a gennaio 2017: un rapporto dei deputati inglesi afferma che alcuni club potrebbero affrontare pesanti sanzioni perché non stanno facendo abbastanza in materia di accesso allo stadio per i fan disabili.

Nel frattempo, Manchester United, Liverpool ed Everton (società modello in tal senso) annunciano piani per sviluppare ulteriori piattaforme per ospitare ancor più tifosi disabili.

Non resta che attendere e verificare nei prossimi mesi se, effettivamente, nella competizione nazionale per squadre più bella del mondo ci dovrà essere spazio anche per polemiche derivanti dalla mancanza di interesse per chi si trova ad essere meno fortunato.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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