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Politica alle Universiadi: la prima volta di Kosovo, Arabia Saudita e il veto serbo

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Politica alle Universiadi: la prima volta di Kosovo, Arabia Saudita e il veto serbo

Che i kosovari e i serbi vivano in stato di perenne conflitto, se non militare comunque diplomatico, non è di certo una novità, così come non lo è l’utilizzo delle grandi manifestazioni sportive con finalità politiche. Si pensi alle mancate partecipazioni della Repubblica Popolare Cinese durante le edizioni dei Giochi Olimpici in cui la nazione riconosciuta dalla società internazionale era la Cina di Taiwan/Taipei, si pensi al boicottaggio di molti paesi africani a Montreal ’76 per protesta contro l’apartheid sudafricano, o anche ai famosi boicottaggi incrociati di USA e URSS rispettivamente ai giochi di Mosca ’80 e Los Angeles ’84.

Purtroppo, anche le gare della XXX Universiade sono finite sotto scacco della geopolitica e delle relazioni internazionali, vista l’assenza della delegazione serba per protesta contro la partecipazione (la prima a livello ufficiale) del Kosovo.

Come è ben noto, il Kosovo, coadiuvato da una coalizione internazionale e dalle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite, ha combattuto una pesantissima guerra proprio contro i serbi alla fine dello scorso secolo, uscendone vincitore, indipendente, ma comunque molto ferito.

Ancora oggi il neonato paese balcanico, dichiaratosi autonomo nel 2008, non è riconosciuto politicamente da alcuni stati, tra cui ovviamente la Serbia. L’area che si respira tra i due vicini ex jugoslavi è particolarmente tesa proprio in questi giorni, anche vista l’apertura della politica montenegrina, non più stretta alleata dei serbi, ai kosovari. In un’atmosfera di spionaggi, veti incrociati, e minacce di guerra, non stupisce che anche a Napoli 2019 arrivi l’eco delle vicende balcaniche, molto più vicine di quanto non venga spesso fatto credere.

E’ comunque un peccato che in questo modo venga offuscata la prima partecipazione del Kosovo, che solo nel 2016 aveva esordito da nazione indipendente alle Olimpiadi, nonostante la delegazione sia composta da un’unica atleta, Rita Hajdini, che ha gareggiato nei 400 metri piani.

Musa Selimi, presidente della federazione sportiva universitaria del Kosovo, si è comunque mostrato entusiasta, e ha affermato che: “la nostra disciplina di punta è il judo. Alle olimpiadi di Rio abbiamo anche conquistato un oro”. Ha poi anche chiarito che a Napoli nessun judoka è presente, perché impegnato agli europei di Minsk.

Proprio perché la felicità della piccola delegazione balcanica è contagiosa, dispiace assistere ancora una volta ad una palese violazione di quello che è il motto originario di questi Giochi così come delle Olimpiadi, ossia quello di uno sport che deve unire e non dividere, che deve lasciarsi alle spalle la politica e proseguire per la sua strada. Purtroppo, questo significato che era stato attribuito alle competizioni dai propri padri fondatori è sistematicamente contraddetto, e da questo punto di vista non sembra ancora vedersi una via d’uscita.

Intanto però è degnissima di nota anche la prima partecipazione delle atlete dell’Arabia Saudita ad una competizione universitaria. Il loro presidente, Khalid Almuzaini, ha affermato ai microfoni di Ansa: “Ho fortemente voluto la loro partecipazione. Il nostro progetto, che guarda al futuro, è fare in modo che in questo tipo di competizioni sportive ci sia una eguale rappresentanza delle atlete come degli atleti“. Egli ha poi dichiarato che, coadiuvato dal Ministro dello sport del suo paese, sta intraprendendo importanti investimenti nello sport universitario, proiettando il movimento ad essere già estremamente competitivo per i prossimi Giochi estivi dell’Universiade che si terranno in Cina nel 2021, prevedendo anche di candidare la capitale Riyad per ospitare una futura edizione.

Questo progetto saudita di apertura alle donne agli eventi sportivi era già stato messo in evidenza con la possibilità di assistere alle gare d varie discipline direttamente dallo stadio, senza necessità di accompagnatore maschile, nonostante comunque alcune restrizioni.

Attraverso questa mossa, il governo arabo spera di poter attirare sempre più turisti nel proprio territorio, proiettando un’immagine rinnovata e moderna del proprio paese.

Anche per questo motivo, l’edizione partenopea delle Universiadi è destinata a passare alla storia.

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