“Poker all’italiana”: intervista all’autore Francesco Giordano

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Il Poker rappresenta uno degli “sport della mente” più diffusi e amati al Mondo, una disciplina senza tempo che appassiona l’uomo ormai da secoli, creando un movimento vasto e variegato all’interno del quale convivono generazioni e modi di intendere completamente diversi e agli antipodi. Ma se oggi è il Texas hold ‘em a farla da padrone, anche in virtù dell’espansione dell’ambiente digitale, è la versione tradizionale a 5 carte che meglio incarna l’identità romantica e per certi versi mitica del Poker, con il tavolo verde che si trasforma in un vero e proprio campo da battaglia sul quale si intrecciano storie incredibili con personaggi unici e sfide all’ultimo rilancio.

Per comprendere pienamente l’essenza originaria e la complessità caleidoscopica di questo gioco, abbiamo intervistato Francesco Giordano, autore del libro “Poker all’italiana: Regole, strategie e racconti sul Poker tradizionale a 5 carte” .

Ecco cosa ci ha detto.

Quest’esperienza è veramente iniziata per gioco. Il proposito originario era di buttar giù qualche riga sulle regole più importanti e prospettare qualche indicazione strategica, per riderne poi insieme agli amici. Ma approfondendo vecchi manuali, anche degli anni trenta del secolo scorso, mi sono appassionato nella ricerca delle regole: di quelle ufficiali, tradizionali, internazionali, più diffuse, “più” giuste…

Come scoprirete leggendo il libro, esiste questa altisonante Regola internazionale, richiamata in molti testi specializzati, che è estremamente lacunosa, ma che tuttavia statuisce a chiare lettere la regola di gioco più importante, molto spesso disattesa, dell’immediatezza delle azioni di gioco e, innanzitutto, del rilancio.

Insomma, da una parte ho presto scoperto che c’era un vuoto normativo da colmare, dall’altro, “fortunatamente”, ho trovato conferma che quella regola aurea che mi era stata sempre ripetuta durante i pokerini natalizi aveva un fondamento normativo.

Ben presto l’iniziale proposito scherzoso è diventato un progetto sfidante, perché volevo parlare di regole e strategie senza essere noioso, con l’ambizione di incuriosire anche i non giocatori. 

E proprio a questi fini Poker all’italiana è anche un libro di storie. Per spiegare gli istituti del gioco (l’apertura, il rilancio, il bluff, etc.) ho scritto dei raccontini, con linguaggio colloquiale, densi di dialoghi, incentrati su mani giocate, vissute da personaggi caratterizzati, romanzati, di cui ho poi delineato alcuni tratti della personalità, in un’apposita sezione. Sono raccontini assolutamente esemplificativi della dinamica del gioco, ma al tempo stesso pieni di “umanità” e, a tratti, spero, di comicità. In queste mani si fronteggiano l’Attore, lo Psicologo, l’Ingegnere, O’Professore, Giulia La Latina…

E sempre nell’ottica della leggerezza, ma anche per esser ulteriormente didascalico, ad un certo punto della stesura, ho chiesto il sostegno del mio amico Danilo Russo, che ha arricchito il libro con illustrazioni minimali, funzionali a sostenere il lettore nella comprensione delle azioni di gioco dei personaggi, duranti le mani di gioco narrate.

Pian piano insomma, l’iniziale idea di qualche pagina per pochi amici è diventata un’operetta ibrida, illustrata, in cui coesistono il piglio giuridico per le regole e l’anarchia giocosa di fantasiosi personaggi di un libro di racconti.

Beh, nel libro oltre alle idee sulle strategie di gioco, ci sono motivate considerazioni sul contegno al tavolo, sulla mimica, sul linguaggio, con richiami alla statistica e tante curiosità, tra cui quella legata alla fantomatica regola dei 18 minuti, secondo cui si avrebbero a disposizione 18 minuti di tempo per decidere la propria azione di gioco.

Naturalmente questa presunta regola è contraria alla regola principe dell’immediatezza del gioco ma, ciò nonostante, ha attecchito in tanti tavoli d’amici, probabilmente perché è stata raccontata nel celebre film Asso, con la mitica “partita del secolo” tra Asso, giocatore incallito interpretato da Adriano Celentano, e il Marsigliese, altro noto giocatore d’azzardo, interpretato da un altro artista globale, Francisco Copello.

Peraltro la stramba regola dei 18 minuti ricompare in un altro film degli anni ’80, Fracchia contro Dracula, con Paolo Villaggio nelle vesti di Fracchia che nel decidere il da farsi afferma: “la REGOLA mi consente (… sta zitto tu…) 18 minuti di tempo per pensare…”temporeggiando così sul rilancio di Dracula, nell’attesa che la luce dell’alba costringa quest’ultimo ad abbandonare il tavolo…

Invero però le parti del libro maggiormente aneddotiche emergono dai racconti, dalle mani giocate, dalle scelte di gioco dei personaggi del libro.

Innanzitutto a coloro i quali sono già appassionati al gioco, perché vuol dare risposta alle tante diatribe che, da tavolo a tavolo, di tradizione in tradizione, ricorrono sulle regole del gioco. Senza dubbio i lettori già appassionati a qualche stile del poker, “ci scommetto tutte le fiche”, se la spasseranno, anche perché ritroveranno nei personaggi del libro quei ragionamenti, quelle paure, quelle visioni e intuizioni di gioco che spesso hanno già provato in prima persona o visto incarnare da qualche amico giocatore…

Ma la vera sfida del libro è incuriosire i non giocatori, coloro i quali, per pregiudizio, vedono nel poker in sé un gioco d’azzardo, dominato dalla fortuna, e raccontargli il fascino e l’adrenalina di spizzare le carte, di confrontarsi in un gioco mentale, dove il punto realizzato è solo una delle varianti del gioco, controintuitivamente poco importante nel lungo periodo.

Invero Poker all’italiana vorrebbe contribuire a una sorta di rinascita popolare del poker tradizionale a 5 carte che, come è noto, è uno stile di poker ormai poco diffuso, che non desta interesse mediatico e sociale.

Il poker classico ha un’eleganza e una gestualità uniche, e la doverosa immediatezza che deve contraddistinguere le azioni di gioco dei contendenti, e che lo caratterizza rispetto ad altri stili di poker, rende la battaglia mentale per accaparrarsi il piatto particolarmente complessa ed elettrizzante.

Per giocare bene bisogna affinare una grande abilità sia per depistare gli avversari sia per interpretare correttamente le giocate altrui. È un gioco di psicologia, attenzione, abilità e strategia, e per essere vissuto appieno necessita di una meravigliosa, umanizzante circostanza di fatto: deve essere giocato dal vivo, perché solo così è possibile cogliere tante informazioni sul comportamento di gioco degli avversari.

Il poker tradizionale è un po’ retrò, mal si presta ad esser digitalizzato e spinge le persone a incontrarsi intorno ad un tavolo e a competere guardandosi negli occhi.

Certamente merita di essere definitivamente superato il vecchio pregiudizio che il poker sia ontologicamente un pericoloso gioco d’azzardo, perché è innanzitutto un gioco d’abilità, strategia e psicologia, che “funziona” benissimo in modalità sportiva con tutti i contendenti che ricevono lo stesso numero di fiche, un posto a sedere al tavolo, e competono gli uni contro gli altri. Si spizzano e si cambiano le carte, si scommette, si punta, si rilancia e controrilancia: chi perde tutte le proprie fiche viene eliminato, mentre gli altri vanno avanti fino a contendersi il podio, con eventuali premi. Insomma per giocare a poker non serve il denaro, bastano fiche, carte e il rispetto delle regole. Poi tra amici intimi, come nei personaggi di Poker all’italiana, si può fare anche qualche battuta per ridere insieme. In fondo è e deve rimanere solo un gioco, che condivide però con gli sport più nobili il rispetto dell’avversario e l’importanza di strategie e solidità mentale per risultare vincenti.

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