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Più si sale, più si scende: la crisi del calcio Rumeno raccontata da un emigrato di successo

Il Viitorul di Costanza, il cui fondatore e allenatore è il monumento Gheorghe Hagi, ha vinto quest’anno il suo primo campionato in Romania, ma chi ricorda il passato non deve stupirsi. “Il Cluj è stata la prima squadra in assoluto ad aver vinto lo scudetto fuori Bucarest” ci ricorda Enrico Nicolini (all’epoca vice di Andrea Mandorlini) a cui abbiamo chiesto aiuto per fare uno spaccato del calcio Rumeno.

COME CAMBIA LA GEOGRAFIA – Tutto ebbe inizio nel non lontano 2009, quando l’Unirea Urziceni di Dan Petrescu conquistò il primo storico titolo, fallendo qualche anno dopo aver dichiarato bancarotta per problemi finanziari. Seguirono le gesta dell’Otelul Galati, oggi precipitato in Terza Divisione, poi arrivarono loro: i ferrovieri preferiti dall’Europa, guidati fino alla tripletta da Andrea Mandorlini ed Enrico Nicolini. Proprio loro, il CFR Cluj, la squadra di della Transilvania che non si fermava davanti a nessuno. Al primo colpo, proprio sotto la gestione italiana, arrivò una storica doppietta – Coppa e campionato – prima che una serie di problemi economici facessero acclimatare la squadra amaranto, oggi stabilmente nelle zone alte di classifica ma a digiuno di coppe e titoli da ben 5 stagioni. “Siamo riusciti a portare a casa campionato, coppa e supercoppa, un risultato storico per il club” aggiunge l’ex centrocampista di Samp, Catanzaro, Napoli, Ascoli e Bologna.

FERROVIA ED UNIVERSITA’ – Se la squadra intitolata proprio alla ferrovia – rappresentata anche nello stemma – ha cominciato a vincere, che fine ha fatto invece la seconda realtà della città, fondata dagli studenti universitari della facoltà di medicina di Cluj? Anche per loro, l’Universitatea, ben presto è arrivata la caduta: il giocatore più pregiato vale attualmente 250.000€, l’ultima vittoria risale a metà degli anni ’60.

“Il calcio rumeno ora è in grande crisi” ammette Nicolini. In un buio di giostre in disuso, citando Fabrizio De André?

“Alcune società non sono più riuscite a riprendersi, ci sono grandi problemi, – prosegue – Per noi è stata un’esperienza bellissima in una città carina, accogliente e ordinata. Il club era ricco e ben organizzato, avevamo un bello stadio e campi d’allenamento all’altezza per poter lavorare bene e fare un’esperienza importante che ci ha permesso di tornare in Italia e fare quel che abbiamo fatto. Tradotto: una storica promozione con il Verona, riportato per tre stagioni in Serie A.

MELTIN’ POT – Tornando però in Romania, la cittadina che porta il nome delle due squadre, appunto Cluj-Napoca, ha visto un numero immenso di etnie e popolazioni differenti occupare le piazze nel corso della storia: ungheresi, sassoni, ebrei, rumeni, slavi, armeni e via discorrendo hanno reso Cluj un municipio piuttosto variegato. Gli stranieri in città sono oltre il 24%, nella stagione 2009/2010 i nazionali rumeni in squadra erano solamente 9: presenti due italiani (Piccolo e De Zerbi), una difesa tutta brasiliana e un attacco variegato, con Lacina Traoré e Yssouf Kone simboli di una squadra piena di insidie. Ne sanno qualcosa Roma e Chelsea, che non riuscirono a sconfiggere il Cluj nella gara di andata del loro girone in Champions League. I giallorossi persero in casa, i Blues furono costretti al pareggio in Romania.

I ferrovieri hanno dato fiducia e coraggio a molte altre squadre considerate underdogs, sfavorite rispetto alle solite note corazzate della capitale (Steaua, Dinamo e Rapid, quest’ultima in gravi difficoltà economiche), piccole società che oggi stanno prendendo sempre più campo emergendo e risalendo le acque da serie minori. Ne è una prova l’Astra Giurgiu, sebbene molte realtà finiscano spesso nel baratro dopo qualche stagione: dal fallimento di Unirea Urziceni e Timisoara fino alll’Otelul Galati, la precaria economia nazionale unita a pessime gestioni societarie fanno si che un sogno si trasformi ben presto in un incubo, durando troppo poco.

LA STELLA DI BUCAREST – Sostiene Nicolini come “nel tempo la geografia del calcio rumeno è cambiata, perché hanno iniziato a vincere il campionato anche altre squadre che prima, quando lavoravo come vice di Mandorlini, nemmeno erano nelle serie maggiori. Dopo il Cluj oltre a Steaua, Dinamo e Rapid ogni tanto si sono inserite altre realtà, ma la crisi è davvero pesante e incide molto”.

La Liga 1 è un campionato difficile da comprendere e probabilmente solo chi ha avuto la fortuna di vivere il calcio Rumeno può assaporarne la durezza, noi ci limitiamo ad osservare da spettatori interessati e sbalorditi le gesta di queste eroiche squadre. Miracoli sportivi che, sorprendendo tutti, arrivano persino in Champions League rischiando poi di finire sui binari a testa in giù a distanza di pochi anni. A proposito di treni, chissà che i Ferrovieri di Kolozsvar non possano tornare un giorno a far rumore in tutta Europa, oscurando anche solo per una stagione la luce della Steaua, la ben più nota stella di Bucarest che vince in media un campionato su tre. Tre come le regine di Bucarest, oggi rimaste orfane del Rapid. A proposito: Viitorul, nome che portano sul petto i nuovi campioni di Romania, vuol dire “futuro”. Speriamo che almeno il loro sia duraturo.

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