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Piovve tanto che tuonò: L’ira di Malagò sulla Serie A

Ennesima fumata nera. La Lega Calcio è ancora senza una guida e rischia di non essere rappresentata alla prima riunione del consiglio FIGC del Tavecchio bis, fissata il prossimo 27 marzo. Anche l’ultima assemblea elettiva si è chiusa con un niente di fatto che ha irritato, e non poco, Giovanni Malagò. Il Presidente del Coni ha perso la pazienza e fissato l’ultimatum. Se la Lega non eleggerà Presidente e Commissari entro il 15 aprile, la soluzione sarà il commissariamento. Aleggia il commissario, dunque. Uno spettro che non spaventa i grandi club. Anzi, l’atteggiamento ostruzionistico delle “big” cela, neanche troppo velatamente, la scelta di un regno “ad interim” che apra le porte alla riforma dello statuto. In ballo, soldi e potere. Da spartirsi attraverso un progetto che vede alleate Juventus, Inter, Roma, Napoli e Fiorentina, unite nell’obiettivo comune: creare una nuova “Governance”. Un “triumvirato” composto da un presidente di rappresentanza e due delegati: uno che curi lo sviluppo economico del prodotto e l’altro la gestione sportiva.

E l’articolo 19? Argomento scottante, che riguarda la ridistribuzione dei diritti Tv fra le “venti sorelle”. Meglio lasciarlo raffreddare, anche perchè meno si maneggia, più alte sono le possibilità che le “piccole” siano costrette a scendere a miti consigli e accontentarsi delle briciole. A conti fatti, dunque, le posizioni sono delineate. Sarà guerra di logoramento, a tutto vantaggio di chi deve attendere. La prossima data utile per l’elezione è il 22 marzo. E se la Lega non eleggerà il presidente (come è presumibile accada)? Chi sarà il commissario? Tutto lascia credere che la scelta cadrà su Michele Uva, attuale direttore generale della FIGC. Una soluzione che sta benissimo alle grandi. Uva è apprezzatissimo da Andrea Agnelli, ideatore e trascinatore della riforma dello statuto. E non dispiace anche al resto delle “big”, appoggiate da alcuni esponenti della media borghesia come Torino, Sampdoria e Sassuolo. Del resto, non esistono alternative a Maurizio Beretta. Nè si ha, a questo punto, alcun interesse alla ricerca di un nome nuovo. A meno di clamorosi colpi di scena in queste ultime settimane, il percorso sembra segnato. L’unica certezza è che il presidente uscente è all’angolo. Ha goduto per anni dell’appoggio di Claudio Lotito, ma ne è rimasto incastrato: ormai in tanti lo considerano un clone. E se il suo principale “sponsor”, candidatosi alla Lega della Serie B, dovesse defilarsi, il suo destino è segnato.

Redazione
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