Connect with us

Cerca articoli

Altri Sport

Peter Sagan ha vinto la sua Milano-Sanremo. Arrivando secondo

Siamo all’ultimo chilometro di una Milano-Sanremo spettacolare. Peter Sagan, campione del mondo in carica, sta portando a termine una fuga da lui stesso avviata con uno scatto sul Poggio e proseguita poi con una discesa affrontata al limite della follia. Purtroppo, non è solo. Il polacco Kwiatkowski e il francese Alaphilippe, infatti, sono riusciti a tenere le sue ruote e lo seguono sornioni, senza dare un cambio. In quel momento, come in buona parte dei cinque chilometri precedenti. Il gruppo, intanto, incalza i fuggitivi e rinviene a velocità doppia, nella speranza vana di ricucire lo strappo. Non ci riusciranno, ma il pericolo incombe. Sagan, invece di voltarsi, continua dritto e si avventura in una lunga volata. Lunghissima, persino per uno come lui. Il polacco, seppure nettamente inferiore allo slovacco negli sprint, approfitta della stanchezza dell’avversario e lo salta negli ultimi metri, quasi al fotofinish, portandogli via una vittoria nella Classicissima di primavera che Iron Peter sogna da anni. Vince Kwiatkowski, al traguardo. Trionfa Sagan, arrivando secondo. Perché? Lo capiamo pochi secondi dopo.

Un ciclista normale sarebbe deluso e nervoso, incapace di accettare la sconfitta di misura in una delle corse più importanti del mondo. Sagan, no. Lui si congratula con il rivale ancor prima di scendere dalla bici e, soprattutto, rilascia un’intervista a caldo dai toni sorprendenti. Questa la sua dichiarazione più importante: “I risultati contano poco, l’importante è dare spettacolo per la gente. Altrimenti perché sono venuti a vedere la corsa?”. Qualcuno potrebbe pensare che l’affermazione non sia sincera e celi un comprensibile moto d’orgoglio attraverso la sterile retorica, ma la verità è dimostrata dai fatti. Il ricchissimo palmarès del giovane slovacco (ha compiuto 27 anni lo scorso 26 gennaio) mette in evidenza una classe fuori dal comune, facendo emergere solo in parte lo spessore del personaggio. L’elenco è lunghissimo: due Mondiali in linea (2015 e 2016), cinque maglie verdi al Tour de France ( dal 2012 al 2016, con 7 tappe conquistate), un Giro delle Fiandre (2016), una Gent-Wevelgem (sempre nel 2016) e 92 corse vinte. Novantadue, in otto anni da professionista. Eppure avrebbero potuto essere molte di più. Perché? Il motivo è semplice: Sagan non si risparmia mai, e certe volte esagera. Lo fa per indole, e per regalare spettacolo ai tanti appassionati.

Da quando c’è lui in gruppo, è diventato difficile fare delle previsioni sugli sviluppi tattici di molte corse. Si pensi ancora alla Milano-Sanremo di sabato scorso: Sagan era uno dei grandi favoriti e tutti si aspettavano un normalissimo arrivo in volata. Nessuno (o quasi) aveva previsto un suo attacco sul Poggio. Quell’offensiva si è rivelata un azzardo, seppure (in parte) necessario: arrivare col gruppo compatto avrebbe ridotto sensibilmente le sue possibilità di vincere, ma il grande dispendio di energie negli ultimi chilometri l’ha privato della lucidità necessaria per gestire al meglio lo sprint. Oltretutto, gli scaltri Kwiatkowski e Alaphilippe sapevano bene che non si sarebbe risparmiato, erano consci del fatto che in condizioni normali sarebbero stati sconfitti e gli hanno sobbarcato l’onere di condurre in toto l’offensiva. Se Sagan non fosse  stato Sagan, il polacco e il francese avrebbero collaborato attivamente e il più veloce avrebbe poi vinto. Ma se Sagan non fosse stato Sagan, la corsa si sarebbe conclusa in volata, Kwiatkowski non avrebbe tagliato il traguardo per primo e lo slovacco si sarebbe giocato le sue carte (tante) con il gruppo compatto. Insomma, stiamo parlando di un gatto che si morde la coda: Sagan, spesso, non vince perché è il più forte. E lo è anche perché è una meravigliosa scheggia impazzita, capace di trionfi clamorosi e cocenti sconfitte. Risultato finale? Lui, al traguardo, aveva un sorriso equiparabile a quello del vincitore, e questa è e sarà per tutti la Sanremo di Sagan (la seconda, dopo la piazza d’onore del 2013 dalla storia simile). Quasi avesse perso un criterium qualunque, non una delle corse più importanti del mondo.

Il rapporto tra un gruppo di appassionati ed un ciclista crea il legame speciale che rende straordinario questo sport. Spiegare il motivo è difficile, ma una cosa è certa: Sagan è, per distacco, l’atleta in attività che meglio rappresenta questo vincolo emotivo implicito. Il campione del mondo rinnova il patto ogni volta che sale in bici, e riempie di significati la retorica. Il ciclismo è romanticismo nella sua essenza più pura, e solo per questo si può credere alle parole di un ragazzo che vive ogni giorno per essere il numero uno in tutto e per tutto. A prescindere dalle vittorie che raccoglierà nei prossimi anni e i secondi posti che accoglierà con un sorriso, Sagan sarà sempre il più grande. Perché i risultati contano ma fino ad un certo punto, e si possono ottenere (talvolta) anche grazie ad uno sviluppo più o meno fortuito. Lo spettacolo no. È un patrimonio universale che rende speciale il ciclismo, e viene offerto solo da chi è capace di stravolgere ogni schema e piano tattico. Come fa Sagan da quando è nato, trasformando l’ennesimo secondo posto nella più bella delle vittorie. Succederà ancora, siamo certi anche di questo: lui è fatto così, e noi siamo fortunati nel poter vivere la sua epoca. Un’epoca folle, disegnabile solo da un grandissimo campione.

Redazione
A cura di

GiocoPulito nasce nel Novembre 2015 con l’obiettivo di dare un taglio all’informazione sportiva non tanto incentrandola sulla comune, quanto importante, attualità, ma andando a costruire un prodotto di informazione che potesse accrescere la conoscenza degli accadimenti passati o presenti, soddisfare la sana curiosità, alimentare la cultura e la passione per lo sport.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Calcio

Enzo Francescoli, il Principe che giocava da Re “In Sardegna, tra gente rimasta appartata e quasi isolata dal resto del mondo, si prolunga, più...

Basket

Don Haskins, il Martin Luther King bianco del Basket americano Il 18 Gennaio 2021 si festeggia negli Stati Uniti il Martin Luther King Day,...

Calcio

Luciano Re Cecconi: il tragico destino di un giocatore che veniva dal futuro Il 18 Gennaio 1977 se ne andava Luciano Re Cecconi, iconico...

Calcio

Calcio e corruzione: Gegio Gaggiotti e i suoi capolavori Il 16 gennaio 1924 nasceva Eugenio Gaggiotti, l’uomo che è considerato il “pioniere” delle combine...

Altri Sport

A tu per tu con Luigi Mastrangelo, il “Muro” azzurro Abbiamo avuto il grande piacere di intervistare Luigi Mastrangelo, grandissimo ex pallavolista azzurro. Di...

Calcio

Neve, Black out e colpi di pistola: i 5 episodi del Derby di Roma che (forse) non conoscete Il derby non è mai una...

Pugilato

Chi era Jackie McCoy, eroe silenzioso nel rumoroso mondo della boxe Il 15 gennaio del 1997 moriva di cancro Jackie McCoy, per quarantasei lunghi...

Calcio

La faccia di Cyrille Regis, pioniere della lotta al razzismo Il 14 gennaio 2018 moriva Cyrille Regis, il calciatore che durante la sua carriera...

Altri Sport

Momenti difficili per tutto il comparto degli sport invernali che stanno vivendo sulle loro spalle i danni causati dalla seconda brusca ondata di Covid...

Calcio

Chiedi chi era Masinga Il nostro tributo a Phil Masinga, simbolo dei Bafana Bafana, che due anni fa ci lasciava a soli 49 anni....

Basket

Conrad McRae, “Icaro Mangiafuoco” della palla a spicchi Avrebbe compiuto oggi 49 anni Conrad McRae, lo sfortunato cestista che nel Basket Europeo ha lasciato...

Calcio

Günter Netzer, Sigfrido a centrocampo Uno spiraglio di sole, nonostante l’ombra di Franz Beckenbauer: per il calcio tedesco e per una pretesa rivalità che...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro