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Peter Fischer, storia di un Presidente Ultras

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Peter Fischer, storia di un Presidente Ultras

Dino Viola, Franco Sensi e Massimo Moratti: sono questi i primi nomi che mi vengono in mente quando sento parlare, nostalgicamente, dei cosiddetti “presidenti tifosi” del calcio italiano. Personaggi che erano disposti a molti sacrifici, soprattutto dal punto di vista economico e politico, per levarsi qualche soddisfazione sul campo con i propri club. In alcuni casi, tali decisioni, hanno portato alla rovina di questi individui.

Il presidente-tifoso: una figura che, al giorno d’oggi, è assai difficile trovare ancora per i molti cambiamenti che ha dovuto affrontare, sotto numerosi punti di vista, il calcio italiano, ma anche quello mondiale, negli ultimi tempi.

Oramai a farla da padrone nell’ambito del pallone, a qualsiasi latitudine si parli, sono personaggi che provengono soprattutto da quei paesi in rampa di lancio o che non sono stati toccati molto dalla crisi economica mondiale. Cina, Medio Oriente: sono essenzialmente questi i luoghi di origine dei grandi paperoni del calcio attuali che, nonostante le varie regole e i numerosi paletti imposti dal FPF, riescono a spendere, la maggior parte delle volte, svariati milioni per tentare di far diventare le loro squadre il più possibile competitive a livello mondiale.

A spingere i vari Pallotta, Nasser Ghanim Al-Khelaïfi o Steven Zhang ad acquistare club come Roma, Paris Saint Germain o Inter sono però, manco a dirlo, meri interessi commerciali. Si è perso, e di parecchio, il ruolo di quei presidenti del passato che acquistavano determinate società sportive perchè travolti da una pura passione che solo i tifosi più accesi possono provare.

Tutti questi soldi spesi a caso, tra l’altro, non sempre sono sinonimo di vittorie sicure. Ne sanno qualcosa i supporters del Paris Saint Germain che, nonostante vari fenomeni acquistati negli ultimi tempi dallo sceicco qatariota, si sono dovuti accontentare solamente di semplici trofei nazionali. Ben poca cosa rispetto alla più blasonata Coppa Campioni in cui, la squadra della città della Torre Eiffel, non ha raggiunto grandissimi risultati nonostante la sua rosa stellare.

Al contempo, però, ci sono anche alcune realtà calcistiche in cui resistono ancora le figure di presidenti-tifosi. In tal caso il numero uno della società si schiera, praticamente, sempre dalla parte degli ultras riguardo un determinato argomento e, nonostante ricopra un ruolo istituzionale così importante all’interno del team, non riesce a nascondere quella sua passione calcistica che la fa da padrone la maggior parte delle volte.

Uno degli esempi che si possono fare è quello della squadra tedesca della Bundesliga teutonica dell’Eintracht Frankfurt.

Il team della città di Francoforte sul Meno, una delle città più importanti della Germania, ha come presidente un ex ultras: Peter Fischer, 54 anni. Egli è cresciuto in quello che è conosciuto come Blocco-G, il settore dello stadio Commerzbank-Arena, in cui sono soliti ritrovarsi, durante ogni incontro casalingo, i supporter più accesi del team tedesco rosso-nero.

Peter Fischer, per chi non lo sapesse, fa parte di una associazione di tifosi che conta oltre 22.000 soci, circa 700 supporters club affiliati, e che controlla, grazie a 16 dipartimenti, le principali realtà sportive della città di Francoforte. Tra queste realtà non si può non citare la Eintracht Frankfurt AG: società che gestisce il settore calcio cittadino fondata come società di capitali per le esigenze di iscrizione nei campionati tedeschi nel 2000.

In questo caso, vige la regola del 50%+1: ciò garantisce che i club sportivi siano controllati da associazioni di tifosi e che sia limitata solo a partecipazioni significative, ma non di controllo, il lavoro di eventuali singoli investitori.

Tutto questo permette che possa diventare presidente anche chi ha avuto un trascorso da ultras, come avvenuto per Fischer. Ciò garantisce, almeno secondo gli ideali di chi supporta tale metodo elettivo, che venga salvaguardata, da un punto di vista storico, una determinata società sportiva.

In poche parole una delle basi imprescindibili, in questo ambito, è quello che può essere definito senso di appartenenza. D’altronde, come spiegato dallo stesso numero uno dell’Entracht, “un estraneo, che non capisce il club e i suoi sostenitori, non sarà scelto per guidarli. Non importa se il presidente è un ex giocatore come nel Bayern Monaco o un fan ex -ultras come a Francoforte, fino a quando il presidente è dalla stessa carne del club e del sangue, nessuno può mettere in discussione le sue motivazioni, il suo collegamento e la sua lealtà”.

“Con un presidente democraticamente eletto ogni tifoso può essere sicuro che il suo club sia in buone mani e altrimenti può cambiare il destino del club nelle successive elezioni. Solo con questa struttura un socio può essere sicuro che il suo club rimarrà per sempre il suo club” continua lo stesso Fischer per cercar di spiegare bene il suo attaccamento alla maglia dell’Eintracht.

D’altronde, aggiunge il presidente della squadra teutonica in conclusione del suo intervento,: “Questo è l’unico modo per assicurarsi che il club potrà sopravvivere nel lungo periodo e potrà essere la seconda casa per i suoi tifosi e soci. Ho la sensazione che la maggior parte degli appassionati di calcio in tutto il mondo non capiscono questa mentalità tedesca. I fan di tutto il mondo sono ancora attaccati all’idea di un benefattore che comprerà il loro club per spendere una fortuna per giocatori di prima fascia – senza pensare al giorno dopo. Questa è una visione infantile, ma purtroppo ancora dominante”.

Lo stesso presidente ha più volte mostrato, in vari modi, questo suo avvicinamento alla squadra e ai tifosi. Nel gennaio 2018, dopo essere stato ri-eletto con il 99% dei consensi, Peter Fischer ha fatto un vero e proprio discorso militante chiedendo ai vari club della Bundesliga di prendere posizione, come fatto dal team di Francoforte, rispetto ai risultati sempre più eclatanti raggiunti, a livello nazionale, dal partito di estrema destra tedesco dell’AFD (Alternative fuer Deutschland).

“Ci dobbiamo impegnare senza esitazione nella difesa dei valori della nostra società”, ha detto Fischer.

Determinati valori militanti sono la base delle norme su cui è nata l’Eintracht. “Il nostro statuto parla chiaramente della difesa dal razzismo e dall’antisemitismo” ha spiegato il presidente riguardo tale vicenda.

Infine,vorremmo chiudere tale pezzo mettendo in evidenza il rapporto che vi è tra Peter Fischer e gli stessi ultras della squadra di Francoforte. Un rapporto molto forte che, almeno a parere di chi scrive, non porterà mai a scontri tre le due fazioni o ad insulti come il “fucking idiots” con cui l’americano James Pallotta descrisse i supporter della AS Roma, la squadre di cui è presidente.

Per mettere in evidenza questo feeling tra tifosi e il numero uno del club prendiamo un evento in particolare: la gara, valevole per l’ultima giornata di Europa League 2018/2019, che l’Eintracht giocò in casa della Lazio. Al termine dell’incontro, vinto dai tedeschi per 2 a 1, i tifosi della squadra di Francoforte si resero protagonisti, come già avvenuto durante il match, di alcuni episodi non proprio conformi ad uno stadio di calcio.

Lo stesso Fischer decise di provare a calmare gli animi e, dagli autoparlanti dello stadio di Roma si rivolse così ai suoi tifosi:“Ci vorrà un po’ prima che vi lascino uscire… per favore, state calmi. Abbiamo bisogno del vostro sostegno anche per il prossimo turno. Siete fantastici, siete meravigliosi”.

Se non è questa una dichiarazione da vero tifoso poco ci manca…

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