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Persepolis – Esteghlal: il derby dei Rossi contro Blu che infuoca l’Iran

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Persepolis – Esteghlal: il derby dei Rossi contro Blu che infuoca l’Iran

La parola “derby” ha un valore molto simile, almeno dal punto di vista calcistico, in varie parti del globo anche assai distanti tra loro. Molte volte, queste partite, rappresentano un vero e proprio scontro tra due ideali, due stili di vita totalmente differenti tra loro che si trovano nella stessa città.

Roma, Madrid, Londra, Atene, Belgrado, Buenos Aires: sono numerosi le metropoli in cui una stracittadina giocata su un rettangolo verde assume più significati oltre a quello legato al semplice risultato finale sul campo.

Ci sono però anche delle storie di derby che mai ci si sarebbe aspettati di raccontare. Se ci spostiamo nella zona del Medio Oriente, ad esempio, veniamo a conoscenza che a Teheran, la capitale dell’attuale Iran, si gioca, dal 5 aprile 1968, quello che viene conosciuto con il nome di “Sorkhaby derby”.

Proprio in quella data di inizio primavera di più di 50 anni fa, infatti, si disputò il primo incontro tra l’FC Persepolis e l’Esteghlal FC. Anche in questo caso non si tratta di una semplice partita di pallone ma di uno scontro, purtroppo non solo calcistico, tra due filosofie e due stili di vita nettamente diversi tra loro.

Di seguito, per farvi capire meglio, vediamo alcune differenze riguardanti alcuni ambiti che, a parere di chi scrive, servono a capire di cosa si sta parlando.

Origini

L’FC Persepolis, che ha la casacca di colore rosso, nasce nel 1963 e, da sempre, viene ritenuta la squadra del popolo. Il suo soprannome è “Pirouzi” ( parola iraniana che, in italiano, si può tradurre con “vittoria”).

La storia dell’Esteghlal FC, società a totale partecipazione statale del governo iraniano, indossa una divisa blu, invece, comincia nel 1945. A quel tempo era conosciuta come Taj Mahal Football Club (taj, in italiano, si traduce con la parola “corona”) e per questo è, da sempre, considerata la squadra della borghesia e dell’ex casa reale dello scià. L’attuale nome, che si traduce con la parola “indipendenza”, viene deciso nel 1979, anno in cui avvenne la Rivoluzione Islamica nel paese. Attualmente l’Esteghlal risulta essere la squadra più titolata del campionato iraniano grazie ad 8 campionati vinti e a due Champions League d’Asia alzate al cielo.

Situazione attuale

Ad oggi, le due squadre giocano nello stesso impianto, che è anche quello in cui disputa le sue partite la nazionale di calcio iraniana: l’Azadi stadium di Teheran

L’impianto è il più grande del paese e può contenere ben 78.116 posti a sedere (prima del 2003 però, anno in cui avvenne la sua ristrutturazione, potevano entrarci ben 100.000 spettatori).

Nel giorno del derby tra queste due formazioni, ma anche in quelli precedenti, l’Iran intero si ferma. Si conta, infatti, che si mettano a guardare la partita 20 milioni di iraniani da ogni angolo del paese.

Inoltre è sempre sconsigliato, nei giorni che precedono e seguono la partita, girare vestiti con determinati colori nei quartieri in cui si tifa, prevalentemente, la squadra avversaria. In caso contrario si potrebbe rimanere vittima di un attacco da parte di un qualche tifoso rivale particolarmente irritabile. 

Curiosità

Come ogni derby che rispetti anche quello di Teheran ha alcune partite che sono rimaste nella storia. Noi ve ne citiamo alcune.

Il risultato più largo si verificò il 6 settembre 1973 quando il Persepolis sconfisse i cugini dell’Esteghlal con il punteggio tennistico di 6 a 0.

L’11 gennaio 1995 la partita venne condizionata pesantemente dal direttore di gioco. Lo stesso arbitro, infatti, concesse un rigore più che generoso alla squadra blu che, in questo modo, riuscì a ribaltare nel finale risultato di 2-1 in 2-3. Di conseguenza scoppiarono duri disordini sia sugli spalti dell’Azadi stadium ma anche nelle vie di Teheran.

La federazione calcistica iraniana (FFIRI), a seguito di quegli episodi, prese una decisione senza precedenti: da allora in poi sarebbero stati chiamati solo arbitri stranieri ad arbitrare un match che era troppo sentito nel paese. Tra i direttori di gara che vissero in prima persona il clima di un Sorkhaby derby possiamo citare anche gli italiani Pasquale Rodomonti e Roberto Rosetti.

Il 29 dicembre 2000 la partita si contraddistinse più che altro per i tafferugli in campo e sugli spalti. Infatti il portiere dell’Esteghlal, Parviz Brounmand, e l’attaccante del Persepolis, Payan Rafat, vennero alle mani dopo essersi beccati per tutto il match.

Il parapiglia scoppiato sul rettangolo da gioco contagiò, però, anche i tifosi sugli spalti che, nelle ore seguenti, diedero vita ad una vera e propria guerriglia urbana per le strade di Teheran: alla fine degli scontri si contarono ben 250 autobus distrutti.

Il 2 febbraio 2012 la partita fu decisa da una tripletta dell’attaccante del Persepolis Eamon Zayed, di origine libico-irlandese. Il giocatore, tra il minuto 82 e il minuto 92, riuscì a mettere a segno tre reti che ribaltarono il risultato finale a favore dei rossi.

Un allenatore dell’Esteghlal è stato il nostro Andrea Stramaccioni che, dopo un inizio entusiasmante in prestagione, vissuto un momento davvero complicato, ben rappresentato da una famosa conferenza stampa in stile Trapattoni al Bayern o Malesani al Panathinaikos. Dopo aver rescisso il contratto per pagamenti irregolari, i tifosi hanno protestato in piazza contro la proprietà e a supporto del tecnico romano.

Come ogni derby che si rispetti, anche quello di Teheran ha visto giocatori che hanno optato per dei cambi di casacca tra le due squadre e che hanno segnato con entrambe le squadre durante la partita. Un esempio può essere il difensore Mehdi Hashemi che tra il 1998 e il 2000 segnò ben 4 gol nella stracittadina indossando sia la maglia del Persepolis, 3 reti in tutto, sia quella dell’Esteghlal, 1 rete in totale. Per questa ragione può essere considerato, viste le affinità da questo punto di vista, con il difensore serbo Aleksander Kolarov.

Come si potrebbe chiudere il pezzo? Sicuramente anche questo di Teheran ci fa capire, come viene spesso ripetuto, che “il derby è una partita a sé”.

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