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Perché i tifosi del Liverpool hanno fischiano l’inno nazionale?

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Perché i tifosi del Liverpool hanno fischiano l’inno nazionale?

Che i tifosi del Liverpool a God Save the Queen preferissero You’ll Never Walk Alone è un fatto conclamato, quasi una certezza. Che l’inno nazionale, però, venisse addirittura fischiato è un fatto unico in Inghilterra. È successo lo scorso 4 agosto, in occasione della finale di Community Shield vinta dal Manchester City, ai rigori, contro i Reds campioni d’Europa.

Subito è montata la polemica e gran parte dell’opinione pubblica del Regno Unito si è detta scandalizzata per quanto accaduto. Per questo Tony Evans, giornalista e tifoso del Liverpool, ha sentito la necessità di spiegare quei fischi. Lo ha fatto scrivendo una lettera direttamente al conservatore Jacob Rees-Mogg, nuovo Leader della Camera dei Comuni e Lord Presidente del Consiglio. Per spiegare come dietro la scelta di fischiare l’inno nazionale ci siano motivi politici e culturali. Ci sia il tessuto cittadino di Liverpool, la storia della sua gente.

Gente come Bill Shankly, innanzitutto, l’allenatore che tra anni Sessanta e Settanta vinse con i Reds tre campionati, cinque trofei nazionali e una Coppa Uefa. L’uomo che “ha trasformato il Liverpool FC da un’arretrata squadra provinciale ad una potenza continentale”, portando in campo l’etica della miniera: “Il socialismo in cui credo – diceva – è che tutti lavorano l’uno per l’altro, ognuno ha una parte del premio. Questo è il modo in cui vedo il calcio, il modo in cui vedo la vita”. Nono in una famiglia di dieci figli, cresciuto tra il carbone e la polvere di Glenbuck, paese di 700 abitanti, adesso ha una statua fuori da Anfield, con scritto: “He made the people happy”, ha reso felici le persone.

E lo erano davvero a guardare la squadra di Kevin Keegan e Ian Callaghan, Peter Cormack e John Toshack. Lo erano anche mentre si dirigevano allo stadio, quel tragico 15 aprile 1989, giorno della strage di Hillsborough. Si sarebbe dovuta giocare la semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest, ma a monte furono fatte delle scelte assurde: la ripartizione degli spalti fu sbagliata e non tenne conto della capienza massima delle tribune. La West Stand, quella destinata ai tifosi Reds, crollò sotto il loro peso. Si riversarono in campo, per evitare di essere schiacciati, ma la polizia, credendo in un’invasione, caricò i tifosi costringendoli a tornare sulle tribune. Alla fine il bilancio fu di 200 feriti e 96 vittime. Un numero che ad Anfield è dappertutto, su bandiere, striscioni, magliette. “Porta i tuoi figli allo stadio – scrive ancora Tony Evans sull’Indipendent – potranno chiedere il perché di questa presenza. Sapranno che 96 persone sono state uccise illegalmente dopo una serie di errori da parte delle autorità. Sarebbero scioccati nell’apprendere che Irvine Patnick, parlamentare conservatrice, è stata una delle persone chiave nel diffondere le bugie sul loro conto e che, a distanza di trent’anni, le famiglie dei morti stanno ancora combattendo per avere giustizia”.

Per questo, dice Tony Evans, “la politica è radicata nella cultura del club”. Perché come la squadra di Klopp, dell’egiziano Salah e dell’olandese van Dijk, è multinazionale e multiculturale, allo stesso modo lo è la città di Liverpool. Qui ci sono le comunità cinesi e africane più antiche di tutto il Regno Unito, insieme a loro indiani, latino-americani, yemeniti. Come tutte le città di mare è aperta all’incontro-scontro tra gente diversa. La comunità più forte è quella irlandese, con migliaia di emigrati che espropriati e affamati attraversarono il mare, ad inizio Ottocento, in cerca di una terra migliore: il Merseyside. Una regione che è stata risvegliata, negli ultimi anni, dai finanziamenti dell’Unione Europea. “L’Echo Arena, l’aeroporto John Lennon, il terminal delle navi da crociera e molti altri simboli della rinascita della città hanno beneficiato dei fondi dell’UE”. Qui, infatti, si è registrata una delle percentuali più alte di “Remain” il giorno del Referendum sulla Brexit, nel 2016: 58.2%.

Spero che questo spieghi i fischi. Non esiste una causa unica ma un insieme complesso di ragioni storiche e culturali”. Intanto, sotto la foto di Jacob Rees-Mogg, in cui i figli indossano la maglia dei Reds, qualcuno si chiede: “Ma lo sanno che se le idee del padre si fossero fatte strada la città di Liverpool non esisterebbe?”.

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