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Paradiso Rimini: la favola targata Acori, Ricchiuti e Muslimovic

Vai col liscio! Casadei, balere, Riviera e Ricchiuti. Rimini e il calcio: i dolci ricordi dei ragazzi di Acori. Sogno biancorosso. Una favola semplice, genuina e perdutamente nostalgica. Occhi lucidi sugli spalti del ‘Romei Neri’. Calcio spettacolo a profusione.

La formazione del Rimini, stagione 2004-2005, è una filastrocca stampata nell’album dei ricordi mentali della tifoseria romagnola. Dei tra i pali. Difesa a quattro granitica con Mastronicola e Bravo terzini dal puntuale posizionamento. Capitan D’Angelo, attuale allenatore del Pisa, e Milone sono i due perni inamovibili della retroguardia. Tanta legna, oltre a quel pizzico di qualità sempre consigliata, grazie ai mediani Tasso e Russo.

Lì davanti si balla e ci si diverte. La stella è Adrian Ricchiuti. Svelto, piccolo, sgusciante. Praticamente il classico argentino amato dalle folle. Poi c’è Zlatan, e di Zlatan ce n’è solo uno. Bosniaco di nascita, fugge dalla guerra balcanica da ragazzino per approdare in Svezia. Dal vivaio del Goteborg viene pescato dall’Udinese del talent scout Marino. Arriva all’ombra della riviera dopo alcune esperienze non proprio entusiasmanti. Scatena la vena realizzativa proprio nel magico campionato di C1 2004-2005 con 15 goal in 32 gettoni. Muslimovic: il bomber di Banja Luka.

Baccin (o Trotta) e Docente  sono pedine dalla vitale importanza nel meccanismo biancorosso. Senza dimenticare un certo Sergio Floccari, autore di 7 reti e futuro attaccante di Atalanta e Lazio in Serie A.

Un campionato dominato con il lieto fine del primato in classifica a quota 70. Alle spalle squadre storiche come Avellino, Napoli, Reggiana, Padova, Benevento, Spal e Foggia. Il salto in B dopo ben 23 anni. La corazzata partenopea, appena rinata dopo il fallimento societario, non passa. Il 19 dicembre Ricchiuti trafigge due volte Belardi stimolando l’entusiasmo sulle gradinate del ‘Neri’. Poi altre imprese pirotecniche. Dal 4-1 sul Teramo al 4-2 su Sora e Cittadella fino al 4-0 ai danni del Benevento.

Equilibrio e lucida concretezza alle soglie del Mar Adriatico. Una formazione tatticamente compatta e sempre pronta a fiondarsi verso la porta avversaria in quattro passaggi. Un meccanismo minuziosamente oliato.

Un’orchestra così intonata trova rappresentanza in un direttore poliedrico con la bacchetta in mano. Leonardo Acori è un sagace stratega dal volto umano. Ex buon centrocampista nel Città di Castello e nel Banco di Roma, umbro di nascita, entra per qualche fugace annata pure nelle giovanili del Napoli. Verso la metà degli anni ’80 porta avanti una gavetta da far invidia, nella veste di allenatore, tra promozioni e ottimi piazzamenti. Prati, Rieti, L’Aquila,Viterbese, Ternana, Gubbio e Sangiovannese sviluppano la carta d’identità da mister del nostro mitico Leo.

Il salto nella seconda serie nazionale è inizialmente immenso. D’Angelo e compagni strappano però la salvezza per il rotto della cuffia nella prima stagione tra i cadetti.

Il secondo giro è magnifico. I ragazzi terribili mettono paura alla Juventus nell’esordio. Ricchiuti pareggia il momentaneo vantaggio di Paro. I discepoli di Acori chiudono la regular season al quinto posto con 67 punti totalizzati. I play-off non verranno però giocati per il distacco di 10 lunghezze tra il Genoa (terza classificata) ed il Piacenza (quarta in graduatoria). Nella stagione successiva il Rimini sfiora di nuovo l’accesso agli spareggi promozione, con un settimo posto a due soli punti dal Pisa.

La favola del ‘Romeo Neri’ termina nell’estate del 2008 quando Acori decide di cambiare aria e la conseguente retrocessione dopo la sfida play-out contro l’Ancona. Una storia semplice e genuina vive oggi nei ricordi di chi c’era in quel tambureggiante periodo.

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