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Il paradiso e l’inferno in un colpo solo: la Nigeria ai Mondiali 1998

Il paradiso e l’inferno in un colpo solo: la Nigeria ai Mondiali 1998

La Nigeria a Francia ’98: quel sogno infranto dal poker danese. La truppa di Bora tramortita sul più bello. Il gitano Milutinovic, coach di ben cinque nazionali diverse in  altrettante rassegne iridate, stava combinando uno scherzetto mica male agli occhi del pianeta pallonaro.

Gli ingredienti c’erano tutti: Jay-Jay Okocha la ciliegina sulla torta. Lui, artista degno numero 10 cresciuto tra Francia e Inghilterra, ad orchestrare un manipolo di ottimi interpreti. Da Taribo West a Finidi e Babangida passando per Kanu, la punta interista simile ad una affascinante giraffa.

Pronti via e la Spagna scivola 3-2. Il match è pirotecnico. Adepoju risponde a Hierro. Raul, al volo di sinistro, raddoppia. Poco dopo Zubizarreta si addormenta sul centro di Lawal. La sassata di Oliseh sottoscrive il tris biancoverde.

Lagos sogna ad occhi aperti. Al cospetto della Bulgaria di Hristo Stoichkov, nobile decaduta distante dalla gloria del 1994, Ipkeba chiude con un tocco docile un fraseggio con i compagni di reparto. Gli africani staccano il pass per gli ottavi. Perdere l’ultima del girone contro il Paraguay non è mai stato così indolore.

La Nigeria viaggia con il vento in poppa. Il peccato di sottovalutare l’ostacolo chiamato Danimarca, però, è dietro l’angolo. Il team scandinavo merita rispetto. I fratelli Laudrup non scherzano. Senza dimenticare il portierone Schmeichel, il terzino a cavallo tra Udinese e Milan Helveg, oltre a Martin Jorgensen.

I biancorossi ne fanno quattro. Una batosta netta e improvvisa. La terza rete di Sand è apparecchiata dall’assist capolavoro dell’ex Lazio e Juventus Michael Laudrup. I danesi volano ai quarti. I ragazzi di Bora, invece, soccombono ed escono in religioso silenzio.

Rimane indigesta la cena per i compagni del divino Jay-Jay. Okocha, nella disfatta generale, è di fatto l’unico a salvarsi con dribbling degni di miglior fortuna.

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