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Pali, gol e lacrime: il calcio sentimentale di Ruggiero Rizzitelli

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Pali, gol e lacrime: il calcio sentimentale di Ruggiero Rizzitelli

Il 26 gennaio 2020 mancavano ancora una manciata di minuti all’inizio del derby della Capitale quando Ruggiero Rizzitelli è uscito dalla pancia dell’Olimpico per andare a salutare i suoi vecchi tifosi. Episodio di una serie che, prima dell’inizio delle partite, vede ex giocatori della Roma salutare il pubblico in un incontro che sa di amarcord, un patrimonio di emozioni che accomuna generazioni di tifosi che, in relazione all’età, ricordano momenti del passato o provano a immaginarli.

Rizzitelli ha fatto il suo, imbracciando la sciarpa d’ordinanza e sventolandola al cielo, invogliando il pubblico a intonare il coro che a lui aveva dedicato quando, ancora ragazzo, era arrivato a Roma pieno di speranze e aspettative su un futuro che si prospettava radioso. Giovane, guizzante, volenteroso, Ruggiero trovò nella Roma la possibilità di realizzare ad alti livelli il sogno che cullava da bambino quando lasciò il suo paese natale, Margherita di Savoia, per andare a formarsi nelle giovanili del Cesena. L’impatto con la metropoli non fu semplice, le attese in parte deluse: Rizzitelli non era un bomber da venti gol a stagione, la sua vena realizzativa esigua, la lucidità sotto porta quasi una chimera. Perché, allora, tutti quegli applausi a trent’anni di distanza? Perché quegli occhi umidi, quella commozione, quelle braccia agitate verso l’alto che ringraziano e incoraggiano, applaudono e abbracciano? La risposta è nel calcio di quell’epoca, che se non fosse per le foto a colori sarebbe ingiallito dal tempo. Ruggiero, uomo sensibile e generoso, decise di non abbattersi, di sopportare il veleno delle critiche facendone carburante per alimentare un modo diverso di giocare, votato al sacrificio e alla corsa sulla fascia, ora la destra, ora la sinistra. Non trovando con facilità la via del gol si fece, in un tempo in cui il pressing degli attaccanti era merce rara, il primo dei difensori, il più esterno dei centrocampisti, il tornante in ripiego sulla linea dei terzini. Quante corse, Ruggiero, quanti recuperi a supporto dei compagni: quante entrate in scivolata! Un impegno che un pubblico sempre pronto a identificarsi nel calciatore guerriero seppe apprezzare ed elevare nelle sue preghiere: oh Rizzitelli! Rizzi Rizzi Rizzi Rizzitelli gol! era il coro che la gente cantava quando il suo impatto sulla partita si faceva più intenso e superare il portiere avversario sembrava essere il riconoscimento più alto all’energia dinamica che il numero undici regalava ai suoi compagni e al pubblico.

Nacque così quell’amore che in una fredda domenica pomeriggio del 2020 ha saputo riscaldare il pre-match di un derby che Ruggiero avrebbe giocato col timore e la rabbia che trasmettono le partite importanti. Come il derby di Torino, del quale è stato protagonista con la maglia granata, che vestì per due anni mettendosi i panni del centravanti implacabile (trenta gol in due stagioni col Toro). Due campionati prolifici che dettero sollievo alla svolta definitiva che non ebbe la sua carriera nel 1991, quando i suoi sogni di gloria si infransero su due pali maledetti: il primo nella finale di ritorno di Coppa Uefa giocata dalla Roma contro l’Inter; il secondo nella trasferta a Mosca con la nazionale di Vicini che, senza vittoria, disse addio all’Europeo e al tecnico delle notti magiche. Due pali che avrebbero potuto cambiare la sua storia e quella delle squadre alle quali più ha voluto bene. Due questioni di centimetri che impedirono a Rizzitelli di rubare maggior gloria alla storia del calcio ma che non hanno sciolto il legame che lo legherà per sempre ai suoi tifosi, delle cui lacrime lo sguardo di Ruggiero il 26 gennaio era pieno. Uno sguardo riempito di sentimenti: quelli che i calciatori di oggi sembrano aver dimenticato dietro al gonfiore di portafogli sempre più capienti.

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Paolo Valenti
A cura di

Giornalista e scrittore, coltiva da sempre due grandi passioni: la letteratura e lo sport, che pratica a livello amatoriale applicandosi a diverse discipline. Collabora con case editrici e redazioni giornalistiche ed è opinionista sportivo nell’ambito dell’emittenza televisiva romana. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo Ci vorrebbe un mondiale – Ultra edizioni.

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