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Palestina – Arabia Saudita in Cisgiordania: il penultimo caso in cui la geopolitica entra nel rettangolo verde

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Palestina – Arabia Saudita in Cisgiordania: il penultimo caso in cui la geopolitica entra nel rettangolo verde

Lo sport e la politica, almeno secondo la maggior parte delle persone, dovrebbero essere due ambiti totalmente distinti tra loro. Purtroppo o per fortuna però, dipende dai punti di vista, non è sempre così e ci sono determinate situazioni in cui queste due sfere trovano più di qualche legame in comune.

Pochi giorni fa ad esempio è avvenuto un fatto che è stato descritto come una decisione di importanza storica. Ad usare queste parole è stato, per l’esattezza, Jibril Rajoub, presidente della Palestinian Football Association (l’organo sportivo responsabile dell’amministrazione del calcio nello Stato di Palestina) e dirigente dell’Autorità Nazionale Palestinese.

L’evento che viene definito in questo modo rientra, a pieno titolo, nel mondo del pallone medio-orientale. Il 15 ottobre difatti si giocherà nello stadio della città di Al-Ram in Cisgiordania, a metà strada fra Ramallah e Gerusalemme, l’incontro di calcio tra Palestina ed Arabia Saudita valevole per le qualificazioni ai mondiali di Qatar 2022.

Oltre alla partita in sé per sé questo evento rappresenterà un importante messaggio politico per Israele che, da più di 70 anni, sta conducendo una estenuante guerra contro lo stesso popolo palestinese. Nel messaggio che lo stesso Rajoub ha voluto mandare al re saudita, Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, e a suo figlio, il principe ereditario Mohammad bin Salman Al Sa’ud, si legge che questa decisione del governo di Riyad “riflette l’impegno di quel Paese a favore della Palestina e costituisce un messaggio alla occupazione, che ribadisce che i palestinesi non sono soli”. Insomma anche il calcio viene usato da palestinesi per mettere pressione ai loro vicini sionisti. Una storia che si ripete dal 1948 e che, noi di Io Gioco Pulito, vi abbiamo raccontato in un pezzo pubblicato poche settimane fa.

La politica, però, non interviene solamente nell’ambito del pallone medio-orientale. Ci sono anche altre zone del globo che vedono mischiati i due ambiti sovra-descritti: una di queste è sicuramente la penisola balcanica che, durante gli anni ’90 del XX secolo, fu teatro di una sanguinosa guerra civile.

Una delle varie questioni non risolte è quella tra Serbia e Kosovo. Mentre i primi considerano i secondi una semplice provincia meridionale del loro stato, a maggioranza albanese però, i secondi si considerano come un vero e proprio paese indipendente, auotonomo dal 17 febbraio 2008 e con una propria capitale: Pristina.

Pochi giorni fa si doveva disputare la gara valida per i sedicesimi della Coppa nazionale tra una delle squadra della capitale serba di Belgrado, la Stella Rossa, e il team del Kosovo del Nord del FK Trepča che milita nella terza divisione del campionato serbo. Questo incontro calcistico, però, non si è mai disputato.

La causa è stata un impedimento politico. Una volta giunto al confine serbo-kosovaro, al team serbo è stato impedito l’ingresso in Kosovo.

Tutto ciò è avvenuto per un volere emanato dallo stesso governo di Pristina che così facendo è andato contro il volere della Uefa e della Fifa. Nei giorni precedenti, infatti, i due organi calcistici si erano dette favorevoli allo svolgimento del match nonostante le tensioni sempre esistenti.

Dopo l’annullamento della partita, forti critiche sono arrivate sia dai dirigenti della Stella Rossa ma anche dallo stesso governo di Belgrado che, di conseguenza, ha chiesto l’immediata esclusione del Kosovo da Fifa e Uefa.

Chissà come finirà questa storia, visto che il ritorno si disputerà presso il quartier generale della Federcalcio serba (Fss) a Stara Pazova, a pochi km da Belgrado. Di sicuro ci saranno molte altre partite che “non s’avranno da fare”…..

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