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Palermo – Pescara, tra calci e carezze

Con Giuseppe D’Agostino e Claudio Scibona

Mi ricordo una bellissima edizione del “Processo del lunedì”, condotta da Gigi Garanzini e Gianni Mura. Invitavano ospiti e si sedevano a mangiare panini e bere vino. Il format fu talmente ben riuscito che anche Sky lo riprese.

Così immagino i prepartita in cui parleremo del Palermo e della sua situazione assurda quanto un romanzo surreale di Kafka. Un campionato da ottovolante sadico, in cui dopo il piattume delle sconfitte scontate arriva un 4-3 che ci ha entusiasmato manco fosse il Leicester campione.

Tra una pasta al forno fatta col bordo “ncutrunuto” (bruciacchiato al limite della durezza), e un nero d’Avola, chiudendo con una cassata degna di nettare, parlo di Palermo – Pescara, che questa sera donerà nuove speranze o vecchi spettri alla squadra rosanero. Per farlo ho invitato Giuseppe D’Agostino, radiocronista di Radio Action, in cui con toni da alto storytelling fa “vedere” le partite del Palermo. Soprannominato non a caso dai tifosi “The voice”, il lunedì chiude il cerchio della sua narrazione con le pagelle precise e puntuali, cui molti di noi traggono spunto e riferimento. Dopo un ottimo sorso, Giuseppe fa la sua analisi su quello che ci aspetta giovedì.

I rosanero troveranno con ogni probabilità ancora una volta uno stadio pieno come contro il Chievo, e dalla loro avranno stavolta anche un morale magicamente ritrovato. Eugenio Corini ha già dimostrato di privilegiare la continuità tecnico-tattica, quindi c’è da aspettarsi che schieri lo stesso undici iniziale del Ferraris, con la rinuncia a Diamanti e il modulo 3-4-2-1 con Quaison e Bruno Henrique dietro Nestorovski. A centrocampo Gazzi e Hiljemark si contenderanno una maglia, ma l’ex granata appare favorito grazie anche alla prova di grande spessore offerta contro il Genoa. Il Pescara di Oddo, a cui il Palermo ha “ceduto” domenica l’ultimo gradino della classifica, avrà la stessa disperata voglia dei rosa di fare punti.

Accanto a noi in silenzio finora, un altro gradito ospite, Claudio Scibona, semplice, per nulla semplice, tifoso del Palermo. Un bagaglio di esperienza e ricordi, foto narrative, è lui a descriverci la partita vista dagli spalti.

La mia prima partita me la regalò mia mamma, dopo la morte di mio papà, grande tifoso rosanero, la finale di coppa Italia di serie C, da allora non ho mai lasciato i rosanero, se non per esigenze di lavoro. Ogni volta è un rituale, cuffiette nelle orecchie con la voce di Giuseppe D’agostino, oppure in trasferta, se non vado, TV accesa, ma sempre con The Voice in sottofondo. Forse anche perchè guardo il lato tecnico, tendo a non trascendere come tifoso, capisco anche gli errori umani. La vittoria col Genoa è stata importante anche dal lato dei tifosi, dimostrando un entusiasmo che c’è ancora eccome. Di sicuro ora occorre fare attenzione, il Pescara non verrà certo a godersi il mare di Mondello, niente facili entusiasmi”.

A Claudio risponde The voice, dopo aver assentito ad ogni parola.

La “prova del nove” non esiste solo in matematica ma anche nello sport, e Palermo-Pescara ne è per i rosanero un esempio classico. Un numero che peraltro richiama la terribile serie di sconfitte consecutive interrotta dall’impresa di Genova, e che si adatta alla gara di questa sera al Barbera. Il tecnico degli abruzzesi dovrà rinunciare a Verre squalificato (un sospiro di sollievo per il Palermo, spesso soggetto alla legge del gol dell’ex!) e si presenterà al Barbera con una formazione da battaglia: un 4-3-3 molto aggressivo con il tridente  Benali-Manaj-Caprari. Oddo vorrà così sfruttare una delle debolezze mostrate più spesso in questo campionato dal Palermo, che soffre attaccanti esterni guizzanti e incisivi. La sconfitta dell’Empoli a Bergamo contro l’Atalanta lascia la situazione in zona salvezza estremamente fluida, e renderà i tre punti in palio allo stadio di Viale del Fante ancora più pesanti”.

Giuseppe con la sua analisi puntuale, aiuta a pensare alla partita con la giusta concentrazione, come se si respirasse la vecchia canfora silenziosa degli spogliatoi. E i tifosi? Cosa devono fare i tifosi per aiutare? Ci risponde Claudio.

Un pensiero finale lo vorrei rivolgere a tutti quelli che urlano e sbraitano contro i ragazzi ad ogni pallone toccato: si ottiene molto di più con una carezza che con un pugno. Ecco perché domenica sera al terzo gol dei grifoni avrei voluto abbracciare Posavec, che vedevo sconsolato e quasi piangente in porta, così come ho fatto dopo la sconfitta contro il Chievo: ho aspettato che uscisse per tornare a casa; gli sono andato vicino e l’ho abbracciato cercando di consolarlo. È questo che dobbiamo fare se davvero amiamo la nostra squadra: accarezzarla ed abbracciarla per consolarla dopo una sconfitta e applaudirla e festeggiare ad ogni punto conquistato anche se, ve lo garantisco, non è facile.”.

Li saluto alzandomi da un tavolo ricco di molliche e convivialità, Giuseppe dà un ultimo tiro di pipa e mi sembra di ricordare Gianni Brera, il Paron Rocco, un calcio d’altri tempi. fatto di una sana ricetta, che mentre stringo simbolicamente le loro mani, mi viene in mente. Passione e non mollare mai. Vivendo e raccontando i tempi che viviamo, anche attraverso lo sport. Non è facile, ma ci si deve provare. Tra le briciole, mi sembra di scorgere ancora tanta bellezza di questo gioco. A questa sera, Stadio Renzo Barbera. Palermo – Pescara.

 

 

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