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Palermo – Inter: Enrico Ruggeri, tra ricordi e decibel

In questo calcio sempre più muscolare, ci sarebbe bisogno di fantasia e genio. Di inventiva e colpi da maestro. Il ricordo del passato ci porta a partite spettacolari tra Palermo e Inter. Squadre che sono su sentieri diversi. Una ricerca di sé che l’Inter ha pian piano ripreso, non tradendo la sua anima di squadra bizzarra e facendo tesoro di un passato che può e deve ritornare. Nessuno più di Enrico Ruggeri poteva parlare di questo momento e di questa Inter che si accinge ad affrontare i rosanero. Lui che ama un ricordo del calcio leggendario ma semplice, lineare e spettacolare. Anima tormentata quella nerazzurra, eppure capace di trovare un senso anche nel momento più buio e saperne uscire. Anima simile a quella di Enrico, che adesso tornerà sulle scene musicali a breve, con un progetto audace e affascinante. Riunire i Decibel dopo 40 anni, lui, Fulvio Muzio e Silvio Capeccia. Il gruppo di esordio in una scalata musicale fatta di parecchie soddisfazioni in bacheca. Gli inizi punk vengono rinverditi in un nuovo album in uscita a marzo. Noblesse Oblige.

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Parlare di calcio con Enrico è far scorrere i ricordi  ancorandoli al presente. Gli chiedo come vive questo momento “esotico” di gestione societaria della sponda nerazzurra, Presidente indonesiano in carica, gestione a maggioranza cinese. Mi risponde scomodando ricordi di bambino, che si virano a seppia davanti agli occhi mentre lo si sente narrare.

Questa concezione del calcio è sintomo di un mondo nuovo che sta avanzando. Un mondo dove dal vinile, si è passati a dispositivi con migliaia di brani da portare ovunque. Mi ricordo che andavo spesso davanti ad un negozio dove vendevano divise, a Milano. Il fascino di quel negozio, del guardare attraverso le vetrine, era che dentro, spesso c’era Fraizzoli. Il presidente dell’Inter tra la fine degli anni sessanta e il 1984. Era incredibile per noi pensare che il presidente della nostra squadra di calcio fosse lì, a vendere e lavorare normalmente.

Questo momento particolare dell’Inter lo vivo come chi ci è abituato, ho visto da sempre questi percorsi, dai tempi di Herrera, per cui so che si può passare da un triplete ad anni difficili.”.

Vero, il calcio nuovo che avanza, tra presidenti friulani che sembrano estranei alla squadra, nel caso del Palermo e presidenti lontani perché stranieri, un frullatore che mette alla prova le coronarie, ma cosa consiglierebbe Enrico al presidente nerazzurro presente e a quello futuro?

“Gli consiglierei di vivere maggiormente la città e la squadra. Di sentirne il polso e i suoi umori. Nessuna mail o telefonata, sostituisce le parole scambiate con le persone. Moratti era un presidente tifoso e che viveva la realtà metropolitana della sua squadra. Non riusciva a prendere un caffè senza che un capannello di tifosi gli si avvicinasse per parlare. Prendiamo Abramovich, da molti criticato per il suo stile. È vero, non sarà uno facile, ma vive a contatto con il Chelsea, fa sentire la sua presenza e il suo peso, dà la scossa. Sente suo il progetto. E prende decisioni anche audaci. Solo essendo presente puoi sapere in tempo che De Boer non è adatto, che Mazzarri non riesce a trovare la quadratura o che cosa pensano i giocatori.

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A proposito di sentire propri i progetti, anche audaci, gli chiedo da cosa sono nate queste nuove direzioni, che si rifanno al punk e a questo ritorno in formazione Decibel.

Volevo fare una cosa diversa per i miei sessant’anni. Diversa dal solito album celebrativo della carriera. All’inizio io, Fulvio e Silvio, volevamo ricantare le vecchie canzoni dei Decibel, ma poi invece loro mi hanno portato delle musiche molto interessanti e belle, su cui ho scritto dei testi, allora siamo partiti con qualcosa di nuovo e che ricordasse i nostri inizi, ed eccoci qui.”.

Un progetto che riprende dal passato, un passato che a volte andrebbe utilizzato come punto di ancoraggio. Provare a rinnovare senza il ricordo di quello che si è stati, è un’operazione rischiosa. In questa partita, forse, entrambe le squadre, Inter e Palermo, dovrebbero rifarsi alle parole di Enrico. Ricordare quello che si è stati, per capire davvero dove si vuole andare, Enrico sembra avere le idee chiare, chissà i nerazzurri e i rosanero, invece.

Ettore Zanca
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