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“Coming out nel calcio? Io non lo farei”. Ed in Inghilterra scoppia la bufera

Il calciatori militanti in Premier League soffrirebbero di derisioni pesanti e sarebbero oggetto di scherno ad ogni weekend se scegliessero di confessare la propria omosessualità. Questo il pensiero del capo della Football Association, Greg Clarke.

Dichiarazioni che oltre la Manica scatenarono un vero e proprio putiferio mediatico. In un mondo in cui milioni di omosessuali sono costretti a subire quotidianamente vessazioni, infatti, in molti si aspettavano parole di maggior incoraggiamento per aiutare i gay nel calcio a superare un ‘ostacolo’ da considerare francamente null’altro che idiota, figuriamoci nell’anno 2017.

Clarke stava rispondendo alle domande del Commons Select Committee, quando sono emerse tali parole:

Vorrei fortemente incoraggiare gli atleti a fare coming out ma credo che non sia ancora il momento giusto. Sarebbe per loro soltanto fonte di sofferenza a causa degli insulti ed i cori di scherno che immagino potrebbero subire in ogni stadio. Sono fermamente convinto, e mi vergogno di ciò, che i gay nel calcio non sarebbero ancora ‘al sicuro“.

Justin Fashanu of Norwich City

Justin Fashanu nel 1990 fu il primo calciatore inglese a confessare la propria omosessualità e la sua storia, purtroppo, finì in tragedia; nel 1998, infatti, a soli 37 anni, l’atleta decise di togliersi la vita. Da allora, nessun calciatore professionista in Inghilterra ha più dichiarato di essere omosessuale.

L’ex centrocampista della Germania e dell’Aston Villa Thomas Hitzlsperger divenne il primo calciatore con un’esperienza in Premier League a rivelare pubblicamente la propria omosessualità. Accadde nel gennaio del 2014, al termine della sua esperienza inglese.

Casey Stoney GREAT BRITAIN LADIES V SWEDEN LADIES

Nel calcio femminile, invece, l’ex capitano della selezione inglese Casey Stoney è stata la prima atleta inglese ad uscire fuori pubblicamente riguardo alla propria omosessualità dai tempi di Fashanu. E’ successo nel Febbraio del 2014.

Sarei sorpreso se non ci fossero calciatori gay in Premier League” ha aggiunto Clarke.

A Clarke è stato inoltre chiesto riguardo ad un’inchiesta del Mirror del 2015, in cui si diceva che un paio di calciatori inglesi (tra cui una stella della nazionale) erano pronti a fare coming out. In tal senso, il Mirror aggiunse anche che un calciatore confessò la sua omosessualità ai compagni di squadra nel 2011 ma dopo essersi visto la macchina ricoperta da insulti decise di rinunciare al grande passo.

Clarke ha risposto di non sapere nulla di entrambe le storie e che comunque di certo non avrebbe fatto i nomi dei protagonisti anche se li avesse conosciuti.

Il presidente della FA, in merito alla sua idea sul caso, ha posto come esempio quanto accaduto nel match di League Two tra Leyton Orient e Luton Town, dove sono stati riportati diversi cori di stampo omofobo sugli spalti nei confronti degli avversari.

Perché dovrei espormi così se fossi omosessuale? Per essere deriso? Prima di incoraggiare gli atleti a fare coming out dobbiamo metterli nelle condizioni migliori per poterlo fare. Di certo, si tratta di una becera minoranza che insulta le persone con un diverso orientamento sessuale ma noi dobbiamo azzerarli del tutto.

In conclusione, Clarke ha fornito il motivo principale che spinge le persone a tali, idioti, insulti: “La massa. Sono stato in un campetto di provincia per un match di FA Cup e c’erano 300 persone sugli spalti. Tutti conoscevano tutti e non è volata una mosca. Purtroppo quando sei in mezzo alla folla sei anonimo e allora in molti pensano di essere coraggiosi nello schernire un giocatore con i peggiori insulti“.

Redazione
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