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Oral Roberts, i fondamentalisti cristiani cercano la gloria (sportiva)

Oral Roberts, i fondamentalisti cristiani cercano la gloria (sportiva)

Due eliminazioni eccellenti. E una terza che potrebbe proiettarli nelle migliori otto squadre di basket collegiale degli Stati Uniti. Oral Roberts University, ateneo da 4000 studenti di Tulsa, in Oklahoma, è diventata con le vittorie contro Ohio State e Florida, una delle protagonista della “March Madness”, la fase finale del campionato universitario di pallacanestro. Un percorso da “Cinderella”, da Cenerentola, guidata fino alla Sweet Sixteen da due potenziali fuoriclasse come Kevin Obanor e Max Abmas, per una formazione, le “Golden Eagles” che rappresenta uno degli atenei più conservatori degli Stati Uniti.

Fondata nel 1963 per volontà di Oral Roberts, famoso telepredicatore statunitense (disse di averla fatta erigere per obbedire a un comando di Dio), l’università è finita più di una volta sotto i riflettori per le sue vicende extrascolastiche, in particolare per le posizioni discriminatorie verso l’omosessualità. Idee, che il fondatore Oral Roberts, conosciuto per i modi in cui convinceva i suoi fedeli a raccogliere fondi per la sua chiesa (una volta raccontò nel 1987 che Dio gli aveva detto che se non avesse raccolto 8 milioni di dollari l’avrebbe fatto morire), non ha mai nascosto durante il suo ministero. Il predicatore aveva definito più volte nei suoi discorsi l’omosessualità “insane”, malata, paragonandola a una perversione.

Prese di posizione che peraltro avevano indotto uno dei suoi figli Ronald, che si era dichiarato gay a suicidarsi nel 1982. Un rifiuto dell’omosessualità, che è presente anche nel “Honor Code Pledge”, il documento che gli studenti di Oral Roberts, devono accettare nel momento della loro iscrizione. Accanto al divieto di rubare, bestemmiare, bere alcol e consumare droghe, fare pettegolezzi, di ballare, nel regolamento si proibisce “ogni atto sessuale illecito e non previsto dalle Scritture”, comportamenti considerati “illegali e immorali” dall’ateneo. E in questa ultima categoria di azioni sono inclusi “ogni tipo di attività omosessuale e rapporti con chi non è il proprio marito/sposa”.

Chi si dichiara apertamente LGBTQ+ o  viola questo regolamento, che nel passato era molto stringente anche per quanto riguardo l’abbigliamento, verrebbe spinto a seguire una “terapia di conversione”, bandita in una ventina di Stati, ma non in Oklahoma e che servirebbe secondo i responsabili dell’università a “guarire” gli omosessuali. Pratiche, a cui l’associazione degli psicologi statunitensi si oppone. Alla “conversion therapy” è stato per esempio sottoposto, secondo quanto ha raccontato nel 2018 all’”Arkansas Traveler” Chance Beardsley che dopo due anni di sedute ha lasciato Oral Roberts per andare all’University of Arkansas, tra l’altro la prossima avversaria dell’ateneo evangelico nella March Madness. E gli episodi non sarebbero solo recenti.

Nel 2006 gli attivisti di Soulforce, organizzazione per i diritti delle persone LGBTQ+ hanno provato a manifestare all’interno del campus nell’ambito del loro Equality Ride, venendo bloccati e nel 2015 a Sabrina Bradford, studentessa del terzo anno è stato comunicato di non poter concludere i propri studi a un semestre dalla laurea, perché la direzione del campus aveva scoperto che aveva contratto matrimonio omosessuale mesi prima. Un atteggiamento, che ha fatto inserire Oral Roberts tra le università meno consigliate per gli studenti e le studentesse LGBTQ+. Discriminazione nelle parole e nei fatti di cui la NCAA non sembra accorgersene, concentrandosi soprattutto sulle prestazioni della squadra di Paul Mills, il coach che prima di ogni incontro ascolta il salmo 118 e che ha riportato le “Golden Eagles” a vincere una partita nella March Madness dopo 46 anni.

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