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Olimpiadi Roma 2024. Tra budget milionari e progetti fumosi c’è posto per una sfida referendaria?

A fine febbraio è stato presentato il piano per la candidatura olimpica di Roma nel 2024. Il piano è diviso in 5 punti, “Vision and game concept”, “Legacy and long term plan integration and alignment”, “General infrastructure and capacity analysis”, “Country analysis” e “Financing analysis”, e illustra come la Capitale potrebbe far fronte all’arrivo di sportivi e sostenitori dell’evento olimpico. Da una prima analisi appare per lo meno curioso che per imbattersi in qualche stima approssimativa dei costi sia necessario giungere all’ultima sezione e che una spesa prevista da circa 5,3mld sia riassunta in due pagine, a fronte delle 16 impiegate per spiegare lavision del progetto di candidatura.

Più di qualche dubbio sulla tenuta della Capitale sotto il peso dell’impegno olimpico l’hanno avanzato i Radicali Italiani, quasi unica voce fuori dal coro, i quali hanno avviato una raccolta firme e lanciato una petizione online per sottoporre a referendum i giochi di Roma 2024.

Le perplessità dei Radicali sono legate sia ai costi che alla gestione stessa della manifestazione sportiva. La consultazione dovrà riguardare i cittadini romani perché, come spiega Alessandro Capriccioli, segretario dei Radicali Roma, “Tutti gli extra costi della manifestazioni saranno a carica della cittadinanza e noi abbiamo finito di pagare il mutuo per i mondiali del 1990 solo nel 2015“. I precedenti non sono certo rassicuranti, “In molti paesi ospiti delle olimpiadi sono state introdotte nuove tasse per far fronte ai costi esorbitanti. Il caso di Londra 2012 è molto curioso. Il budget iniziale era fissato a 3mld di sterline, poi corretto a 9,3, con un aumento di più del 300%, quando ne hanno spesi 8,7 hanno titolato che avevano risparmiato. A Montreal nel ’76 sono arrivati all’800% del previsto“.

Questo discorso, portato alle sue estreme conclusioni, fa arrivare a pensare che le Olimpiadi non siano più manifestazioni sostenibili per la nostra epoca. “Forse si dovrebbero fare in modo diverso. Ci sono le pay-per-view, ci sono gli streaming , tutta una serie di fattori che scoraggiano la partecipazione fisica delle persone.” Prosegue Capriccioli “L’olimpiade faraonica così come l’abbiamo conosciuta fino ad adesso non va bene per una città come Roma. Forse va bene per una città nuova costruita in mezzo al deserto da qualche sceicco o va bene per le situazioni nelle quali la volontà popolare non conta nulla. Ad esempio le olimpiadi del 2020 erano rimaste in lizza la capitale del Kazakistan e Pechino, ha vinto Pechino e questa la dice lunga sul fatto che in regimi illiberali queste cose funzionano ancora. Negli ultimi 10 anni quando ai cittadini è stata data la possibilità di esprimersi i cittadini non le hanno volute perché le olimpiadi si sono dimostrate un grande arricchimento per il CIO e un grande impoverimento per le città. Ad esempio a Barcellona, che è stato l’esempio migliore, prima delle olimpiadi è andato in scena un grande esempio di speculazione edilizia“.

Sulle candidatura olimpica si è espresso il Consiglio Comunale Capitolino che, durante la passata gestione Marino, con una mozione d’indirizzo si era detto favorevole a proporre Roma per il 2024. “In consiglio comunale – conclude Capriccioli – non c’è stato nessuno, a parte Riccardo Magi (RI), a chiedere con quali fondi e perché Roma si sarebbe dovuta imbarcare in un progetto del genere”.

Le olimpiadi si sono già inserite nel dibattito politico in vista delle prossime amministrative della Capitale. La candidata al Comune per il M5S, Virginia Raggi, ha appoggiato l’idea di sostenere un referendum che consenta ai romani di decidere sui giochi olimpici: “Vogliamo che siano i romani a decidere sulla candidatura della città alle Olimpiadi 2024, ma vogliamo informarli bene prima – afferma la Raggi nella sua conferenza di presentazione presso la sede della stampa esteraI grandi eventi sono stati spesso sfruttati per prendere risorse e buttarle via. Abbiamo paura che le risorse vengano sperperate in un circuito malato.

FOTO: www.corriereuniv.it

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