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Olimpiadi hi-tech: Rio 2016 e quella tecnologia che non ci abbandona mai

Gps, scosse elettriche al cervello e realtà aumentata: a Rio 2016 gli atleti non arrivano solo col bagaglio pieno di fatica, sudore e allenamenti duri ma anche di qualche “aiutino” super tecnologico. C’è Hykso, dispositivo Gps e accelerometro usato dai team di boxe di Usa e Canada: inserito nei guantoni degli atleti permette di  calcolare esattamente il numero di pugni che sono stati dati durante una sessione di allenamento ma anche la loro velocità, quante volte hanno centrato l’obiettivo e quante no. Un sistema utilissimo, a detta  di Tommy Duquette, ex pugile e co-fondatore della compagnia che ha costruito il dispositivo. Secondo Duquette il sistema permette infatti di capire quanto si è bravi a combattere: più pugni dai, più sei forte. Il dispositivo Gps però non è l’unica chicca hi-tech di Rio.

La cuffia realizzata dalla start-up Halo per esempio, migliora le prestazioni degli atleti utilizzando la stimolazione magnetica transcranica, una tecnica che prevede l’utilizzo di piccole scosse dirette verso aree ben precise del cervello. Il dispositivo, riporta la rivista del Mit Technology Review, rilascia una leggera scossa nella corteccia motoria (l’area del cervello deputata al movimento) e sarebbe in grado di migliorare “gesti precisi” degli olimpici, come l’uscita dai blocchi di partenza o il salto di un ostacolo. Questo perché la stimolazione magnetica transcranica è in grado di far attivare più velocemente i neuroni può aumentare l’accensione dei neuroni. Gli atleti che gareggeranno a Rio dopo essersi allenati con l’aiuto della cuffia saranno Hafsatu Kamara, una sprinter della Sierra Leone, Michael Tinsley, ostacolista della nazionale statunitense medaglia d’argento nel 2012, Mike Rodgers, staffettista Usa, Mikel Thomas, ostacolista di Trinidad e Tobago e Natasha Hastings, una staffettista statunitense che ha vinto l’oro olimpico nel 2008.

A Rio 2016 non manca nemmeno la realtà aumentata, quella alla base dell’ormai famosissimo – e già molto discusso – gioco della Nintendo, Pokemon Go. Il team Usa di ciclismo utilizza infatti degli occhiali speciali che mostrano all’atleta durante l’allenamento la sua velocità, la distanza percorsa, il battito cardiaco e molti altri parametri dell’organismo legati a sensori distribuiti su tutto il corpo. Attraverso questa visuale completa il ciclista può rendersi conto con maggiore facilità di quello che fa con il suo corpo e decidere se rallentare, accelerare, fermarsi, migliorare qualcosa.

Nessuno di questi “gingilli” è vietato dai regolamenti olimpici: l’utilità infatti starebbe proprio nel fatto che questi dispositivi migliorerebbero le performance degli atleti e permetterebbero loro di gareggiare con un quid in più. Molti però, già si domandano quale sarebbe poi lo “stacco” fra gli sportivi che si servono di questi strumenti e quelli che invece scelgono la via tradizionale

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