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Non solo March Madness: ecco la storia del vecchio NIT

Non solo March Madness: ecco la storia del vecchio NIT

Inizia oggi il March Madness, il torneo finale che assegna il titolo di Campione assoluto tra le Università americane nel basket. Il Division 1 Men’s Basketball Championship, questo il nome ufficiale, non è però la prima manifestazione che ha cercato di scegliere un unico campione nazionale all’interno del movimento del basket universitario. Nel 1938 infatti, un anno prima della nascita del futuro March Madness, la Metropolitan Basket Writers Association, aveva fondato a New York il NIT (National Invitation Tournament) con lo scopo di invitare a fine stagione nella Grande Mela le formazioni universitarie che si erano maggiormente distinte durante la stagione e farle sfidare tra loro onde scegliere la migliore sul già allora blasonato parquet del Madison Square Garden.

Sei furono le squadre a confrontarsi in quella prima edizione: nel turno preliminare Temple superò Bradley 53-40 e NYU Long Island 39-37, in semifinale ancora Temple ebbe ragione di Oklahoma A&M 56-55 mentre NYU dovette cedere a Colorado 48-47. In finale finì l’equilibrio che aveva contraddistinto i turni precedenti e l’Università di Temple divenne il primo campione del NIT superando in modo molto netto 60-36 i rivali di Colorado.

Le squadre partecipanti rimasero 6 fino al 1941, quando salirono a 8, per poi crescere progressivamente fino alle 40 del 2002, nel 2007 si fissò il numero alle attuali 32. Nel frattempo era nato anche il torneo finale organizzato direttamente dalla NCAA e per anni le discussioni su quale fra le due squadre vincitrici fosse la più forte imperversarono. Nei primi anni è indubbio che il NIT avesse dei vantaggi rispetto al torneo rivale, che, invitando solo una squadra da ciascuna delle otto macroregioni degli Stati Uniti lasciava a disposizione degli organizzatori del torneo di New York team di altissimo livello, e, non essendoci o quasi all’epoca copertura mediatica nazionale per il basket universitario il fatto che il NIT si giocasse appunto a New York gli dava molta più visibilità del torneo della NCAA, e fino almeno alla metà degli anni Cinquanta si può dire che fu proprio il NIT a godere di maggior prestigio. Solo tra il 1943 e il 1945 la Croce Rossa Americana organizzò una super finale, per raccogliere fondi per sostenersi in quegli anni di guerra, tra le due squadre vincitrici e sul campo sempre prevalsero i campioni NCAA.

Col passare degli anni il Nit però iniziò a declinare a favore delle finali ufficiali, anche per una serie di norme messe in atto dal direttivo della NCAA per favorire, in alcuni casi obbligare le singole Università a partecipare alla loro competizione, e l’allargamento fino a 68 squadre, 32 di diritto per i piazzamenti nelle conference e 36 chiamate da un’apposita commissione, ridotte successivamente a 32 da un turno preliminare tra le otto considerate meno forti per arrivare a comporre il tabellone finale a 64, del torneo NCAA ha portato a un definitivo declino del NIT che oggi in praticasi trova ad assegnare il sessantanovesimo posto tra i college USA.

La manifestazione però sopravvive, nel 2005 è stata acquistata dalla NCAA stessa, che ha così posto fine alle accuse di violazioni delle normative anti trust che gli organizzatori rivali le avevano sollevato in più occasioni.

Naturalmente il fatto che a partecipare al NIT siano solo squadre che non anno ottenuto inviti tra le prime 68 ha provocato crudeli battute nei confronti di ciò che resta della manifestazione, il torneo ha ricevuto vari soprannomi denigratori giocando sulle sulle lettere iniziali: “Not Invited Tournament” “National Insignificant Tournament” “Not Important Tournament” e via di questo passo. Anche i tifosi  quando vedono gli avversari in particolare difficoltà sono ormai soliti alzare il coro “NIT! NIT! NIT!” come da noi si urlerebbe “Serie B! Serie B!”

Tra il 1969 e il 1996 si giocò anche la versione femminile del NIT, rinata poi dopo un anno di sospensione col nuovo nome di WNIT, al contrario della versione maschile però il torneo femminile resta nelle mani di organizzatori privati non essendo stato acquistato dalla NCAA.

A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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