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Non più solo Bale: i Dragoni volano verso un sogno grazie al lavoro di tutti

E’ il minuto numero ottantasei della sfida tra Belgio e Galles, valevole per il passaggio alla Semifinale di Euro 2016, quando Sam Vokes, centravanti dei Dragoni britannici classe 1989, da quattro anni al Burnley e con zero gol all’attivo nel grande calcio della Premier League, batte Courtois e realizza il 3-1; si tratta del gol che chiude virtualmente il match e manda in delirio una nazione intera.
A 141 anni di distanza dalla prima partita di calcio disputata, il Galles si ritrova tra le quattro migliori compagini nazionali in Europa dopo aver sconfitto una delle super favorite per il successo finale, quel Belgio di Wilmots capace di spazzare via l’Ungheria negli Ottavi di Finale dopo una prestazione collettiva superba. Nulla, però, hanno potuto Nainggolan e compagni contro il cuore e l’eccellente organizzazione tattica degli uomini agli ordini di mister Coleman.
E pensare che, in previsione della rassegna continentale, il Galles, all’esordio assoluto nella Fase Finale di un Europeo, era ritenuto da tecnici ed addetti ai lavori non più di una ‘cenerentola’ in gita nel paese transalpino. Troppo poca la qualità a disposizione del ct dei Dragoni, eccezion fatta per la stella Gareth Bale ed il centrocampista dell’Arsenal Aaron Ramsey: questo il pensiero comune.
Inserito in un girone complicato con i ‘cugini’ inglesi, la Russia di Slutsky e la Slovacchia di Hamsik, il Galles veniva considerata la vittima sacrificale del gruppo. Eppure i britannici erano stati in grado di qualificarsi alla Fase Finale della competizione grazie ad un cammino piuttosto positivo, dopo aver neutralizzato gli assalti della Bosnia guidata da Dzeko e Pjanic. Non male per una selezione che nel 2008 perdeva in casa contro la Georgia, tra i fischi assordanti dei suoi tifosi e a fine 2012 era ottantaduesima nel ranking Fifa, dietro nazionali come Armenia, Macedonia e Uzbekistan.
L’Europeo, intanto, inizia e ben presto ci si rende conto che il Galles fa sul serio: due vittorie ed una sconfitta (immeritata e giunta all’ultimo secondo contro l’Inghilterra di Hodgson) nelle tre gare della fase a gironi permettono ai Dragoni di passare il turno in prima posizione. Già con questo risultato, Bale & co. potrebbero tornare in patria da eroi ma decidono di andare oltre. Vittoria e passaggio del turno dopo un sofferto 1-0 contro l’Irlanda del Nord poi il capolavoro contro i fenomeni belgi; dopo l’Islanda, un altro miracolo calcistico ad Euro 2016.
Sono lontani i tempi in cui Paul Bodin sbagliava, contro la Romania, un calcio di rigore che avrebbe permesso l’accesso ad USA ’94, la prima volta alla Fase Finale di un Mondiale, oppure l’umiliante 7-1 ricevuto in una sfida contro l’Olanda alla fine degli anni 90. Il Galles oggi è un’altra realtà, che peraltro non corrisponde più soltanto al nome e cognome di Gareth Bale.
Ogni calciatore con la casacca biancorossa, infatti, scende in campo con un’idea ben precisa su ciò che dovrà fare sul rettangolo verde. Il merito principale, quindi, non può che essere ascritto a colui che siede in panchina: Chris Coleman. Ex terzino destro di buon livello, Coleman arriva sulla panchina del Galles il 19 gennaio del 2012 a seguito di una tragedia enorme: il suicidio di Gary Speed, leggenda del calcio gallese, rimasto in carica fino al novembre del 2011.
Speed aveva iniziato un lavoro importante con la selezione britannica, tanto da essere riuscito a condurre i suoi dal 117esimo al 45esimo posto nel Ranking FIFA nel giro di circa un anno, e Coleman riesce a proseguire alla grande tale percorso.
Dal punto di vista tattico, si parte da una difesa a tre di base, che diventa a cinque in fase di non possesso, con il roccioso Ashley Williams, capitano e bandiera dello Swansea di Guidolin, a fungere da perno centrale e guida nel dettare i tempi ai propri compagni di reparto (Chester e Davies). I cosiddetti ‘tutta-fascia’, ovvero coloro che debbono essere in grado di interpretare entrambe le fasi di gioco trasformando la difesa da 3 a 5 e viceversa, sono l’inesauribile Neil Taylor (Swansea come capitan Williams) a sinistra e Chris Gunter a destra, quest’ultimo con soltanto qualche spicciolo di Premier League alle spalle e tanta Championship in carriera.

Il trio di centrocampo rappresenta il fiore all’occhiello della squadra (a parte il fenomeno Bale), dal momento che Allen, Ledley e Ramsey conoscono il calcio ad alti livelli ormai da diverso tempo. Si arriva, così, alla vera sorpresa della formazione di Coleman, il compagno di reparto in avanti di Bale: Robson-Kanu. 271 partite in carriera e 39 gol all’attivo, non proprio numeri da bomber di razza. Come se non bastasse, poi, Robson-Kanu arriva all’Europeo da svincolato perché nessuno ha voglia di puntare su di lui dopo sette anni al Reading. Il passato non conta, però, ed il centravanti gallese realizza due gol fondamentali; l’ultimo contro il Belgio, poi, anche altamente spettacolare.
Cosa riserverà il futuro al Galles lo sapremo soltanto mercoledì sera, al termine della storica sfida contro il Portogallo del gigante Cristiano Ronaldo; di certo, quanto già compiuto dai ragazzi di Coleman merita una standing ovation mondiale ed un grazie per averci fatto emozionare ancora in questa stagione calcistica dopo il miracolo del Leicester e la favola dell’Islanda.
Senza dubbio, Bale e compagni avranno regalato un sorriso lassù anche al buon vecchio Gary Speed.

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